Il Libraio di febbraio 2016: leggerlo, amarlo, capirlo.

Appena Il Libraio viene recapitato a Predoi – immagino che Poste Italiane parta dall’alto per poi scendere, solo così mi spiego perché il bugiardino editoriale impieghi altri tre giorni per arrivare a casa mia – comincio a ricevere inviti a parlarne. A dirne. A sviscerarlo in tutta la sua grandiosità.

Insomma: gli amici più cari sanno che io amo Il Libraio, lo sanno anche quelli di Mauri Spagnol. Ecco spiegato perché ancora non sono stata querelata: i Mauri e gli Spagnol hanno capito che io ho un debole per la loro rivista libresca. È il resto del mondo a non capirlo. Quindi occorre spiegare cosa mi spinge ad attendere con ansia crescente l’arrivo di queste paginette che parlano di libri. Anzi, di più, di queste paginette che stampano baci ai libri. E poi ci mettono la lingua. E poi la fanno mulinare. E poi, sì, insomma, fanno quelle cose che io facevo in gioventù. Con l’età si passa dal trasporto al teletrasporto: e se per qualcuno è stata la televisione ad ammazzare la libido, per me è accaduto con Il Libraio. Ma non si tratta di uccisione, bensì di sublimazione. Ve lo dicevo: lo amo.

Ma lo so, voi non capite. Anche voi, come il resto del mondo. Insomma, tocca spiegarvi perché trovo maledettamente sexy questa pubblicazione. Avete sempre pensato che l’uomo ideale sia il bipede in grado di far ridere l’altra metà della mela? Ecco, allora ho trovato l’uomo libraio della mia vita. Non ci credete? Perfetto, sono qui stamattina per darvi una dimostrazione concreta della potenza erotica de Il Libraio. Niente liste, niente categorie, niente solito post dedicato a Il Libraio. Tanto sappiamo tutti che Il Libraio – rassicurante come un uomo dotato di pancetta, e ditemi se la pancetta non è rassicurante… – ci racconta più o meno le stesse cose: i libri sono belli. Tutti. Gli scrittori sono fighi. Sempre. L’editoria vende vagonate di libri. Alla fiera di Francoforte s’accapigliano per aggiudicarsi i diritti dei libercoli italici. Resta solo il problema del traffico, ché l’editoria è come la Palermo di Johnny Stecchino. Insomma, Il Libraio è la casa di Barbie. Rosa, perfetta. Nulla di brutto può calpestare lo zerbino. Il Libraio è un amore che può durare in eterno, è senza pile proprio come il domicilio della bambolina tutta curve. Non mi stancherò di ripeterlo: sono innamorata de Il Libraio.

Se ancora non bastasse, in questo numero c’è da restare galvanizzati da Stefano Mauri che nell’editoriale parla di «Un romanzo napoletano, affollato di vividi personaggi come un grande romanzo indiano». Ovviamente, in qualità d’esseri umani, ciò ci spinge a dare conforto all’editor che si è visto passare sotto gli occhi la bozza e ha tentato di capire cosa cavolo intendeva dire il grande capo. Ma, per amore dei libri – non del proprio posto alla scrivania, che andate a pensare – il coscienzioso editor ha sorriso. Poi ha annuito convinto. A casa di Barbie regna l’armonia, anche quando nella redazione in rosa appaiono romanzi un po’ indiani e un po’ napoletani, ché il turco napoletano di Totò ha fatto scuola. E noi eravamo lì a tenere la manina all’editor. Non vi sentite già parte di un pulsante meccanismo con un sacco di pulsanti? Una giostrina dove tutti ci tengono un sacco a dare il proprio contributo. Una famiglia felice, rassicurante come il pancino rassicurante. Rosa come la casa di Barbie. Sexy come Banderas che ammicca alla gallina. Ci sentiamo coinvolti nella quotidianità di queste belle persone. E questo fa sesso, credetemi. È come sbirciare la vicina sotto la doccia: non c’è YouPorn che tenga. Quindi, casomai fosse il caso di rimarcarlo: da anni intrattengo una liaison tattile e cerebrale – e vuoi mettere il profumo della carta? – con Il Libraio. Ma occorre dire che il nostro amore è fatto di piccole carinerie, e grandi contributi.

Difatti basta prendere una Clara Sánchez a caso per scoprire come le tesserine del domino non vedano l’ora di mettersi una accanto all’altra per poi pigliare uno spintone strepitoso. Tutte assieme, contente di franarsi addosso per amore dei libri. Ecco allora Elisabetta Rosaspina – del Corriere della Sera – che si lancia in concetti tanto profondi che a cascarci dentro si rischia di passare alla storia, lo stesso destino delle mummie conservate nella torba: «Come le nuvole nel cielo di Madrid, i fortunati romanzi di Clara Sánchez volano per mesi o anni in vetta alle classifiche». In tutte. Roba che a mettersi in lista per un alloggio del Comune si rischia di trovarsela davanti, e ti frega le due camerette più servizi. Ma non è da meno Silvana Mazzocchi – la Repubblica – che così spiega: «Clara Sánchez colleziona premi e lettori con la sperimentata ricetta dell’affondo nell’animo umano». Insomma, la Sánchez scrive libri seguendo una ricetta ben precisa, e la Mazzocchi ce lo svela perché a noi ci tiene. Siamo una grande famiglia. E poi scrive per Repubblica, e lì si sa che hanno una spiegazione per tutto. Allargando gli orizzonti, anche El Pais ci gode un mucchio a confermare che «Nessuno come Clara Sánchez riesce a collegare i sentimenti e le azioni come trame di uno stesso disegno». La Sánchez è più di una scrittrice, lei è una collegatrice. Perché Il Libraio è come l’uomo dei miei sogni, e un tizio così deve anche sapermi sorprendere.

Ovviamente – lo dicevo che è rassicurante – torna e ritorna la Rattaro, che «va dritta al cuore». Non scomodiamo nuovamente la battuta sulla filaria, noi non pretendiamo d’essere altrettanto rassicuranti. E c’è anche Caterina Bonvicini che, buonanima, da La Stampa si è sentita spiegare d’avere «Una scrittura estrosa, multanime, precisa». Chissà se per essere multanime occorre il blocchetto apposito. E via alla rimozione forzata in caso di stroncature. Ehhh… Il Libraio, lui sa sempre come strappare un sorriso. Non importa fosse proprio ciò che intendeva fare, metti tentasse d’arrivarmi al muscolo cardiaco ma io abbia fatto la terapia microfilaricida. Da piccola. Era inclusa nel vaccino esavalente, erano altri tempi. Ma lui, Il Libraio, fa quello che fa sempre: mi solletica la curiosità. Che detta così pare un po’ porno, me ne rendo conto.
Ah, come amo Il Libraio. Il Libraio mi consente di fantasticare, è più che scienza e fantascienza messe assieme, è l’unico lembo d’entropia dove esiste «un sogno che aiuta a vivere». Dunque abbiamo finalmente risposto all’annosa questione che teneva Marzullo spiaccicato sul teleschermo, ora il poveretto può mettersi a fare un lavoro onesto.

E se ogni libro è il migliore mai scritto dal tale – lo si diceva anche per i precedenti ma si sapeva che il tipo stava covando un capolavoro, in attesa di covare un uovo più grosso: la faccenda comincia a farsi scomoda –, ogni romanzo è un bestseller, ogni seguito quasi meglio della roba che dà un senso al suo stare in libreria, se per convincerci all’acquisto basta affermare che Virginia Baily «Tocca le corde giuste nel cuore dei lettori» – pronto ad aprirsi come una tenda a pannelli –, se basta rimettere in pista il fu Faletti e fargli sentenziare – ma occorre che ci teniamo per mano sennò il trucco non funziona – che «Lorenzo Beccati è uno che sa cosa vuol dire scrivere», se ogni esordio è il più atteso dell’anno e «Il lettore se adulto, è già grato e pago di questa atmosfera andreavitaliana» – Corrierone docet –, senza scordare che c’è sempre un romanzo per ragazzi attesissimo anche dai nonni… Insomma, mettendo assieme tutte le meraviglie che Il Libraio snocciola, uscita dopo uscita, come accidenti possiamo credere alla crisi dell’editoria? Ecco allora perché amo Il Libraio, perché lo trovo sexy, perché, cari loro, lo considero più stracciamutande di qualunque sfumatura di grigio: lui mente sapendo di mentire. Ma lo fa bene, così bene che sembra stia mentendo soltanto a me. Io prima o poi me lo sposo.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

12 responses to “Il Libraio di febbraio 2016: leggerlo, amarlo, capirlo.”

  1. sandra says :

    A guardare IL LIBRAIO l’editoria pare persino un bel mondo.

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  2. Daniele says :

    Io ho un dubbio: e se il libraio non avesse capito che lo ami? Forse è per questo che da te arriva più tardi… devi risolvere questo malinteso prima che una nuova trilogia porno soft in quattro libri faccia la sua comparsa!
    E visto che siamo in argomento, sappi che non puoi nominare Banderas senza che mi venga in mente la sua versione in stile Crozza, intento a produrre dolcetti sconci…

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    • Gaia Conventi says :

      Voglio sperare che questa mia dichiarazione d’amore arrivi almeno a Poste Italiane: datevi una mossa con le consegne, sennò gli amici di Facebook m’ammazzano con gli spoiler! 😉

      *Mitico il “Crozzanderas” delle bagascine al forno!

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  3. minty77 says :

    La mia copia corrente presenta una bella sottolineatura incredula sotto l’aggettivo “multanime”. Ché certe cose mi paiono troppe anche per “Il Libraio”.
    Infatti, viene da “La Stampa”… @__@

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    • Gaia Conventi says :

      Dagli errori di stampa agli orrori de La Stampa il passo è brevissimo.
      Ma noi li amiamo tutti, li amiamo perché sanno sorprenderci. E comunque il dizionario contempla il multanime, quindi siamo delle brutte persone. 😀

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  4. Mario Borghi says :

    Mi stupisco di come i librai, quelli in carne e ossa, non si siano ancora coalizzati.

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