“Il Libraio” di settembre 2015 (seconda puntata)

(Qui la prima puntata).

Sarò sollecita nel dirvi del libro di Sollecito. Non credo servano ulteriori presentazioni, e magari non serviva nemmeno lasciargli scrivere un libro.

Ma metti che il problema non sia “Sollecito scrittore” – tutti hanno il sacrosanto diritto di scrivere, e questo spiega il proliferare dell’editoria a pagamento –, qui è proprio la proposta d’acquisto a mettere i brividi.

«Tutto questo è successo a me ma potrebbe succedere a chiunque”. Suvvia, sior Sollecito, non si sminuisca!

E ancora, dallo spottone al libro:

Certo, glielo dobbiamo, e quindi siamo in obbligo di sborsare gli eurini del prezzo di copertina. Ma non è tutto! Difatti, casomai vi fosse sfuggito, siamo inciampati in «Un libro necessario». Tanto che «Ognuno dopo averlo letto potrà dire “questo poteva capitare a me”», lo sostiene Giuseppe Strazzeri, direttore editoriale di Longanesi (da Il Corriere della Sera).
Per fortuna l’editore del libro di Schettino – come racconta la siora Beretta Mazzotta – si limita a essere “a pagamento”. La trovo una motivazione più concreta: una scusa che non scusa, ma almeno ci evitiamo scomode arrampicate su superfici lisce.

Sistemato lo spottone a Sollecito, torniamo alle nostra insiemistica. I lettori de Il Libraio sanno che la parola «mondo» va sempre alla grande e sta bene su tutto.

Chissà se la Rattaro scrive sempre così…

Spottone che introduce la prossima categoria, quella dei complimenti complimentosi.

Non si sa se leggerlo o scappare.

Ohhh… finalmente qualcuno che non si perde in chiacchiere!

L’avrà anche letto?

Quei tre puntini sono un tocco di classe.

Ecco, sì, mica come gli altri.

Ma questo numero de Il Libraio si fa apprezzare anche per il tanto Stephen King. Tanto ma in questi termini:

Al Mirror sono convinti d’aver detto una genialata.

Dice lui.

Dice nuovamente lui, senza sbilanciarsi troppo.

E visto che abbiamo scomodato il re, occorre chiamare in causa le reginette.

Concludiamo questa puntata col solito “senti come suona bene”.

Era una battuta quindi dobbiamo ridere: ah ah ah.

Ok, deve voler dire qualcosa. Deve.

Come anticipavo in un commento sul mio diario di Facebook, non è detto che se qualcosa suona bene sia anche un qualcosa che vuol dire qualcosa. E ora scusatemi ma devo andare alla «ricerca dello stupore», torno lunedì con l’ultima puntata libraiola.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

9 responses to ““Il Libraio” di settembre 2015 (seconda puntata)”

  1. Daniele says :

    Ma che una fascetta presenti la parola “porco” prima della parola “mondo”…

    Ah, in tema di fascette, ieri ne ho vista una curiosa all’Auchan: un libro ce vantava 49000 vendite. Già fanno ridere i numeri alti, ma uno così basso… Chiariamoci, a venderne così tanti io non mi lamenterei nemmeno se fosse un accorpamento coi dati di vendita su Saturno e satelliti, ma non è uno di quei numeroni da “ora mi compro un castello per l’inverno e uno per l’estate”!

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  2. minty77 says :

    Ho notato in questo “Libraio” (che al momento giace sotto il mio gomito sinistro in attesa di essere smembrato e riciclato con la carta) che molti commenti completamente nonsense vengono dalla rivista francese “Lire”. Devono essere dei gran compilatori di fascette base-fuffa, costoro. Altro che Francia-là-dove-la-cultura-viene-tenuta-nel-giusto-peso! 😛

    Ho notato anche che, letti (e sbuffati) i primi due, ogni volta tendo a saltare a piè pari non solo tutti gli strilli messi da quelli de “Il Libraio” a decoro delle presentazioni dei vari libri, ma pure tutti i “Dicono di lui” XD
    La lettura de “Il Libraio” si fa sempre più veloce! 😛

    Se non sbaglio “L’autore più venduto al mondo” è anche “Il più agguerrito difensore delle librerie indipendenti” del numero precedente. Un vero super-boss dell’editoria mondiale! 😀

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    • Gaia Conventi says :

      L’importante è specializzarsi, la rivistucola francese deve essersi specializzata in fuffa. Attività che mi ricorda quella dei becchini del Far West: casse di veloce realizzazione e adatte a ogni genere di clientela.
      Per quanto riguarda l’autore più venduto al mondo, dovrei controllare sul sito de Il Libraio. Dovrei, ma preferisco rimanere nel dubbio. 😉

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  3. newwhitebear says :

    Se Sollecito cerca un riscatto – economico – perché devo farlo io e non lo Stato.
    La scelta dei paroloni per convincere i riottosi come me a comprare qualcosa non funziona.

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    • Gaia Conventi says :

      Queste mosse markettare mi lasciano perplessa. Ok, il libro bisogna venderlo – visto che proprio si è deciso che occorreva pubblicarlo -, ma così si finisce per indispettire il lettore. Non mi sembra una gran trovata.

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      • newwhitebear says :

        è stato lo stesso pensiero nel leggere il libraio. non si può puntare sulla risonanza del suo caso per vendere qualche copia.

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        • Daniele says :

          Immagino che il libro possa vendicchiare, ma per avere l’appeal dei rotocalchi, dovranno aggiungere un po’ di foto: 200 pagine di solo testo vanno pure lette, eh! 😛
          Io di sicuro lo schivo, come ho schivato tutti gli “approfondimenti” del caso: i crimini mi divertono solo se sono finti, in una storia inventata.

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          • newwhitebear says :

            leggere? Non ci penso neppure e nemmeno m’ha sfiorato l’idea. Mi domando in 200 pagine scritte larghe cosa ci può essere di interessante. Anch’io preferisco i gialli inventati, di fantasia. 😀

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