“Memorie di un uomo in pigiama”, graphic novel di Paco Roca con traduzione di Stefano Travagli (per il Reading Challenge 2016 e con recensione facciale, ché la timidezza la lasciamo ai timidi!).

Il tempo corre, tanto vale mettersi comodi.

Continua la mia avventura col Reading Challenge 2016 del gruppo Facebook Ti consiglio un libro. Devo ammettere che la categoria graphic novel mi ha creato qualche problema d’approccio, fortuna ha voluto che nei giorni scorsi mi sia imbattuta in Rughe di Paco Roca, che ho regalato a un’amica carissima. Ho quindi raccolto in giro ottime impressioni sul lavoro del sior Paco e mi sono lasciata tentare da Memorie di un uomo in pigiama. Titolo che, ne converrete, è roba à la Giramenti.

Le strisce sono uscite a puntate – una ogni domenica – sul quotidiano Las Provincias e l’edizione italiana che le raccoglie è del 2012. Una bella sfida trovare sempre qualcosa da dire quando lavori da casa e lo fai in pigiama. Eppure Paco Roca ci riesce, regalandoci quadretti di vita vissuta, la sua e quella degli amici che frequenta. Tutti più o meno quarantenni, chi single e chi con un divorzio alle spalle, qualcuno tiene moglie e figli. A loro accade quello che succede anche a noi: abbiamo gli stessi dubbi quotidiani da portarci in spalla, lo stesso modo di passare il tempo e la stessa sensazione di non viverlo mai del tutto. Per poi lamentarcene stravaccati sul divano. In pigiama.

Bellissimo il tratto, molto lineare, coloratissimo il fumetto. Divertenti le facezie narrate. E qualcuna fa pure riflettere su certe assurdità che diamo per scontate. Insomma, è un bel sì: Paco Roca mi è piaciuto. Bravo Paco, e pensare che detesto le graphic novel…

Ovviamente a questa non-recensione ho aggiunto la mia personalissima recensione facciale. In pigiama. Pure io. Caso davvero strano, ché io lavoro da casa ma in pigiama non ci sto nemmeno quando sono malata. Per me il pigiama è un segno di resa, anche se – ammettiamolo – è un capo che mi dona.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

10 responses to ““Memorie di un uomo in pigiama”, graphic novel di Paco Roca con traduzione di Stefano Travagli (per il Reading Challenge 2016 e con recensione facciale, ché la timidezza la lasciamo ai timidi!).”

  1. sandra says :

    Ho la tua stessa attitudine al pigiama: mai in casa! E noto che abbiamo pure gli stessi gusti, pigiami sexissimi proprio. Uh che occasione è lunedì ed è pure il primo del mese, posso dirti all’unisono buona settimana e buon mese!! 😀

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    • Gaia Conventi says :

      Urca, oggi è proprio la tua giornata! Dunque buona settimana e buon mese, cara la mia Sandrina. 😀
      E per quanto riguarda i pigiami, sono così interessata a scovare i più sexy da delegare l’acquisto a mia madre. Ma io non faccio testo, a lei ho fatto scegliere anche il modello del mio abito da sposa. Poi ha acquistato la stoffa – io ero appena tornata da un turno in fabbrica ed ero interessata soltanto al piumone – e ha confezionato il tutto. E solo per non darmi la soddisfazione di indossare jeans e anfibi anche quel giorno!

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  2. Daniele says :

    Detesti le graphic novel?
    Come mai? Se posso chiedertelo, si intende.

    I fumetti (alla fine, graphic novel è solo un modo fighetto per dire fumetto, ammantandolo di aura letteraria per farlo comprare a chi un fumetto non lo toccherebbe manco con un bastone) sono un po’ come i libri: ne esistono che raccontano storie di ogni genere.
    Posso capire il non amare un genere specifico, come “detesto i fumetti di supereroi” o “detesto i fumetti horror”, ma detestare i fumetti tout-court è come dire di detestare i libri o i film…

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  3. minty77 says :

    Ma come stai bene, in pigiama! ^___^
    Anche a me i pigiami li compra la mamma XD Non ti dico cosa mi ha preso quest’anno per l’Epifania (giorno ufficiale – a casa mia – per ragalìe d’intimo). Butto là solo: orsetti, maxi-maxi-maglia-miniabito, pinocchietti fascianti a polpaccio. L’effetto finale è piuttosto weird, lo ammetto! XD XD XD

    Per il resto, il fumetto è un linguaggio come un altro: va imparato. La tecnica suggerita da Daniele è una di quelle valide. Anche io tendo a concentrarmi di più sulla parte scritta, e poi devo tornare a fare il ‘sopralluogo’ sui disegni, in certi casi. Ma poi col tempo ci si abitua alla visione d’insieme 😉

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