“I rivali di Sherlock Holmes. Il meglio dei racconti gialli 1891-1914” a cura di Hugh Greene (trad. Marisa Caramella).

Questo libro è affascinante e smaccatamente démodé, anche nell’editing. Di cui vi dirò. Cominciamo citando l’introduzione del curatore e presentando gli autori chiamati in causa.

«Gli anni fra il 1891, quando le “Avventure di Sherlock Holmes” cominciarono ad apparire a puntate sullo Strand Magazine, furono un buon periodo per gli scrittori di racconti polizieschi. Esistevano tutte le circostanze favorevoli allo sviluppo del talento di questi scrittori: lettori interessati e editori disponibili» (pagina 3). Eccoci allora catapultati a Londra – strade malfamate, spie, ladri di gioielli… – e nelle dimore di campagna dei signorotti azzimati, con loschi figuri celati nell’ombra e antiche maledizioni che incombono. Racconti dove la ferrovia è il mezzo di trasporto più veloce e gli inseguimenti in carrozza rientrano nelle scene da brivido. E fa strano pensare che Sherlock Holmes non fosse l’unico tizio scafato di quei tempi, ché qui, davvero, di tipi in gamba se ne incontrano parecchi.

Gli scrittori presenti nel volume vanno da Max Pemberton, che fondò la London School of Journalism nel 1920, ad Arthur Morrison, che lavorò al National Observer assieme a Rudyard Kipling – il sior Libro della giungla, Nobel per la letteratura nel 1907 –, J.M. Barrie – il papà di Peter Pan –, Robert Louis Stevenson – il tale del dottor Jekyll, tanto per capirci – e Thomas Hardy, autore di Via dalla pazza folla.
Troviamo poi Guy Boothby, Clifford Ashdown alias Richard Austin Freeman, il creatore del dottor John Thorndyke, considerato il primo medico della scientifica della letteratura gialla; Elizabeth Thomasina Meade Toulmin Smith – ma sulle copertine la si trova come L.T. Meade –, autrice assai prolifica di racconti polizieschi a soggetto scientifico e di libri per signorine – passatemi il termine, serve a sbrigare le pratiche –, c’è poi William Le Queux – console onorario alla Repubblica di San Marino, un tizio dedito ai viaggi e allo spionaggio –, Emma Orczy – che deve la sua fama alla saga della Primula Rossa –, William Hope Hogson – atleta e scrittore, piaceva un mucchio a Lovecraft – e infine Ernest Bramah Smith, che inventò il personaggio del detective cieco Max Carrados. E così li abbiamo presentati tutti.

Bisogna ammettere che Hugh Greene, il curatore del volume, ha scelto roba apprezzabile. Mediamente i testi sono di buon livello, nelle antologie non succede spesso. Stabilito questo – e credetemi, è un libro interessante e vale la pena spenderci un paio d’ore – tocca dire che ci sono anche delle pecche.
Trattandosi di un’edizione tascabile – Bompiani, 1996 – il testo sfida gli orbi, e le trecento e sbrisga pagine bisogna tenerle aperte con le tenaglie. O forse comincio ad avere una certa età e devo convertirmi agli audiolibri. Ma se per questa cosa posso solo incolpare le mie primavere, resta da capire con chi prendersela per la scelta stilistica nel trattare gli articoli a fine riga. Come potete constatare qui – trattasi di quei precisini dell’Accademia della Crusca –, ci sono tre modi di risolvere il problema: il terzo – quello che «produrrebbe una sequenza inaccettabile in italiano» è il metodo adottato in questo tascabile Bompiani. Una faccenda a cui non ero più abituata, lo ammetto. Probabilmente era dai tempi delle elementari che non mi succedeva di correggere mentalmente lo articolo leggendo un libro.
C’è poi qualquadra che non cosa anche nella «piazza rotonda» di pagina 27: poco dopo si scopre che «era proprio come aveva detto lui: la piazza era triangolare». O nell’aldilà (ad esempio a pagina 71: «è aldilà della mia comprensione») che qualche volta è scritto così e in altri racconti, e senza mai intendere l’oltretomba, in maniera differente: al di là. Vale quindi la pena fare un salto dagli amici della Treccani per farsi dare una dritta. Il trucco sta nel ricordare che al di là dell’aldilà la capra campa.
Concludo le mie rimostranze col «Possono asicurarvi che» di pagina 218, sarebbe un posso assicurarvi che ma si era troppo presi dal sistemare l’articolo – lo articolo – alla fine di ogni riga per prendersi altre brighe.

Ma, ribadisco, nonostante le piccole pecche, il volume è una lettura che non dispiacerà agli appassionati di gialli, ai curiosi e ai fan di Sherlock Holmes. Fosse pure per dire che il loro paladino resta unico e inarrivabile.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

11 responses to ““I rivali di Sherlock Holmes. Il meglio dei racconti gialli 1891-1914” a cura di Hugh Greene (trad. Marisa Caramella).”

  1. Daniele says :

    Per la faccenda dell’apostrofo: forse hanno usato vecchie traduzioni, che dell’editoria non si butta via niente 😛
    Da superficiale, è molto carina la copertina, ma la scelta del rosso per il titolo è discutibile, il nome del curatore si distingue poco – io quasi vedo al buio, ma una persona con la vista un po’ debole potrebbe avere un problema.
    Per il resto, una selezione di autori bella tosta – non sapevo che alcuni avessero scritto dei gialli 🙂

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    • Gaia Conventi says :

      Quanto potrà essere vecchia la traduzione?
      Vedo che Marisa Caramella ha cominciato a lavorare «nel mondo dell’editoria [..] negli anni ’80 con il contributo alla nascita della casa editrice La Tartaruga e proseguita con il lavoro di consulenza editoriale presso la casa editrice Bompiani. Dal 1991 al 2006 ha lavorato come editor di letteratura americana all’Einaudi, e, dal 2006 al 2010, alla Mondadori […]. È ora responsabile della narrativa straniera presso Bollati Boringhieri» (fonte QUI). Se anche la traduzione risalisse agli anni ’80, quell’apostrofo continua a sembrarmi strano. Secondo me si sono proprio scordati di fare una revisione prima d’andare in stampa.
      Concordo sul fatto del rosso in copertina, ma temo che il nero avrebbe fatto la stessa figura. Quel cielo giallognolo frega, qualunque sia il colore usato per titolo e curatore. Invece la scelta dei racconti è buona, decisamente.

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      • Daniele says :

        Fino a tutte le superiori, ho continuato a ripristinare la vocale nell’articolo quando dovevo andare a capo e non mi è mai stato segnato come errore: anche in manuali, prontuari di scrittura etc. ho trovato regole diverse solo a partire dal… boh, 2005?
        Poi non mi sono più posto il problema, scrivendo al pc, il programma tende a considerare articolo + apostrofo + altra parola come un’unica cosa. E nei libri non mi sono mai imbattuto in alcun caso di apostrofo e a capo.

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        • Gaia Conventi says :

          Solitamente leggo libri usati, quindi anche romanzi usciti prima degli anni ’90. Ma pure degli anni ’80. E questa è la prima volta che mi ritrovo con “lo apostrofo”. Che invece avevo abbandonato dopo le elementari, ricordo una profia ferrarese che in seconda media mi avrebbe tagliato le mani per un “lo apostrofo”. 😉

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  2. minty77 says :

    Celo. E l’ho pure letto, ai tempi. Godibile!
    La mia edizione è più vecchia della tua: 1990, copertina gialla, immagine in bianco e nero e titolo in blu (Greene però gli stava ugualmente sulle scatole, perché l’hanno scritto in nero sul b/n…). E onestamente non ricordo affatto questa cosa del “lo articolo” nell’andare a capo. In compenso, aprendo il libro a casaccio, trovo vari esempi tipo “L’i-spettore”, “l’e-braico”, ecc., ovvero la soluzione “non bella graficamente” secondo la Crusca (ma molto più scorrevole alla lettura).
    Il completamento dell’articolo, diversamente eliso, in fine di rigo lo ricordo anche io come un precetto delle maestre elementari, e solo loro. A me ha sempre fatto schifo come soluzione e, nel dubbio, piuttosto spostavo direttamente l’articolo alla riga sotto. Per cui ho smesso presto di interessarmene, lo ammetto XD In un libro stampato mi pare di non averlo mai visto! °_°

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  3. Seme Nero says :

    Bella proposta di autori!
    Mi permetto di far notare che mi invoca i precisini della Crusca subito dopo un lapsus che le fa scrivere accento in vece di apostrofo. (Si capisce poi comunque dal contesto, ma già che ci siamo…)
    😉

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    • Gaia Conventi says :

      Io non invoco nemmeno i santi, mi limito a far presente un fastidio. 😀
      Ma visto che dire del “mio” fastidio mi avrebbe messa nell’angolino dei tritamaroni, ho pensato di citare la Crusca. Mi sembrava di ridurre la portata della tritatura personale. Però l’errore c’era e l’ho corretto. Grazie

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  4. newwhitebear says :

    Sembra che tale Hugh Greene si sia specializzato nel trovare i rivali di Sherlock in tutto il mondo. Una produzione incredibile – almeno in lingua inglese.

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