“Giallo alla svelta” di Gaia Conventi (quarta e ultima puntata)


La giostrina di piazza Municipale, foto di Gaia Conventi

Le puntate precedenti: prima, seconda e terza.

E compagnia cantante…

Il piano era semplice: saremmo andati al Carina, il night di Germano Tedoldi, e la banda che mi portavo appresso avrebbe fatto in modo di distrarre i buttafuori. «Ci accomodiamo in un tavolo centrale – con vista sulle ballerine, aveva aggiunto il Pierfi – e alle undici e mezza voi create un diversivo». E andò più o meno così, per fare numero Giamba portò anche sua sorella Aidi e lei portò Cita, l’amica di sempre. Non sapevo come avremmo gabbato i buttafuori e la clientela, ma la Cita – brutta finché volete ma con una testa degna del Ghilardi della Settimana Enigmistica – aveva le idee chiare: cantare.

«Cantare?», e per un attimo pensai d’aver esagerato con quella faccenda del Ghilardi. Cantare in un night non mi sembrava la soluzione ma poi risultò che mio cugino e gli amici erano ferratissimi in materia. Il ritornello di una canzone di Alfio Finetti, cantautore locale noto a ferraresi grandi e piccoli, fece scattare la molla: gli avventori smisero di badare alla bionde sul palco e anche i ragazzi della security si unirono al coro. Me la svignai come fa il mio cane quando è ora di fare il bagno e presi il corridoio che porta alle camere. La terza porta sulla sinistra, e speravo che il mio cane risultasse all’altezza delle ugole d’oro che avevo portato con me, sentivo gli schiamazzi fin lì. Entrai nella stanza di Marissa e della piccola Ludmilla, e trovai la bambina intenta a colorare un album zeppo di principesse Disney. «È tempo d’andare, sono un amico di Germano e devo farti conoscere qualcuno… Ti piacciono i cani?». «Quelli della Carica dei 101?», chiese lei speranzosa. Eh, i cani funzionano sempre, coi bambini e per attaccare bottone quando cerchi morosa.
Funzionò anche in quel caso. Le feci indossare la vestaglia, le misi in tasca i pastelli – in qualche modo avrei dovuto tenerla tranquilla nelle ore seguenti – e la calai oltre il davanzale, dove Poirot l’accolse leccandole il viso. Il mio fedele pastore belga aveva l’incarico di non far avvicinare nessuno a Ludmilla, prese la cosa così sul serio che in seguito fu difficile spiegargli che non sarebbe tornata a casa con noi, a Milano. Voi che fate tante storie quando i figli vi chiedono d’adottare un cane non avete idea di cosa voglia dire rifiutare a un cane d’adottare un bambino. Poirot mi tenne il muso per giorni.
Poi tornai nel locale e pagai il conto – per fortuna Tedoldi mi ridiede il malloppo, o avrei dovuto saldare l’affitto in lacrimoni e scuse annesse –, tirai per un braccio il Pierfi e gli altri ci seguirono a ruota. Cantarono le canzoni di Finetti fin sulla porta, riuscii a farli smettere solo arrivando al parcheggio. Fu durissima. Nel frattempo le ballerine straniere si erano rivestite e guardavano la platea senza capire cosa stesse capitando: conoscere il dialetto locale non rientrava nelle loro mansioni.

«Adesso Tedoldi farà la sua parte – o almeno lo spero –, stamattina ho avvertito un amico al Marconi di Bologna. Un amico fidato, un amico pulotto con un cane. E non è un cane da tartufi». Quando ricevetti l’sms di Tedoldi risposi come avevamo concordato: Forza Spal, e la nostra tifoseria scortò la piccola Ludmilla in Questura. Il piantone ci guardò come si osserva un nugolo di vespe che ha fatto il favo nel posto sbagliato: «Girondi, ancora tu! E col cane! Ma non te ne puoi restare a Milano, santa pazienza?». Così, mentre spiegavo al commissario Desotgiu che la faccenda mi era piombata addosso come un gavettone a Ferragosto, il mio cane era già stato ufficialmente incluso nella vicenda. Risultando come al solito un eroe. Lui. A me toccò restare in Questura fino a mattina inoltrata, promettendo più e più volte di passare le prossime ferie altrove. Eh, già, e chi glielo spiega poi agli zii?


Via Mazzini (su cui danno le finestre del Pierfi), foto di Gaia Conventi

P.S. Come sanno i lettori che si sono sciroppati Giallo di zucca, per i nomi dei miei personaggi mi ispiro sempre agli amici. In questo racconto il nostro Tedoldi deve il suo cognome a Guido Tedoldi, che saluto e ringrazio per aver preso parte – senza nemmeno saperlo – a questa sarabanda.

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Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

3 responses to ““Giallo alla svelta” di Gaia Conventi (quarta e ultima puntata)”

  1. newwhitebear says :

    Che fai? Commenti? Ma certamente che commento. Finale ingegnoso e ricco di effetti speciali. Immagino la banda che canta Alfio Finetti. Casinisti per natura e per volontà della nazione 😀
    Breve ma interessante giallo ferrarese.
    A quando il prossimo per noi lettori incalliti?

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