“Per vincere ci vogliono i leoni” di Massimo Felisatti e Fabio Pittorru.

Uscito nel 1977 nella collana “Biblioteca Umoristica Mondadori” – la quarta spiega che «Questa collana […] non è dedicata ai classici, ma all’umorismo italiano contemporaneo», vi lascio perciò immaginare quali altisonanti titoli possa proporre nel 2015 –, lo direi senza alcun dubbio un gioiellino. Uno di quei ritrovamenti libreschi in cui incappi per i motivi più vari e poi ti dici che qualche volta il culo funziona meglio del kindle: per scovare cose così tocca proprio muovere le chiappe e frequentare i mercatini.

È un libro che è finito sugli scaffali di casa mia per amor di campanile: i due autori sono – uno lo era, ma immagino lo rimanga pure da morto – ferraresi. Felisatti è del ’32, Pittorru è del ’28 e ci ha lasciati nel ’95, assieme hanno firmato le sceneggiature di parecchi lavori a puntate. Quando la Rai era mamma nostra e ci faceva vedere roba degna d’essere vista. Ma sono stati anche giallisti, insieme hanno vinto per tre volte il Gran Giallo Città di Cattolica (sezione libri editi). Io una soltanto e per un racconto, vabbe’, ma sapere d’avere qualcosina in comune con questi due geni è comunque una tacca che vado a incidere sul calcio del fucile.

Sperando che il libro sia reperibile da qualche parte – magari ebay aiuta –, ve lo consiglio perché fa ridere, ma non solo, fa pensare. Far ridere e far pensare è faccenda non semplice, non contemporaneamente e non quando l’argomento per molti risulta ancora ostico: il Ventennio e la nostra disfatta militare di quei “bei” tempi. Insomma, Per vincere ci vogliono i leoni – verso tratto da una guerreggiante canzoncina dell’epoca, una delle tante – è un po’ il MASH che percula quegli anni e probabilmente andrebbe letto buttando un occhio al più serio – ma sagace – L’estate degli inganni di Adelchi Battista.
Sono due facce della stessa medaglia, ma col povero Spartaco Cecconi – protagonista scemo, ma anche no, di Per vincere ci vogliono i leoni – si entra, con scarponi di cartone e «otto milioni di baionette», nella commedia all’italiana. E certe scene, tenendo conto del prurito all’inguine e della data di pubblicazione del romanzo, me le vedevo interpretate da Edwige Fenech – che nel ’77 girò La soldatessa alla visita militare e l’anno successivo La soldatessa alle grandi manovre.
Una visione godereccia – ma mai volgare – della sopravvivenza schietta di quell’epoca, e con Spartaco Cecconi – ufficiale no, ma a suo modo certamente gentiluomo – costretto a barcamenarsi tra la sua cieca fedeltà al regime, per quel poco che ne capisce e per quel tanto che la propaganda gli caccia in testa, e la sua propensione all’essere un incallito dongiovanni. Gli alti papaveri dell’esercito e della milizia riuscivano meglio nella seconda impresa, e trovarsi davanti il nostro Spartaco – che manda a memoria i discorsi del duce e che in quelle panzanate ci crede pure – è davvero spiazzante. Sarà dell’OVRA, sarà un cretino, sarà il più grande bugiardo del secolo? In realtà Spartaco è l’italiano medio di quei tempi, un Paperino sfigato che non perde mai il sorriso. L’ottimismo è la sua arma – funziona meglio di quelle famose baionette… – e niente lo può fermare.

Nel frattempo tu leggi le fesserie che combina e ridi, ridi un po’ meno se pensi che certe vicende, certe pericolose cretinate, sono successe davvero. E ancora ne paghiamo il prezzo.
Però si ride, si ride fino alla fine. Magari il sorriso è sghembo, e metti caso che per qualcuno l’argomento sia da prendere ancora con le molle, ma io ho deciso che questo bel libercolo finisce tra le perle rare di Giramenti. Di roba così non se ne scrive più, forse perché occorre saperlo fare. Mettersi in discussione e – santa pazienza! – far ridere. Non è da tutti.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

4 responses to ““Per vincere ci vogliono i leoni” di Massimo Felisatti e Fabio Pittorru.”

  1. Andrea says :

    Gentile Gaia,
    mi piacciono i sorrisi sghembi. Ecco così, per salutarla. E mi piace questa sua recensione, per un bel po’ di cose.
    Buona serata di cuore Andrea

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