“Piccoli suicidi tra amici” di Arto Paasilinna (trad. Maria Antonietta Iannella e Nicola Rainò, postfazione di Diego Marani).

Dovessi parlarvene bene, direi che il cartoncino della copertina è fantastico. Zigrinato, piacevole al tatto… E dovrei fermarmi lì. Già. Altri pregi, ahimè, non riesco a trovarceli. Non nella narrazione – lenta, noiosa, un testo che sembra scritto in maniera facilitata per deboli di comprendonio – e nemmeno nel formato editoriale. Partiamo da quello e leviamoci subito il pensiero.

Iperborea ha deciso di distinguersi dal resto del reame cartaceo adottando un formato assai riconoscibile, peccato sia difficile da maneggiare. E con “maneggiare” intendo “leggere”. Andrà bene per chi assaggia dieci pagine alla volta, ma io sono un lettore da cento pagine a botta: e non posso farmi venire l’artrite deformante per leggere Paasilinna. Mica perché il sior Arto mi stia sulle balle, è che non posso in generale.
Vediamo quindi di capire le dimensioni astruse di questo formato cartaceo, un formato che dovrebbe farvi immediatamente rivalutare la versione ebook. Dunque, il libro in questione è 20x10x2 centimetri, praticamente un menù da gelateria con un mucchio di pagine. Questo suo essere smilzo – ma dal dorso pasciuto – crea problemi a mantenerlo aperto. Davvero, credetemi, le pagine si ribellano a ogni azione meccanica. Salvo, forse, il lancio dalla finestra. Non ho ancora provato ma non dubito di levarmi la soddisfazione.
Quindi più pagine leggi e più gli ossicini delle dita scricchiolano. Non basta averlo pagato sedici euro, questo libro devi pure domarlo come un cavallo da rodeo. Ora, sia detto, ho scandagliato il web per capire se altri si fossero lamentati di tale difficoltà nel maneggiare l’oggetto libro. Pare che nessuno dica nulla a riguardo, quindi devo essere l’unica lettrice imbranata che ha mai preso in mano un volume edito da Iperborea. Me ne faccio una ragione e la pianto di rompere.

Veniamo infine al testo – alla postfazione di Diego Marani non ci sono arrivata, anche memore di questo piccolo trascorso tra noi –, già vi anticipavo che a mio modesto avviso c’è un che di doposcuola nel modo di scrivere di Arto Paasilinna: così anche i duri di crapa ci arrivano. Non posso dire sia colpa della traduzione, non ho alcuna prova a riguardo. Ho però qualche annotazione da fare all’editing: «una persona non vede più nella vita nulla che gli possa piacere» (pagina 65) ha qualquadra che non cosa, ma anche «Una ventina si alzò dai tavoli, il tipo con la gabbia in testa, e abbandonò la sala alla chetichella» (pagina 74) ha il suo bel da dire: vi stupirà sapere che il tizio non ha la gabbia in testa; è soltanto un tale che, in testa al corteo che lascia la sala, porta con sé una gabbia. Dai, ammettetelo, l’idea del tale che sfoggia una gabbia a mo’ di cappello vi aveva vagamente estasiati…

Della trama posso dirvi che l’idea non è male: due suicidandi si ritrovano – stesso posto, stessa ora, stesso proposito – e fanno amicizia. Avendo per qualche tempo abbandonato il pensiero di farla finita, decidono di mettere un annuncio per cercare altri colleghi col medesimo hobby. Seguono scene on the road a raccattare ‘sto catalogo di personaggi con ottimi motivi per volersi levare di mezzo. Ovviamente il tutto è condito da umorismo nero e battute sulla dipartita. Dopo le prime dieci pagine – senza aver mai riso, nemmeno per sbaglio – stavo per abbandonare la ciurma. A pagina settanta mi sono chiesta se il romanzo sarebbe mai decollato, a pagina centonovanta ho deciso di non avere altro tempo da dedicare ai piccoli suicidi – tirati per le lunghe – di Paasilinna.

Non dico sia un brutto libro, non dico sia illeggibile. Ma se incontrassi il sior Arto per strada fingerei di dovermi allacciare le scarpe: fargli i complimenti sarebbe durissima.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

26 responses to ““Piccoli suicidi tra amici” di Arto Paasilinna (trad. Maria Antonietta Iannella e Nicola Rainò, postfazione di Diego Marani).”

  1. anna carbone says :

    no, no, non sei l’unica, anch’io ho comprato una volta un libro Iperborea e ho avuto difficoltà a maneggiarlo (e pure il mio contava le sue belle 656 pagine).

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  2. Daniele says :

    Non ho ancora mai preso un Iperborea: quando li vedo penso “che carini!” poi controllo il prezzo e penso “che cari!”
    Almeno credo, rimasi scioccato dal prezzo più di 10 anni fa, ero più squattrinato, e non li ho più girati per vedere quanto costassero 😛

    Dai passaggi che citi, non mi sembra una lettura facilitata, anzi: mi sembra tremendamente ambigua! Non so se sia per la traduzione o che, comunque doversi fermare a fare l’analisi logica per capire cosa ci sia scritto, è un difettuccio mica da poco, eh!
    Sul fatto che la tiri per le lunghe con la trama principale: ha un che da film on the road degli yankee, secondo me nemmeno si suicideranno, alla fine 😛

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  3. Alessandro Madeddu says :

    Ho comprato un romanzo di Arto Paasilinna un annetto fa e non sono riuscito a finirne la lettura. Proprio non è nelle mie corde. E ciò che ho trovato fastidioso in quel romanzo (di cui non ricordo il titolo) era proprio quell’esibito senso dell’umorismo che senso dell’umorismo non mi è parso. Sarà che il senso dell’umorismo varia con la geografia oltre che con il tempo e le lingue…

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  4. Andrea says :

    Buon giorno gentile Gaia.
    Belle le foto giramenti, belle facce, lo so questo è un altro post, ma di questi tempi sono pigro, metto tutto qua.
    Iperborea mi ha sempre respinto, anch’io mi sono detto spesso: ” Ma che libri strani, chissà se sono anche belli”, li ho maneggiati per qualche minuto, poi alla fatidica lettura dell’incipit; via a gambe levate. Eppure gli argomenti sembrano sempre interessanti, ma c’è sempre qualcosa “che non qualquadra”. Boh d’ora in poi avrò qualche senso di colpa in meno per non aver mai letto un libro Iperborea.
    Una buona giornata Andrea
    PS vado a vedere le foto di Arto.

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    • Gaia Conventi says :

      Andrea, lieta di risentirla! Ha visto che sorrisoni abbiamo nelle foto del pranzo di Giramenti? Be’, sì, ci siamo divertiti. Non c’è trucco e non c’è inganno, sono tutti sorrisi veri. E le dirò che, pranzo dopo pranzo, le cose vanno sempre meglio. Ci si sente davvero in famiglia.
      Per quanto riguarda Iperborea, ho letto questo libercolo perché invitata a un gruppo di lettura. In quella serata ho tenuto il mio solito show, raccontando cosa scrivo e cosa combino. Però i lettori avevano pure da leggere il libro di Paasilinna, e a me non piace fare la parte della principessa sul pisello: dunque mi sono presentata col mio Paasilinna e una copia stampata – in anteprima – di questa recensione. Avevo un buon motivo per acquistare il libro in questione, ma avevo pure ottimi motivi per dirne male. 😉

      Buona giornata!

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  5. mosco says :

    non le hai lette sul web le mie lamentazioni sul formato Iperborea ma potresti chiedere alle mei libraie. Ci siamo piante sulla spalla reciprocamente un paio di volte. Sì, solo un paio, perché poi ho comprato un e-reader.

    Ricordo di aver letto da qualche parte(*) che fu scelto in quanto uguale alla forma del mattone di cotto, una delle cose più maneggevoli inventate dall’uomo. E infatti sono veri mattoni e leggerli a letto è impossibile.

    Il loro catalogo invece mi piace, ho letto diverse cose pubblicate da loro e una buona parte mi sono piaciute. Sarà che sono nordica inside, che le atmosfere introspettive e i paesaggi del grande nord mi piacciono e incuriosiscono, che soffro più il caldo del freddo e che molti vanagloriosi scrittori del nostro piccolo sud mi hanno sfrucugliato i cabasisi da un bel po’. Tra l’altro Iperborea si avvale di una brava traduttrice dall’islandese: Silvia Cosimini e in Islanda, prima o poi, ci devo arrivare!

    Paasilinna? boh. “L’anno della lepre” mi era piaciuto, un bel po’ di tempo fa però, ora non saprei. Ebbe un discreto successo, temo che ora pubblichino di suo anche la lista della lavanderia.

    (*) ecco dove l’ho letto, ovviamente:
    http://tinyurl.com/hnqk249
    come vedi per una serie di motivi, alcuni un po’ spocchiosi a mio modesto avviso.

    la mi scusi lo sproloquio, siora parona del blog!

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    • Gaia Conventi says :

      Siora cara, potrò mica sproloquiare da sola? E quindi ben venga la compagnia sproloquiante!
      Ho visto il fatto del mattone e di tutti i blablablà relativi al formato. Sono belle cose, ma sono cose da ditino alzato sorseggiando il tè. Però, si sa, io sono proprio una bestia. 😀

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  6. ilcomizietto says :

    Io ho rifilato un iperborea proprio ieri fra i libridimmerda. Confermo che il formato non invoglia. (Gli altri due che ho preso li ho dispersi a Bologna. Pesavano troppo per arrivare fino a casa.)

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    • Gaia Conventi says :

      Mmm… sembra proprio che quel formato editoriale – seppur figo fighissimo – non sia poi così comodo. 😀

      *Hai fatto bene a lasciare i libridemmerda a Bologna, noi la cultura la facciamo viaggiare!

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  7. minty77 says :

    Ma che bell’omino, il nostro Arto! °_°

    Nella vita ho letto diversi libri di autori scandinavi e nordici-in-genere, sia gialli che no, ma se devo essere onesta forse l’unica che mi abbia mai convinta al 100% è Astrid Lindgren, la “mamma” di Pippi Calzelunghe (libro che, nella fattispecie, non ho letto, perché la Pippi mi sta sugli zebedei fin dai tempi del telefilm famoso. Ma ho letto altro XD). Negli altri casi… meh! Quando non peggio! 😛
    (Comiz, ti sei poi letto “Uomini che odiano le donne”? :D)
    E’ poi vero che mi mancano ancora grossi nomi della letteratura del nord, ma, come dire, ormai sono abbastanza cauta e sospettosa, in proposito (e non si può dire che i miei siano pregiudizi pregressi verso gli scandinavi, visto che uno dei miei libri ‘culto’ dell’infanzia era dedicato alle storie del Kalevala °_°)

    Comunque, ho ricevuto il mio primo libro edito Iperborea solo 15 giorni fa, tra l’altro proprio regalato da un paio di loschi personaggi della combriccola ‘giramentica’ (maddai! ;D). E sempre di roba del Nord trattasi (ovviamente) essendo le Fiabe Lapponi da aggiungere alla mia collezione di libri di favole dal mondo. Ti farò sapere se riuscirò a leggerlo o se mi verrà l’artrosi alle dita! 😀

    Registro, in ogni caso, che il formato Iperborea ha i suoi cultori: spesso ne ho sentito parlare in termini entusiastici da certi lettori. Quelli magari che amano essere un po’ alternativi… ;D
    Io non saprei che dire, la cosa mi lascia abbastanza indifferente (anche perché non ho ancora mai provato a maneggiare un loro volume). Di tutto il catalogo Iperborea mi intrigano soprattutto i libri di Björn Larsson sul pirata Long John Silver. Ma ancora non mi sono convinta a comprarli. Vedrò come va con le Fiabe Lapponi – anche dal punto di vista meccanico XD – e poi ci rifletterò.

    Ad ogni modo, leggendo il sito Iperborea, ho trovato interessante questo:

    Perché la gabbia interna (ovvero la lunghezza delle righe, di 7,5 cm) […] riposante per gli occhi che non si stancano a passare dalla fine di una riga più lunga all’inizio di quella successiva. Quindi a rendere la lettura più piacevole e meno faticosa.”

    Tradotto: ti devasti le dita per non stancarti gli occhi! XD

    Comunque, seguiamo pure il loro consiglio, eh!

    Nota bene: aprite bene il libro, anche con violenza, “squartandolo”: sono tutti cuciti e non si sfaldano.

    Se proprio ce lo raccomandano così caldamente… ^^;

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    • Gaia Conventi says :

      Il trucco è leggere dieci pagine per volta e mai di più.
      Poi mettere le mani a riposo fino al giorno successivo, meglio se in guanti di lana che possano garantire una muscolatura calda e pronta allo sforzo di aprite bene il libro, anche con violenza.

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  8. Cecilia says :

    Mi segnalano questo articolo, e mi permetto di trillare stonata nella pletora di commenti assertivi.
    Il libro basta aprirlo, o squartarlo, come ha detto qualcuno. Concordo che sia duretto se appena schiuso, e scomodo da reggere in quel caso. Basta divaricarlo un po’, e tutto si risolve. Senza contare che la riga corta aiuta davvero la fluidità di lettura.
    Quanto alla scrittura, la storia ecc, mi limiterò a dire che son gusti. Io ho tanti iperborea, amo molto i nordici (escludendo i gialli alla Larsson che non mi hanno mai svegliato alcunché), ho vissuto in quelle terre e forse per quello li capisco più di altri. Sinceramente non condivido nemmeno mezza parola della recensione, la prima impressione è che ci sia una grossa incomprensione di base (del tema in primis, e delle scelte stilistiche di conseguenza). Certo è una lettura impegnativa – ma di Fabio Volo ce n’è già abbastanza. Il bello di Iperborea è il coraggio della settorialità: io so che con un Iperborea non sbaglierò quasi mai, e altri sapranno di non sbagliare a evitarla come la peste.
    Una cosa contesto decisamente invece: per recensire un libro bisognerebbe a mio avviso finirlo.

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    • Gaia Conventi says :

      Essendo nuova del posto, probabilmente non hai colto che qui non si fanno recensioni. Solo chiacchiere da bar. Anche per libri non terminati e per un motivo sacrosanto: questo non è un blog serio. Qui si fa satira editoriale.

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