“I veleni della famiglia Borgia” di Mario Puzo e Carol Gino (trad. Matteo e Gianni Montanari).

Ok, lo confesso, ogni tanto prelevo un libro borgiano dalla mia vasta collezione con l’unico intento di sbertucciarlo. La domanda è sempre la stessa: quante pagine dovrò sciropparmi prima di incocchiare una chiavica? In questo caso ne bastano 50, poi arriva la vaccata assoluta e andare oltre diventa impossibile.

Così ho benedetto il gesto anarchico di Bettina – Bettina è l’ultima felina arrivata in famiglia –, la quadrupede cicciosetta ha schiodato il libro dal comodino e si è fregata il segnalibro. Diciamolo un malanno risolutivo: ho recuperato il libro da sotto il letto e ora me lo rimiro: sta sulla scrivania e attende d’essere registrato al BookCrossing. Perché, lo ammetto, questo volume ad alto volume – che sbraita… e poi vi dirò cosa – sul mio mobilio non ce lo voglio più. Prende posto, dopo essersi già preso una bella dose della mia pazienza.
Insomma, dal tizio che ha partorito l’idea che ha tenuto a battesimo la mia saga cinematografica preferita – quella de Il padrino – mi sarei aspettata un pochino di buonsenso. Non dico di buongusto, quella è roba che non fa vendere libri. Ma allora, vi starete chiedendo, cosa minchia c’è in ‘sto coso di carta? Quale minchia di minchiata ci hai trovato che già non avessi beccato in uno dei tanti altri libri borgiani che ti sei cuccata negli ultimi anni?

Allora, tocca fare un pistolotto chiarificatore: torniamo col teletrasporto alla vicenda del primo marito imposto – ma era cosa normale, non stiamo a scomodare la Boldrini – alla nostra Lucrezia Borgia. Si trattava di Giovanni Sforza, conte di Pesaro. Imparentato con Ludovico Sforza – ma a dirlo il Moro facciamo prima –, erano tempi in cui imparentarsi coi milanesi pareva cosa buona e giusta. Qualche anno dopo – Giovannino di Pesaro era un boccone poco appetitoso per papa papà Borgia, il bischero sapeva di poter ottenere di più con quell’esca: la solita Lucrezia – il matrimonio fu annullato. Come? Semplice, bastò dire che mai era stato consumato – Giovannino si beccò un complimentone: era impotente – e poi, prima d’essere promessa a lui, la piccola Borgia era già stata in trattative con un altro bellimbusto – era Gaspare d’Aversa, conte di Procida – e quindi vuoi una cosa, vuoi l’altra – e ribadendo che Giovannino aveva problemi d’alzabandiera – il papa papà rimise la figliola sulla giostra degli intrighi matrimoniali.
Chiaramente Giovannino Sforza fu costretto a firmare una noterella che lo additava come “quel frescone che nemmeno se guarda YouPorn…” – toccava decidere se salvare l’onore o salvare la vita – e da lì le sue successive maldicenze nei confronti dei Borgia: tutti si scopano tutti. Cosa che è arrivata fino a noi e che tanto piace ai romanzieri borgiani da spiaggia. Incluso Puzo, e la moglie che ha completato il libercolo mentre lui già era passato a miglior vita.
Perciò, ribadiamolo, Lucrezia affermò d’essere ancora vergine dopo il primo matrimonio – la verginità ha spesso fatto miracoli: è andata e tornata al momento giusto –, Giovannino ha ammesso – coltello alla giugulare – di non aver mai sfiorato la sua consorte, il papa papà ha ampiamente istruito i giudici canonici a riguardo – così è e poche pippe – e ha messo il suo bollino blu sull’inghippo.

Ma poi inciampo in quella che – lo dice la mia nota a matita – ho chiamato “1° cagata”. Lo so, non è professionale, ma tenete presente il mio disappunto. E poi si sa che non brillo per eleganza, mai avrei potuto fingermi fashion blogger.
Quindi, eccoci negli appartamenti dei Borgia, con Lucrezia promessa sposa di Giovannino Sforza da Pesaro. Papino – papa papà Borgia – chiede alla figlioletta se ella conosca cosa ci si aspetti da lei la prima notte di nozze. Lei nicchia e dice di saperne poco. È quindi logico che paparino – per non sfigurare? Per sciupare l’effetto sorpresa a ‘sta stronzona? Perché è un maniaco sessuale? – faccia quanto segue.

Siamo a pagina 51 e papa papà Borgia chiede ai due figli – Giovanni e Cesare – chi dei due si prenda l’incomodo di saltarle addosso. I due lo guardano come si guarda un cretino – più o meno la mia espressione leggendo la “1° cagata” –, dunque il papa papà spiega le cose in questa maniera.

Già, quando le Sacre Scritture non tornano subito utili, meglio tirare fuori gli Egizi dal cilindro. Il coniglio no, non è ora di pranzo.
Ma quale sarà il recondito motivo per questa asta – e quando dico asta… – familiare? Semplice, cari loro…

Ebbene sì, nel dubbio che la piccola maiala Lucrezia possa uscire innamorata cotta dalla sua prima notte di nozze – facendo quindi un grande sgarbo alla dinastia che le ha dato i natali –, il papa papà pensa bene di fare tutto in famiglia. E se non c’è cosa più divina che trombarsi la cugina e più agognata che trombarsi la cognata – così recitano i detti popolari –, figuriamoci ingropparsi la sorella.
Faccenda che, diciamolo, Lucrezia prende bene. E quando dico prendere… e vabbe’, ma chiede anche di poter avere compagnia.

Così, nella scena seguente, il papa papà sarà lì a fare il tifo. Anzi, vi dirò di più, vedendo il figliolo in difficoltà – daje che prima ci vogliono due carezze o pare ‘na roba brutta! –, con la manona dirige la manina di Cesare. Insomma, a suo modo partecipa. Tanto che rischia di dare di matto e di partecipare in prima persona, ma lo pensa soltanto. E si sente in colpa. Un pochino, almeno.

Ma direi che quello a doversi sentire in colpa è proprio l’autore, perché questa fregnaccia non ha senso. Non lo ha a livello storico, qui stiamo parlando di “merce” da trattare coi guanti: se l’antico vaso andava portato in salvo, l’antico viso – per non dire del resto – di Lucrezia Borgia andava portato all’altare come mamma – Vannozza Cattanei – l’ha fatto. Vergine che più vergine non si può, tanto da essere tale anche saltando dal primo al secondo matrimonio. E Puzo si perde a raccontarmi una cretinata del genere? Ma per piacere, fatelo tornare per trenta secondi dall’aldilà che ho bisogno di sputargli in un occhio.
Nulla da dire quando uno scrittore decide di romanzare la vita di un personaggio storico, ma così è troppo. Così è soap da poveracci.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

9 responses to ““I veleni della famiglia Borgia” di Mario Puzo e Carol Gino (trad. Matteo e Gianni Montanari).”

  1. Daniele says :

    A ha ha ha ha! X°D

    (Accarezza il gatto, seduto sulla poltrona)

    E così ci rivediamo, fantatrash a sfondo storico… quindi, per papa papà paparaparapapapa Borgia, non c’è cosa più bella che trombarsi la sorella?
    E lui che guarda, per garantire alla figliola la corretta certificazione ISO 9000 sulle deflorazioni? 😄

    “Va bene, papi, me la faccio col bro’, ma voglio una borsetta nuova e la limited edition della Barbie”

    Sei sicura di non voler leggere il resto? Forse, prendendolo come libro comico…
    Ma tu pensa alla faccia del traduttore 😄

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    • Gaia Conventi says :

      Di stronzate sui Borgia ne ho lette – e catalogate – parecchie, ma questa va oltre. Qui siamo proprio al filmetto hard fatto in casa: tutto in famiglia e che bel parapiglia!
      Qualcuno avrebbe dovuto fermare le rotative: «Stop!, stiamo per far ridere i polli». E invece no, niente, avanti a tutta forza, come il Titanic.

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      • minty77 says :

        Qui siamo proprio al filmetto hard fatto in casa: tutto in famiglia e che bel parapiglia!

        Mi raccomando, non leggere mai il fumetto “I Borgia” di Manara/Jodorowsky, eh! ^_^;
        Che, a quanto leggo su Wikipedia, al confronto Puzo è un fraticello pudico…

        (Puzo che scrive le storielle sconce su Lucrezia Borgia e il parentado. O tempora, o mores! °_°)

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  2. mosco says :

    Ma QUEL Puzo? oh my god!

    (OT: sapevi che anche le streghe beccano il colpo della strega? mi muovo sciolta come frankenstein, ululando. uff.)

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    • Gaia Conventi says :

      Sì, è proprio lui. E certo dei morti non si dice mai male, però… 😉

      *Che mi combini col colpo della strega? Sei a riposo? Ti mando un tramista a farti un massaggino?

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      • mosco says :

        altroché a riposo: ieri non riuscivo nemmeno a infilarmi le mutande. E vista la stagione (e l’età) non mi pare il caso di girare con le chiappe al vento.

        oggi va un po’ meglio, quindi eviterei di scomodare il tramista, grazie del pensiero 😀

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    • minty77 says :

      (OT: sapevi che anche le streghe beccano il colpo della strega?

      L’ho scoperto anche io quest’anno, ai miei danni: i primi due giorni non riuscivo neanche a scendere dal letto… -__-
      Per quello in questi giorni, avvertendo qualche doloretto in zona, sono corsa ai ripari cospargendomi di cremina antalgica. Per ora la schiena tiene (e io profumo come un cesto di canfora…). Speriamo bene °_°

      Consorella, ti compiango. Non è un disturbo divertente. Guarisci presto! :°-|

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