La critica letteraria è morta, tutti s’improvvisano critici e io nel frattempo sbadiglio pure con le orecchie…

Ok, la letteratura è morta, la critica non si sente tanto bene e in giro ci sono troppi lettori che s’improvvisano critici. Dici lettori e intendi blogger e gentaglia che lascia pensierini su Anobii, che stronca ad alzo zero su Amazon. Insomma, personcine che leggono e poi ti fanno sapere se il libro gli è piaciuto o se l’hanno scaraventato dalla finestra.

Ora, sia chiaro, ho tentato con tutte le mie forze – i miei sforzi e i miei forse – di leggere articoloni, su carta e sul web, di illustri professori e premiati critici: e mi sono annoiata come un topo in una scatola di plexiglas. Certo mi manca la lucidità di pensiero – magari pure un paio di lauree e altrettanti master – e probabilmente non sono portata per il ravanare in profondità – mai se non sono sicura di scovarci almeno il tesoro di mio nonno buonanima –, quindi la mia noia da recensioni ultra specialistiche, ultra approfondite, ultra e basta, potrebbe essere dovuta – lo è certamente, per carità – soltanto alla mia totale ignoranza in materia. Ignoranza che non vi nascondo, e non lo nascondono nemmeno le ciance che spendo per i libri che leggo. Sono soltanto un lettore, in qualche caso pignolo, ma comunque un lettore come tanti.

Già, però… Però forse è meglio dire che sono un lettore come altri lettori che leggono altrettanto. Se in Italia si legge poco, io faccio eccezione, come chi passa a trovarmi su Giramenti: qui non ci viene chi legge solo l’etichetta della maionese. Insomma, non dico sia il caso di tirarcela, ma facciamo valere quei punti di bonus che ci spettano di diritto: noi leggiamo. Spesso. Sempre. Tanto. Troppo se dobbiamo dar retta al nostro estratto conto.

Detto questo, vorrei far presente ai critici – quelli super, mica gli altri – che immagino possibile, da inguaribile ottimista, poter parlare di un libro senza mettere il lettore nella posizione di a) odiarsi fino allo spasimo per quel sei beccato in terza liceo; b) accendersi una sigaretta e farsi un caffè per arrivare sveglio all’ultima riga della recensione; c) chiedersi se tutta la broda proposta sia opera del puro ingegno o se si sia pagati a cottimo.

Naturalmente esiste un modo per sottrarsi a quella che ritengo un’agguerrita compagnia di felini appesa agli attributi – leggi “una squadra di gattini attaccati ai maroni” – ed è fuggire appena si incrociano blog e pagine culturali che la tengono troppo lunga. Ma pure inciampando in post e articoli che mi costringono a piangere sul vocabolario: se una cosa può essere detta in maniera semplice, sputarmela contro complicandomi la vita pare un metodo – collaudatissimo – per addormentare la mia attenzione e dunque la mia voglia d’approfondire.
Per la serie: hai ragione tu, mi arrendo. E così tocca darvela vinta, cari recensori noiosi, anche quando l’unica reazione davvero intelligente sarebbe lasciarvi un commento che suoni più o meno così: «Il rimescolare calzini, il farlo sulla lunga distanza, non mi convincerà mai a leggere il libro per cui ha speso tante chiacchiere astruse». Se per sapere che un libro è bello – quelli bravi non si prendono la briga di stroncare alcunché – devo prima sorbirmi le elucubrazioni del recensore – ho capito che hai studiato, si vede… – e le sue mille e mille peripezie per allargare i miei orizzonti – infarcendo il tutto con tanto politichese –, allora sto perdendo tempo. Tempo e pazienza, e sono sempre in deficit dell’uno e dell’altra.

Io, da capra ignorante, voglio leggere recensioni che non mi facciano sbadigliare. E se il critico per tenermi sveglia ci deve mettere del suo, ci si metta pure lui, come persona che legge: ma capisco che di Wislawa Szymborska non ne nasce una a ogni cambio di stagione.
Tocca fare senza, ma mai perdonerò gli acculturati raccontalibri che mi hanno annoiata. Peste li colga, e che la dipartita non sia rapida ma lunga e piena d’affanni, come le loro recensioni.

Annunci

Tag:

About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

22 responses to “La critica letteraria è morta, tutti s’improvvisano critici e io nel frattempo sbadiglio pure con le orecchie…”

  1. Daniele says :

    A volte, si confonde la serietà con la seriosità 😛 dal mio punto di vista, una recensione dovrebbe
    1 – evidenziare con onestà le caratteristiche di ciò che viene recensito
    2 – farlo con capacità di sintesi e/o in modo frizzante (non necessariamente comico, ché non tutto si presta)
    3 – presentare un’opinione personale del recensore, così mi diverto a giocare al criminologo profiler per capire se, date le presunte differenze tra me e il recensore, quella roba faccia per me
    (4 – avvisarmi se il recensore è amyketto di chi ha prodotto il libro/altro recensito: non sono contro la pratica di parlare bene del lavoro di amici quando lo merita, ma voglio poter calcolare la tara 😛 per estensione, se chi recensisce è fanboy/fangirl del recensito, voglio saperlo, ché è come esserne amici, anche se solo nella testa del recensore 😛 )

    Indubbiamente è dura, recensire qualcosa e farlo in modo non noioso. L’unica è mettercisi con metodo e sperimentare per cercare di migliorarsi 🙂

    Mi piace

  2. Natascia says :

    grande! bisognerebbe farne un manifesto e affiggerlo in ogni dove

    Mi piace

  3. Demart81 says :

    Vale per qualunque scritto saggistico, ritengo

    Mi piace

    • Gaia Conventi says :

      Temo di non aver capito. Cos’è che vale per ogni scritto saggistico?

      Mi piace

      • Demart81 says :

        Il tuo discorso sulle recensioni

        Mi piace

        • Gaia Conventi says :

          Ah, dici che tutte le recensioni che trattano di saggistica sono pesanti e tirate come lo scotch?
          Può essere, ma ricordo d’averne lette alcune di Guido Vitiello e d’essermi divertita parecchio.

          Mi piace

          • Demart81 says :

            No, dico che la saggistica in genere è pesante, involuta e intenzionalmente criptica come le recensioni di cui parli

            Mi piace

            • Gaia Conventi says :

              Ahhhh… allora stiamo toccando un argomento differente, ma la parentela c’è.
              Come si intuisce dalle brutte recensioni che piazzo qui, qualche saggio è passato pure sul mio comodino. Però scelgo saggi adatti a me, sia chiaro, anche nel tentativo di capirci qualcosa. Quindi roba storica, soprattutto, ma anche stramberie come il saggio sulle parolacce o trattatelli d’umorismo (notevole Heil Hitler, il maiale è morto! Satira e comicità nel Terzo Reich di Rudolph Herzog). Uno che con la saggistica se la cavava egregiamente era Cipolla, convinto – come Einstein – che una cosa l’hai capita davvero solo se riesci a spiegarla a tua nonna. Però, ribadisco, scelgo sempre saggistica che possa essere recepita da lettori – io, intendo – con capacità un tantino limitate. 😉

              Mi piace

  4. mosco says :

    e poi ci sono recensori puntigliosi che la fanno luuunga, addirittura a puntate, ma che è sempre troppo corta: Pippo Russo ad esempio. Non mi stancherei mai di leggerlo: sempre più interessante dei libri che recensisce.

    Mi piace

  5. ilcomizietto says :

    Citare la Siora Wisława è scorretto, Gaia. Come puoi paragonare un critico recensore con la Siora Wisława?! È come paragonare un castello di sabbia con una piramide. Sempre costruzioni sono, ma hanno qualcosina di diverso. 🙂

    Detto questo, ho la fortuna di non imbattermi in recensioni noiose e pompose critiche letterarie. Ignoranza, pigrizia e un poco di buon senso me le tengono lontane. Ma so di cosa parli. A volte qualcuno pensa di essere arguto con un linguaggio inutilmente pomposo, e sottolineo *inutilmente*. Potrebbe essere il tema per una tua rubrica. Dopo i tramisti, i critici noiosi. :-> Da leggere prima di coricarsi.

    Mi piace

  6. Mario Borghi says :

    Personalmente diffido da qualsiasi recensione che non contenga almeno un “mitopoietico”.

    Mi piace

  7. minty77 says :

    Quando mio nonno materno buonanima era ancora dei nostri, leggeva un noto quotidiano (unicamente perché così aveva in allegato la cronaca locale) e quando lo andavo a trovare, il sabato, mi regalava l’inserto sui libri.
    Da giovane pischella universitaria avida di cultura, lo leggevo da cima a fondo e mi mettevo pure via gli articoli dedicati a libri potenzialmente interessanti (questa è una deformazione che ho ancora. Solo che adesso la esercito su “Il Libraio” XD). Soltanto molti anni dopo, rileggendo certe cose, mi sono resa conto dell’inveterato trombonismo e dei bidet di-scambio che saltavano fuori a volte da quelle pagine. Vabbè, meglio tardi che mai. L’importante, prima o poi, è rendersi conto che pure il critico va sottoposto a critica. Severa 😛

    Mi piace

    • Gaia Conventi says :

      I bidè editoriali esistono da tempo, ma direi che ora li si nota a colpo d’occhio. Tanto che, a forza di notarli, si finisce per non notarli nemmeno più, si passa oltre.
      Sono come una mosca nel piatto quando stai mangiando una vellutata di cavallette, non puoi dire che fa schifo: la sposti sul bordo, ecco tutto. 😉

      Mi piace

      • Daniele says :

        Ciao Gaia, sono Daniele Borghi, quello di “Macchie d’inchiostro”
        Nel mazzo dei rompiballe ci sono anch’io?
        Mi piacciono le polemiche, se c’è qualcuno con cui litigare (ma solo per i romanzi, intendiamoci) … sono a disposizione.

        Mi piace

        • Gaia Conventi says :

          Strana questa tua domanda, linko mensilmente le tue recensioni sulla pagina Facebook di Giramenti. Basta come risposta?

          Mi piace

          • Daniele says :

            Adesso che lo so basta e avanza, grazie.
            Prima non lo sapevo, oggi sono capitato su Giramenti per caso e sono un po’ extrasocial perchè non uso nè facebook nè twitter, solo qualche giretto su linkedin, ma a piccole dosi.
            Comunque grazie per la risposta e anche per la “diffusione”.
            A presto
            Daniele

            Mi piace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: