#petaloso: quando i bambini scoprono e gli adulti ricoprono

Non me ne voglia Antipatia gratuita se prendo in prestito questa immagine, credo riassuma bene il fastidio che molti hanno provato leggendo del giovane Matteo, alunno elementare di Copparo (FE) – già, proprio il paesello in cui risiedo –, colpevole d’aver inventato questo aggettivo: petaloso, pieno di petali.

Tutto è cominciato con un compito assegnato dalla maestra Margherita Aurora ai suoi alunni di terza elementare.

La maestra, tra il serio e il faceto, scrive all’Accademia della Crusca proponendo petaloso. I signori della Crusca – e quando dico signori… – rispondono al giovane inventore spiegando come una nuova parola, per finire nel vocabolario, abbia bisogno di diventare famosa: «Caro Matteo – scrive Maria Cristina Torchia, della redazione Consulenza linguistica della Crusca – la parola che hai inventato è una parola ben formata e potrebbe essere usata in italiano come sono usate parole formate nello stesso modo […]. La tua parola è bella e chiara», continua la Crusca che spiega come fa una parola ad entrare nel vocabolario. «Bisogna che la parola nuova non sia conosciuta e usata solo da chi l’ha inventata, ma che la usino tante persone e tante persone la capiscano. Se riuscirai a diffondere la tua parola fra tante persone e tante persone in Italia cominceranno a scrivere e dire “Com’è petaloso questo fiore!” o, come suggerisci tu, “le margherite sono fiori petalosi, mentre i papaveri non sono molto petalosi”, ecco, allora petaloso sarà diventata una parola dell’italiano, perché gli italiani la conoscono e la usano» (fonte Il Corriere).

La storia potrebbe concludersi qui, qualcuno decide di usare la parolina magica – con convinzione, per gioco, per fare un regalo a Matteo, perché stima la sua maestra, perché sui social è stufo di condividere solo roba triste e gattini… –, altri semplicemente se ne fregano: petaloso non esiste e mai esisterà, quindi inutile sbattersi a diffondere questo termine. Tutto così semplice? No, per niente, perché per alcuni si tratta di un attentato alla lingua italiana, lingua che merita rispetto e guai a pensare di infilarci dentro delle cretinate.
I bambini inventano parole tutti i giorni – io sono ancora ferma a quello stadio, in effetti – e cosa accadrebbe se la Crusca dovesse spendere tempo e francobolli per rispondere a tutti ‘sti malandrini? E poi il piccolo Matteo ha riscosso una fama immeritata, domani non se lo filerà più nessuno e lui ci resterà malissimo. Non dimentichiamo, sia mai lo scordassimo!, quanto può essere diseducativo dar retta ai ragazzini. Finirà che pretendono d’avere sempre ragione e li si tira su dei gaglioffi! Per carità, da cosa nasce cosa e dal petaloso in avanti mica si sa come andrà a finire…

Così, come ho dovuto ammettere in questo status su Facebook,

i paladini del linguisticamente corretto si sono scatenati. Li ho visti sfilare sulla home di Facebook, impettiti e indispettiti, cinici e piuttosto comici. E mi sono detta che evidentemente ci stiamo prendendo troppo sul serio. Tutti, pure io che ho dedicato il mio status a questi musoni.
Un gran caos per una semplice parolina: petaloso. Una chicca, per quanto mi riguarda, un neologismo che introdurrò certamente nel sequel di Giallo di zucca. Ma perché usare petaloso in un romanzo?, si chiederà qualcuno. Be’, è presto detto: le cose serie vanno prese seriamente, e lo farei anche con la lingua italiana se l’avessero data per morta. Dei defunti si dice solo il meglio, ma coi vivi ci si può concedere una certa dose di confidenza. Accade tutti i giorni su Giramenti, figuriamoci se non mi prodigo per il sorriso di un piccolo inventore e per infastidire gli altezzosi italianisti del quartierino. Ma voi fate come preferite, consapevoli di un fatto: non ci possiamo accapigliare per ogni cosa, non è sano per la gastrite. Lo dico anche al piccolo Matteo: qualche volta gli adulti scordano che se la fantasia fosse al potere, a certi boriosi capetti rimarrebbe soltanto da zappare il podere.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

44 responses to “#petaloso: quando i bambini scoprono e gli adulti ricoprono”

  1. mosco says :

    immagino che in compenso dicano “come dire” “attenzionato” “targhettizzare” e, cosa che mi causa immadiatamente le pustole, “importante” invece che grande, grosso, grasso, pesante etc e “piuttosto che”.

    vado a far cose valà, che sto cazzeggiando da tempo stamane!

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  2. mosco says :

    scordavo: mi son già fioriti in giardino un paio di giacinti molto petalosi. La primavera si avvicina

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  3. violadelapalisse says :

    A me aveva tanto inorgoglito questa cosa da maestra di italiano e amante della lingua… mah. Tutti così cinici…

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  4. Bia says :

    però io ho paura per “ciaone”… brrrrrrr

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  5. sabrinaminetti says :

    L’ha ribloggato su sabrinaminetti.

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  6. ellagadda says :

    A me hanno dato fastidio i commenti tipo: ” Finalmente una parola ITALIANA!! 1!!! 1″, tanto che mi era venuto il sospetto che il giovinetto fosse figlio dei Marò (dei, non di uno di loro).
    Per il resto amen, ci sono un sacco di parole che non uso mai e non mi vengono gli incubi per la loro presenza nel vocabolario 🙂

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  7. Andrea says :

    Gentile Gaia a me petaloso non dispiace e i giacinti petalosi sono i miei fiori preferiti, li amo per il loro profumo, (di testa nello Chanel n°19) li amo per la leggenda della loro origine.
    Il bello di tutto ciò, è che la Crusca non ha inserito “petaloso” nel vocabolario della lingua italiana, nessuno può farlo, solo l’uso diffuso alla fine fa sì che i vocabolari inseriscano un lemma ed è appunto quello che gentilmente loro, i Cruschi, dicono al bambino, cosa dovevano rispondere, di non bere alcolici così giovine (con la i essendo la Crusca)? Io per lavoro mi occupo di una lingua piccolissima parlata forse da un migliaio di persone nel mondo, una lingua molto antica a cui mancano quasi tutte le parole astratte, manca la parola felicità, Ecco ogni giorno mi ritrovo a inventare nuove parole, solitamente vengono accolte a pernacchie, alcune però rimangono e dopo qualche anno, vengono usate, dette e scritte e io le inserisco nella banca dati. Solo chi ignora cosa sia una lingua può aggraparsi ad un’idea di purezza, tutte le lingue sono bastarde e prostitute la loro bellezza sta in questo e poi nessuno obbliga nessuno ad usare parole indigeste. Io ho una fottutissima paura di ogni genere di purezza è alla radice di ogni fondamentalismo. Io professo la misticanza.
    Un caro saluto Andrea

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    • Gaia Conventi says :

      Caro Andrea, anche a me l’aggettivo petaloso piace. E non importa se sui social qualcuno taccia l’hashtag in questione come una forma di buonismo strisciante. Lei mi ci vede in qualità di buonista? Io fatico assai, ma non fatico a vedere come una lingua possa variare: penso nel mio dialetto, che non è più quello dei miei nonni. Un dialetto che non ha una sua grammatica, quindi tocca dargliene una “a senso”. Ché io in dialetto scrivo pure, lo faccio in chat con mio fratello. Ci parliamo in dialetto da una vita, passare all’italiano sarebbe come darci del voi. E ovviamente qualche termine manca sempre, qualcosa occorre inserire, inventare, variare. Una lingua sarà morta quando nessuno si prenderà la briga di attualizzarla, quando mancherà la voglia di aggiungere ciò che sembra mancare. E i puristi? Be’, i puristi se ne faranno una ragione. Possono sempre chiudersi in uno sgabuzzino e parlare tra loro, le pare?
      Grazie per il suo commento, in effetti la tanta purezza che si è vista nei secoli non ha mai portato a niente di buono. Ma l’italiano, l’italiano… e poi stanno sui social e bannano e taggano. 😉

      Un saluto a lei, è sempre bello sentirla!

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    • Daniele says :

      Mi perdoni, Andrea, ma mi ha messo curiosità: di quale lingua si occupa? 🙂

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      • Andrea says :

        Daniele risponderle è quasi come mettere il mio nome e cognome per molti, ma siccome ho poche cose di cui vergognarmi alcune, tra le più gravi, come mettersi le dita nel naso, ormai non sono nemmeno più peccato lo faccio ugualmente. La mia lingua madre è il Cimbro, un antico alto tedesco, conservato ormai nell’uso quotidiano solo in poche comunità situate tra la parte sud est del Trentino e il Veneto. La mia lingua è un insetto conservato in una goccia d’ambra la si può datare tra il mille e il milleduecento, ma alcune parole sono molto più antiche attorno al VIII/IX secolo e arrivano direttamente dal gotico. La mia lingua è un insetto e come gli insetti sa come fare fronte ad ogni avversità, un giorno i soli a sopravvivere saranno gli insetti dicono.
        Dimenticavo l’italiano è per me a tutti gli effetti lingua seconda avendolo imparato solo alle elementari.
        Ecco Daniele spero di avere esaudito la sua curiosità.
        E adesso Gentile Gaia vado a leggere cosa ha scritto di Brodskj.
        Certo che merdaviglioso… quando ci vogliono i puntini… ci vogliono! Evviva questo mondo merdaviglioso!
        Un caro saluto Andrea

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        • Daniele says :

          La ringrazio per aver soddisfatto la mia curiosità, Andrea, e le auguro di riuscire ad allevare per bene il suo “insetto” 🙂
          E arrivederci qui su Giramenti! 😀

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        • Gaia Conventi says :

          Andrea, glielo confesso: qualche tempo fa ho usato il suo indirizzo email – ecco perché detesto i commentatori anonimi! – per cercarla online. Io e Mosco siamo arrivate alla conclusione che dobbiamo venirla a cercare per offrirle un caffè. Veda lei che scusa accampare per evitarci. 😉

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          • Andrea says :

            Aspetta primavera (Bandini) che quassù quando nevica, eh quando nevica. La neve basta per ogni cosa. Ci basta la neve.
            Certo gentile Gaia che con mezzo cognome nell’indirizzo mail hai voglia a fare il misterioso.
            PS. Non ho capito alla fine cosa ne pensa per davvero del libriccino di Brodskji
            Ancora un caro saluto a lei e naturalmente a questo punto vi aggiungo anche la signora Mosco.
            Andrea

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            • Gaia Conventi says :

              Il libercoletto di cui mi chiede mi è molto piaciuto. Potrebbe voler dire che Brodskij non ha preso il Nobel coi punti fragola.

              *Un saluto a lei, che ha mezzo cognome nell’indirizzo email (così le sue fan la rintracciano). 🙂

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  8. Daniele says :

    Questa faccenda mi perplime, tanto per stare in tema di neologismi che potrebbero diventare parole ufficiali (credo che perplimere non sia ancora una parola del dizionario, ma non sono tanto aggiornato).
    Trovo che petaloso abbia un suono giocondo e scherzoso, forse è proprio questo il problema: per molti, la gioia non è mai arte, solo farsi torcere le gonadi dalle tragedie fino a farle cascare dai lombi per atrofia, può aspirare al sublime!

    Personalmente, farei baciare il selciato a chi introduce prestiti ingiustificati da altre lingue, tipo “politically correct” – e non perché fa schifo il suo significato, ma anche perché ha un suono terribile, per me. Altro che petaloso!
    Quindi direi al resto della merdavigliosa italietta (uso il termine merdaviglioso almeno dalle medie, ma immagino di non essere il solo ad averlo inventato) che si mette a pontificare sui neologismi pur essendo spesso incapace di usare congiuntivi e condizionali a proposito e preferendo la persecutio temporum… dov’ero? Ah sì, direi a ‘sti dottoroni che certe parole che usiamo nascono anche dagli errori commessi dai nostri antenati e dalle semplificazioni, che a una certa si sono rotti di star dietro alle complicanze della loro lingua e, coscientemente o meno, l’hanno fatta evolvere.

    Chiudendo il papiro: l’immagine in cima all’articolo è meravigliosa e lo stato è epico! XD

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    • Gaia Conventi says :

      Eh, ma noi siamo predisposti ai neologismi. Siamo quelli del merdaviglioso – e dei libridemmerda -, dei tramisti e degli utentAmici. Non ci impressiona niente, usiamo gli attrezzi che abbiamo a disposizione e, in caso qualcosa mancasse, facciamo come MacGyver. Non dico sia un’arte – anche se arrangiarsi lo è – e metto in conto quanto mi è stato fatto presente stamane: non ho alle spalle studi adeguati a poter dare un giudizio sul petaloso in questione. A dire il vero non ho nemmeno nozioni di moda, eppure al mattino riesco a sfilarmi il pigiama. Ma credo che il problema principale – che non sta nel petaloso, nella Crusca o nel suicidio postumo di Dante, qualcuno lo sente tirare calci dall’aldilà ma metti sia per mandare a ramengo chi vorrebbe scomodarlo – è che in tanti hanno preso troppo seriamente questo piccolo gioco. È un gioco, e petaloso esiste solo nella fantasia di chi, dopo Matteo, ha deciso di adottarlo. Come si fa coi cuccioli. Ma qui c’è gente che i cuccioli li vuole solo col pedigree, e i bambini li vorrebbe a scuola a imparare poesie a memoria. Questa gente un po’ mi spaventa, non so se abbia avuto un’infanzia difficile o se si sia guastata crescendo.

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      • Daniele says :

        C’è un’altra possibilità: è un gombloddoh per farci usare petaloso anche solo come sfregio a certa gente!
        Riguardo ai titoli: tanto di cappello a chi ha una laurea qualsiasi, ma avere un titolo – persino se meritato – non conferisce l’infallibilità del Dio sceso in terra.
        Anzi, mo’ soffio nel mio crocefischio e appena arriva, chiedo se ho ragione. 😛

        Ah, che bella cosa, l’auctoritas! Ma a parte la mancanza di dottorati, qualcuno ha provato a produrre una vera motivazione? Anche una cacchiata tipo “ha troppi suoni palatali”, giusto per far sollevare l’odore di fritto dell’aria…

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        • Gaia Conventi says :

          No, devo ammettere che l’unico giudizio tecnico che ho letto sui social è “fa cagare”. Ma altri hanno sostenuto che – riporto con un copia-incolla – «La desinenza OSO è applicabile a tutti i sostantivi e significa appunto “pieno di”». Quindi si va dal moto di ribrezzo al “s’è già visto”, la senti ancora la puzza di fritto? 😉

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  9. sandra says :

    wow ma che bella gente c’è a Copparo? Avevo letto questa storia in un altro blog ma non A che fosse di Copparo appunto e tutto lo sdegno di chi non approva. Io dico più petalosi e meno noiosi! baciiii Io da anni ho inventato Prorganizzare = organizzare e programmare insieme (sì, be’ il massimo dell’ansia)

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    • Gaia Conventi says :

      Già, uno sdegno che su Facebook continua e continua… Segno che occorre rivedere la lista degli “amici”. Sono stanca di certi atteggiamenti, non ho tempo per l’odio immotivato.

      *Ottimo il tuo termine, decisamente TUO. Eh, quando si dice l’ansia! 😉

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  10. Fabio says :

    Articolo godurioso, hai espresso i miei stessi pensieri quindi mi risparmierò di scriverli e diffonderò i tuoi. Ormai l’italiano medio è polemicoso e spaccapalloso. Comprendo un minimo di fastidio per la sovraesposizione, ma è una cosa bella, non tanto la parola in sé (secondaria) quanto l’episodio: questi bambini vanno stimolati e non demoralizzati. E chissà, magari un domani diventeranno adulti meno frustrati 😉 Che poi tra ‘sti criticoni ci saranno le stesse persone che dicono refreshare, performare e altre amenità simili.

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    • Gaia Conventi says :

      Come dicevo su Facebook: trattasi di “invidia del pane”. Succede quando le cose semplici diventano speciali, e quando le cose speciali succedono agli altri. E non importa se gli altri sono grandi o piccoli, ormai non facciamo troppe distinzioni. L’importante è sparare ad alzo zero. Almeno non occorre essere esperti di balistica, non serve nemmeno mirare – la buona mira non è cosa da tutti! -, basta sparare fiele e colpire a casaccio. Qualcuno lo fa per sentirsi fuori dal coro – sarà mica come quelle pecore tutte contente del petaloso, vero? -, altri per trovare un pochino di notorietà. Nessuno ricorda gli evviva, in tanti ricordano i porcaputtanamaledetta. Invidia del pane. Speriamo si strozzino.

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  11. Norma Amitrano says :

    sono FELICE di leggere queste tue parole, con tutto il cuore 😀
    Avrei voluto scrivere una cosa del genere anche io (mi sono rigirata questi pensieri in testa tutto ieri sera) ma sono troppo pigra e non avevo nessuna voglia di rispondere ai commenti cinici/inaciditi/sconvolti di nessuno.
    Per cui…grazie!

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    • Gaia Conventi says :

      Cara Norma, benvenuta tra gli utentAmici di Giramenti. Posso immaginare il tuo fastidio – incluso quello di dover rispondere ai commenti cinici -, come vedi qui ne abbiamo parlato senza tirarci accidenti: ma su Giramenti è così, chi non è gradito lo capisce al volo. E tante volte nemmeno interviene.
      La vicenda mi ha toccato da vicino, e non solo perché è nata nel mio paesello. Io ammiro chi sa inventare, così come detesto chi si scaglia senza mezze misure contro tutto e tutti. Faccio satira, le mie cattiverie sono note, ma sono cattiverie ridanciane. Non mi azzarderei mai ad arrivare a certi livelli. Qualcuno non ha inteso che infastidire – ho visto usare epiteti indegni – un bambino, la sua maestra, i suoi genitori… Be’, cavolo, a casa mia si chiama bullismo. E non c’è scusa che tenga.

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      • Norma Amitrano says :

        Esattamente: bullismo, non c’è altro da dire. Ho letto commenti che volevano sembrare sagaci, ma erano soltanto pesanti e offensivi.
        Poi l’atteggiamento lagnoso verso qualsiasi cosa mi ha stancata, in generale. Forse sorridere ed essere contenti fa male e non lo sappiamo.

        Ti seguo già da un po’, ma non avevo mai commentato perché prima che prenda coraggio ce ne vuole, ma proprio come è successo a te, anche io sono rimasta molto colpita da questa storia e da questi risvolti che, nella mia ingenuità, non mi sarei aspettata mai.

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  12. minty77 says :

    Lato razionale. Dal basso dei miei studi letterari incompleti, posso dire che “petaloso” mi pare un aggettivo perfettamente in linea con le regole di composizione-con-suffisso della lingua italiana. E’ già stato detto: sostantivo + oso = pieno di (qualcosa). Non è inserito in un vocabolario, ma può funzionare tranquillamente.
    Lato solidale. Come “bambina” che elabora parole inventate a ogni piè sospinto, credo che il giovine Matteo non abbia fatto nulla di male. Né di strano. In effetti, calcolando che l’inventiva linguistica è spesso dote dei più giovani, l’unica cosa che molto mi stona è il veder trattare il giovine Matteo quale fenomeno strabiliante o numero da circo. Matteo ha fatto quello che ai bambini viene naturale e agli adulti (ad alcuni adulti) con appena un po’ di sforzo in più, anche: giocare e inventare. Che ci sarà di mirabolante o sconveniente? Boh!
    Lato istintivo (e cialtrone). A me “petaloso”, a pelle, non piace. Non per motivi di purezza linguistica (chi, io?!), ma puramente scatologici: a me ricorda il verbo “petare” (che, guarda caso, nel vocabolario non c’è, ma alcuni lo usano lo stesso e ha il suo bell’antenato latino XD), indi per cui ai miei occhi “petaloso” perde ogni poesia e mi genera, invece, sensazione di borborigmi. Sinesteticamente parlando, il suono “petaloso” mi “tanfa”. Riuscirei a riferirlo a un fiore solo parlando della Rafflesia (non la regina delle Mazoniane, ma la pianta. Che poi anche le Mazoniane erano piante, ma non perdiamoci…). Da lì il mio disagio verso il “petaloso” ^^;

    Quindi, di sicuro non condannerò tutta la faccenda del giovine Matteo per decrepiti motivi di purismo linguistico. Giammai.
    Però, però… dopo una giornata passata a vedermi bersagliata di “petaloso” un po’ ovunque (che puzza!), dopo aver visto la “parabola” di Matteo passare addirittura al TG1 di prima serata, e dopo aver visto lo stesso Matteo quasi scoppiare a piangere confessando che no, tutto quel bailamme attorno a lui non è che gli piaccia (servizio dello stesso tg, ieri sera), posso dire di essere ufficialmente infastidita.
    Non perché un bimbo ha inventato un aggettivo che mi puzza, non perché la sua maestra ne ha approfittato per interpellare la Crusca (anche se a me sarebbe parso eccessivo, ma a posteriori ho capito l’intento didattico della cosa), non perché la Crusca ha risposto in modo gentile e costruttivo…
    No, quello che ha infastidito me è tutto il circo equestre tirato su intorno a ‘sta storia. L’impressione è che quello che era nato, appunto, come un gioco e un’occasione didattica, sia stato preso dagli adulti e trasformato nel “caso” da dare in pasto ai social e ai media, tutti in blocco contagiati dalla nuova mania. Il gioco di Matteo s’è perso ormai nel delirio collettivo di un sacco di gente che guarda a quello che, lo ripeto, per me dovrebbe essere la norma in un’infanzia sana (mamma, mamma! ascolta questa parola che ho inventato! ti piace?) come fosse il passaggio della cometa di Halley.
    Sarò brutta, cattiva e cinica, ma da tutta la questione ho ricavato solo l’impressione che a questo mondo ci sia un sacco di gente che non tiene un tubo da fare tutto il giorno, e passa il tempo ad assecondare un altro popò di gente che va in cerca di notorietà – o solo di audience – montando un caso sul nulla. Vabbè…

    Dopodiché, per me “petaloso” può stare pure nel vocabolario, chissene. Come si diceva, se ci sta “multanime”… XD

    Gaia, se incontri il giovine Matteo, salutamelo. Ieri sera, quando l’ho visto al tg spaesato e stranito, avrei voluto abbracciarlo e dirgli di mandare tutti a ca*are e via! Sono una cattiva maestra. 😉

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    • Gaia Conventi says :

      Eh, la situazione è sfuggita a ogni controllo. E quando si aprono le gabbie del circo – circo mediatico, sia chiaro – le bestie si fanno prendere dal panico. È che i Media fanno il loro mestiere – questi non vedevano l’ora di raccontare di gente viva, così, per cambiare -, e le personcine demmerda fanno quello per cui sembrano essere tagliate: indulgere in cattiverie sparate col cannone da neve.
      La storia in sé era una bella favola con tanti buoni propositi – De Amicis avrebbe gradito -, la Crusca ha mandato una letterina che è venuta buona a tanti – niente mi leva dalla testa che qualcuno, fosse pure uno soltanto, nemmeno sapesse che c’è la crusca e la Crusca -, la maestra ha sostanzialmente avuto un’idea all’avanguardia. E a chi dice “Ma allora pure io potevo scrivere alla Crusca!” chiedo: sapevi si potesse fare, mio gentile cretinetti? Se la risposta è no, ma allora perché rompi le balle? Informati. Agisci. O levati amabilmente dal razzo. I disagi non vanno sbandierati, così da farne un vanto. Vanno curati. In caso non esista cura, vanno taciuti.
      Poi immagino che il giovane Matteo sia rimasto stralunato da questo show. Voglio sperare non sia incappato, nemmeno per sentito dire, nelle malignità a suo carico – e a carico della sua maestra – a cui invece ho assistito io. Evito di linkare l’immagine che ieri ha scatenato le mie ire, inutile fare pubblicità a certe merdate. Tengo solo a far presente che la satira è intelligente quando non si rischia d’essere inchiappettati per diffamazione.
      Ora, c’è una cosa da dire, se si dà modo ai dementi di avere una tastiera, i dementi si scateneranno. Ma pare non si possa levargliela. Sia chiaro, se fossi il padrone del mondo i dementi dovrebbero limitarsi a fare astine coi gessetti, ma ancora non ho avuto la qualifica. In caso, voi votatemi e io farò quanto promesso.
      Poi, venendo all’aggettivo in questione, petaloso non è né meglio né peggio di tanta roba che invento qui tutte le mattine. E grazie al cielo sono pochi i rompicoglioni che passano su Giramenti dicendomi che non capiscono quello che scrivo. Mai che la gente si ponga il problema in generale, quello di non capire una mischia. 😉

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    • Daniele says :

      D’accordo praticamente su tutto. Per me può anche starci che questa faccenda diventi un “caso” (due cosette le si può imparare, per esempio pare che non tutti sappiano che le parole si possono inventare anche se non sei Dario Fo.
      Forse alcuni pensano che le nuove parole ce le portano gli angeli, vai a sapere) ma non in questo modo, diamine!
      Quando ho saputo addirittura degli insulti a ragazzino + maestra + mamma… brrr! Mi limiterò a dire che il mondo è pieno di gente sgradevole che dovrebbe fare un esame della propria vita…

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  13. Carlotta says :

    Sono d’accordo. E aggiungo che la risposta dell’Accademia della Crusca conteneva almeno due lezioni di linguistica che a giudicare dai commenti sarcastici la maggior parte delle persone non ha capito. (No, ‘profumoso’ non è come ‘petaloso’ perché mentre esiste ‘profumato’, non esiste un’aggettivo che significhi ‘pieno di petali’.)
    Però la gente parla senza sapere, vuole fare sarcasmo a tutti i costi e rivela solo una profondissima ignoranza.
    Certo, non è il male assoluto essere ignoranti in qualcosa, io non so niente di fisica quantistica. E infatti mi guardo bene dal parlarne.

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    • Gaia Conventi says :

      La gente è fatta così, ecco perché mi affanno a perculare certi soggetti: non li si può prendere sul serio. Non si può nemmeno intavolare una discussione densa di significati. I lama sputano, inutile gareggiare a chi sputa più lontano. 😉

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