“La regina nel bosco” di Neil Gaiman (illustrato da Chris Riddell e tradotto da Simona Brogli).

Da anni non leggevo libri per ragazzi, anche se, a ben guardare, questo non è un libro per fanciulli: questo è un libro per fanciulli svegli. La differenza c’è, la si notava già ai miei tempi. E forse ai miei tempi l’idea di rimaneggiare le favole – Biancaneve e La bella addormentata, e ho sempre detestato entrambe –, rendendole noir e moderne – poi vi dirò quanto – avrebbe fatto un po’ di scalpore. Che lo faccia anche adesso, ora che la clessidra ha fatto scivolare verso il basso le mie quaranta e passa primavere – ma portate benissimo, sia chiaro –, mi appare quantomeno bizzarro.

Già, perché, come anticipavo, Gaiman – col prezioso aiuto delle immagini di Riddell, magnifiche, e della traduzione della a me tanto cara Simona Brogli, e tanto gentile da farmi omaggio del volume – deve essersi detto che ormai la faccenda del principe baciatore può essere messa in cantina.
Eccoci allora ad avere un’intraprendente Regina che, quasi all’altare, deve levarsi alla svelta l’abito bianco per indossare la cotta di maglia e partire all’avventura. In compagnia di tre nani, che nelle illustrazioni sono fantastici: il loro copricapo a candelabro mi ha fatto ridere parecchio.

La fretta della nostra Regina è dovuta all’ampliarsi di un morbo assai strano, quello del sonno. E il sonno, partendo dalla bella addormentata – che parrebbe essere l’involontario untore di questa peste russante – si sta propagando di villaggio in villaggio, rischiando di mettere a nanna anche gli invitati al sontuoso banchetto di nozze della Regina. Che tocca fare per il bene del regno, cari loro!, e quindi via, verso il castello diroccato della centenaria dormiente – ma bella come fosse nuova – a metterci una pezza.
La pezza ovviamente è un bacio. Insomma, la Regina piazzerà un bel bacio in bocca alla principessa. Cavolo, che scandalo! Mah, sì, magari ai tempi delle mie scuole dell’obbligo. Ma ora?

Ora, leggendo il bel volume – e gustando le immagini che completano e amplificano la vicenda – a me ‘sto fatto stava quasi per sfuggire. Sarà che nel disegno incriminato abbiamo la Regina che ricorda il buon vecchio Terence di Candy Candy – che non brillava per machismo – e che il bianco e nero è talmente elegante da perderci gli occhi, ma proprio non ci vedo nulla di sconveniente.
Quand’ero bambina due amiche di mia nonna avevano caratteristiche che lasciavano intendere una simile liaison. Come me la spiegai ai tempi? Be’, mi dissi che, quando si giocava con le Barbie e succedeva di terminare i Ken, occorreva vestire una Barbie in pantaloni. Ecco, tutto risolto.
Questa banale spiegazione che mi diedi a cinque anni mi parve sensata. Che una delle amiche di nonna si vestisse “da maschio” era quindi assolutamente normale. Mamma e nonna non mi hanno mai fatto notare la cosa e io l’ho vissuta come fanno i bambini, senza alcun patema. Avessi chiesto, mi sarebbe stato certamente spiegato, ma non ci ho mai visto nulla di strano.

Ecco, nella mia infanzia accadeva questo, e di mezzo non c’era Neil Gaiman. Adesso i bambini sono più svegli di me a quei tempi, sarebbe assurdo negargli un gran bel libro nel timore di domande scomode sulle due signorine che si baciano. Assurdo, davvero. Un bacio rimane tale e una favola non ha bisogno di un principe. Anche la Regina che parte all’improvviso, a poche ore dallo sposalizio, sembra dirsi che non è necessario avere la fede al dito per essere una donna in gamba. Tutto sommato varrebbe la pena farlo presente alle nostre bimbe: un principe deve essere una marcia in più e non una mela marcia da coltivare comunque, per apparire complete agli occhi degli altri personaggi.

Vorrei terminare facendovi notare una chicca, una cosetta che fin da subito denota la grazia – e lo stato di grazia – di questo volume: così come all’autore e all’illustratore è stata data la possibilità di lasciare una dedica, allo stesso modo la piccola cortesia è stata concessa alla traduttrice. Credetemi, non succede spesso. Forse capita solo con libri simili, libri che riscrivono antiche favole e lo fanno con leggerezza e ironia. Cose belle, da conservare. Anche quando non si è bambini da un pezzo.

*Per questo e per mille altri motivi – il libro è curatissimo, il prezzo è onesto, i materiali sono di ottima qualità… – Giramenti ci piazza il suo bollino blu. Se passate spesso di qua sapete bene che il bollino è una cosa seria. E rara.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

18 responses to ““La regina nel bosco” di Neil Gaiman (illustrato da Chris Riddell e tradotto da Simona Brogli).”

  1. sandra says :

    Libro prezioso davvero. E poi mi sento orgogliosa di essere parte di un gruppo in cui ci sta pure chi l’ha tradotto.

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  2. Daniele says :

    Quel libro prima o poi lo dovrò comprare – Gaiman mi piace, come scrittore (meno come sceneggiatore di fumetti, ma mi piace comunque) e quell’illustratore è vergognosamente bravo!
    Da grande voglio essere oscenamente bravo anche io, a disegnare!
    (Da grande… mi avvicino ai 40 😛 )
    L’unica cosa che non mi convince del volume è la sovracoperta – non amo le sovracoperte, e quella di questo volume sembra fragilina…

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  3. Shari Valentina says :

    Molto molto molto interessante, l’avevo adocchiato in libreria ma non ci avevo dato molto peso. Sembra proprio valere la pena! A tal proposito segnalo un tentativo simile: “Le principesse di Emma” di Emma Dante, con le adorabili illustrazioni di Maria Cristina Costa. Si legge molto rapidamente, essendo in forma di testo teatrale: troverai una cavaliera che corre a salvare con un bacio la principessa addormentata, una Cenerentola siciliana che non dimentica le cattiverie delle sorellastre in quel di Rodìo Miliciò, i Sette Nani minatori che sono tali perché hanno perso le gambe sul lavoro… e non svelo altro.

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  4. Slowhand says :

    Bella recensione, mi invoglia a comprare un libro che non avrei motivo di leggere (salvo le figure. Ecco, si, potrei guardare le figure). Ma perché nei titoli la “regina” del libro nel post è degradata a “principessa”?

    PS: Ah, se era un concorso, voglio sapere che ho vinto. 😉

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    • Gaia Conventi says :

      Be’, degradata mi pare eccessivo. In quel caso avrei potuto farne una piccola fiammiferaia.
      Ho comunque corretto, grazie. E no, non si vince niente. Ma puoi sempre partecipare al nostro prossimo pranzo. Non intendevo dire nel menù, sia chiaro.

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      • Slowhand says :

        Oh, beh, non pretendevo tanto, ero qui per la prima volta e non sapevo neanche se scriverlo. Mi sembrava di essere uno di quelli che appena entrano in casa di una persona che non li conosce chiedono dov’è il bagno. Comunque apprezzo la cortese attenzione (e in effetti, trattandosi di favole, “rimpicciolita” sarebbe stato forse più in tono).
        Per il pranzo, va benissimo (logistica permettendo). Se non disturba potrei portare il vino, mi scuso anticipatamente se non sarà in quarti.
        Intanto, metto il blog tra i preferiti, e vado a iscrivermi sulla pagina FB.

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        • Gaia Conventi says :

          Ohhh… bene, se porti il vino sei già dei nostri.
          Dovesse capitare – e capiterà di sicuro, mi conosco -, tu segnala sempre errori & orrori. Scrivo articoli a ripetizione, una qualche vaccata – termine tecnico – scappa sempre.

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