“Follie di Brooklyn” di Paul Auster, tradotto da Massimo Bocchiola (per il Reading Challenge 2016 e con l’ormai immancabile recensione facciale).

Il mio allergologo me l’avrebbe sconsigliato.

Oggi è il turno della categoria 5: “Un libro scelto solo per la copertina”. Ed essendo questa una receslawa – gioco di parole che chiama in causa le recensioni scritte ai bei tempi da Wislawa Szymborska –, occorre spiegare che la copertina foto-recensita nel post mi ha fatto impazzire per settimane. Adocchiata in libreria, il libro stava di piatto e sembrava farmi l’occhiolino, il tempo d’arrivare allo scaffale dei remainder e il libro era sparito. Ovviamente non ricordavo più né il titolo né l’autore. E pur concentrandomi come il Coccolino – no, non il Gennarino Coccolino Scrittore dei miei tanti post, per carità! –, quel titolo proprio mi sfuggiva. Ho quindi fatto come al solito: mi sono detta che il libro prima o poi sarebbe ricomparso e sarei passata sui piedi degli avventori della libreria per raggiungerlo in tempo. Non ricordo quando sia avvenuto il ritrovamento, so soltanto che qualche giorno fa – cercando d’accontentare le categorie del Reading Challenge 2016 – sulle mensole di casa si è magicamente palesato Follie di Brooklyn. In due copie identiche. Miracoli della sbadataggine.

Ovviamente – atteggiandomi a furbetta del quartierino –, potrei infilare il romanzo anche nella categoria “Un libro con un mistero da risolvere”, ma qui i misteri – piccoli e grandi – non sono fondamentali. In caso la categoria “Un libro di un autore della tua età” avesse avuto la variante “o dell’età di mamma tua”, avrei aggiunto una stellina al mio patentino del reading in questione: Paul Auster ha la stessa età della mia genitrice. Ma visto che – nonostante non sembri – io sono una persona seria, non chiederò ulteriori punti fragola per questa lettura e Follie di Brooklyn andrà a far contenta soltanto la categoria relativa alla copertina. Sono poi curiosa di sapere se anche a voi la copertina fa lo stesso effetto o se con l’età mi sto rincoglionendo. Faccenda che non escludo a priori.

Il titolo va tra i “Libri sì” ma confesso di non averlo apprezzato del tutto. Lo dice anche la mia recensione facciale: è roba dolce. Nello scatto notate miele, cioccolato e Zucchero – sì, il cd è suo –, e poi ci sono i miei occhiali a ribadire che la vita in rosa dopo un po’ stomaca. Ammetto però che il libro è carino, a tratti divertente e succedono un sacco di cose. Anche troppe. Non fai in tempo ad assimilarne una che ti ritrovi a inseguire – col fiatone – quella successiva. A voler chiarire il tutto, sembra di vedere un film di Woody Allen sceneggiato da Fannie Flagg – la siora pomodori verdi fritti – coi dialoghi imbastiti da Nora Ephron, la Nora di C’è posta per te. Spero che il mix vi abbia chiarito perché una tizia come me – romantica come un copertone da camion – dopo cinquanta pagine abbia cominciato a farsi d’insulina per uscirne sana.

Ma veniamo alla storia raccontata dal sior Auster, una vicenda davvero ricca di tutti gli spunti possibili. Un beverone energetico di malinconia, buoni sentimenti, libri scritti, libri venduti – sì, c’è la libreria e sì, c’è il personaggio del libraio personaggio –, amori che vanno e vengono, che si perdono e si ritrovano, parenti, ex mogli, vite vissute e tutte arrivate a un bivio. Una roba che Rete 4 manderebbe in onda di domenica pomeriggio. Manca solo la neve e abbiamo confezionato il prodotto perfetto per il tè con le amiche. Ribadisco: non è un brutto libro e sono certa che le brave personcine dotate di buoni sentimenti lo gradirebbero. Io sono semplicemente il lettore sbagliato.
Però vi avevo promesso due righe sui fatti nudi e crudi del romanzo e quindi, senza spoilerare in alcun modo, eccomi a dirvi che il protagonista di Follie di Brooklyn è Nathan Glass che torna a New York dopo decenni d’assenza. Assicuratore in pensione con una salute precaria che lo fa pensare d’essere ormai al capolinea, ritrova per caso il nipote Tom che pareva destinato a grandi traguardi. E invece… Ta dan! Invece ora Tom lavora in una libreria. Ovviamente è una libreria che non somiglia a quei librifici di catena dove la scelta libraria è preconfezionata, questa qui è alternativa, sta in un vecchio stabile ed è piena di volumi usati. Non manca l’angolo dedicato alle prime edizioni e ai libri rari e introvabili, difatti non si è mai vista una libreria che, in un libro ambientato in libreria, non sembri uscita da uno spot del caffè Hag. Da lì in poi tutti le persone che Nathan credeva d’essersi lasciato alle spalle spunteranno fuori, in un attacco di coeite – il noto morbo libresco di cui soffre Jonathan Coe – che ti fa esclamare: “Il mondo è proprio piccolo!”.

Però, davvero, a tanti il libro piacerebbe e non me la sento di ficcarlo negli sconsigli. Dovete solo partire col piede giusto, dicendovi che il mondo fa schifo ma le persone in gamba trovano sempre il modo per uscirne alla grande. Il mio cinismo storce il naso davanti a tali affermazioni, ma forse voi siete ancora in una fase curabile. E poi a noi cinici piace saperci in minoranza, ci aiuta a credere d’avere ragione. Dunque sarei lieta di sapere che questo libro vi è piaciuto tantissimo, rafforzerebbe la mia autostima.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

10 responses to ““Follie di Brooklyn” di Paul Auster, tradotto da Massimo Bocchiola (per il Reading Challenge 2016 e con l’ormai immancabile recensione facciale).”

  1. Daniele says :

    E quindi, non è che sei allergica al cioccolato! Per un attimo stavo per essere sopraffatto dal dispiacere, il cioccolato è imprescindibile per una vita moralmente corretta e per la felicità, lo avrebbero detto anche i filosofi greci, se lo avessero conosciuto (e magari, certi avrebbero menato di meno con la ragion di stato che ha la precedenza su qualsiasi cosa).

    A ogni modo, da come descrivi il libro, sembra strano che non ne sia stato tratto un film del pomeriggio su canale 5 per i periodi di festa 😛

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    • Gaia Conventi says :

      Sono allergica al polline, alla polvere e agli imbecilli. Tre cose che so dare fastidio a parecchia gente. 😉
      E per quanto riguarda il film, vedrai che prima o poi qualcuno decide di farlo. Non manca niente, c’è pure la parte adatta a Julia Roberts.

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  2. minty77 says :

    Detto così, se non altro, sembra un libro molto più divertente di “Trilogia di New York” (dello stesso autore). Che non è poco! °_°

    La foto iniziale è il top! 😀

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    • Gaia Conventi says :

      “Trilogia di New York” sta sul mio comodino. A questo punto temo ci resterà ancora un pezzo.
      E la foto, be’, la foto è esplicativa. 😀

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      • minty77 says :

        “Trilogia di New York” è piaciuto tanto alla critica e poco a me. Credo sia un libro angosciante, surreale e che ho capito poco. Certo, un bellissimo excursus sui problemi dell’identità, ecc., non discuto. Ma che OO! °_°

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        • Gaia Conventi says :

          Ti farò sapere. Se me la vedo brutta, c’è sempre il pranzo di Giramenti. 😉

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          • mosco says :

            trilogia di NY, angosciante e surreale ma mi è piaciuto, quando ho letto “Follie di Brooklyn” son rimasta di stucco: è lo stesso autore? :-O
            A distanza di qualche anno me lo ricordo abbastanza bene quindi, secondo i miei parametri, si merita una sufficienza piena.

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