Facebook e l’acronimo anti-acredine

Sembra  che campare degnamente su Facebook stia diventando piuttosto complicato, eccomi allora a dare qualche breve suggerimento per evitare di rompere le balle al prossimo. Non è detto che dobbiate seguire alla lettera questo acronimo anti-acredine, ma è bene sappiate che da qualche parte, tra i vostri contatti, qualcuno apprezzerebbe il vostro impegno in tal senso.

F come FARE e NON FARE

Su Facebook potete lurkare – il lurker è il tale che legge senza mai intervenire – o essere dei rompicoglioni presenzialisti. Poi esiste la via di mezzo, ed è quella che risulta più simpatica. La via di mezzo è data da un utente che sul proprio diario posta cose interessanti – per lui, almeno, esisterà sempre qualcuno che le troverà noiose: è ovvio, è Facebook –, non è monotematico, non parla soltanto di sé – oggi ho mangiato questo, oggi ero vestito così, oggi ho fatto cose che voi umani… –, non riempie i propri spazi di meme con tramonti, gattini, citazioni libresche – spesso manca l’autore, manca il traduttore, non c’è il nome dell’opera –, non lascia che il suo appartamentino virtuale sia invaso da spottoni più o meno occulti: il tizio che saluta, ringrazia dell’amicizia e piazza lì il link all’acquisto del suo libro, le bufale in cui viene taggato – avete presente quella degli occhiali da sole venduti a qualche euro? Ecco, farsi taggare in quella roba lì e lasciarla visibile sul proprio diario è una vera sciatteria: tenetene conto – e, tutto sommato, evita pure di mostrarsi mezzo nudo. Le vostre tette e la vostra tartaruga interessano soltanto ai morti di figa – e alle morte di figo –, se state su Facebook per cercare compagnia in orizzontale non lamentatevi se poi ricevete messaggi privati di un certo tipo. Ma, soprattutto, non lamentatevi in uno status tra tette e culi.

A come ACCETTARE

Su Facebook riceverete richieste d’amicizia, sta a voi decidere se gradite o meno il nuovo contatto. Fate un salto sul suo diario, studiatelo un pochino e chiedetevi se avrete mai qualcosa da dirvi. Qualcuno sostiene che il limite massimo di 5000 amici sia facilmente raggiungibile, quindi apre più account – solitamente con bis e ter accanto a nome e cognome – o decide di trasformare il proprio profilo in pagina pubblica. Occorre far presente che esiste una certa differenza tra essere amici ed essere fan, quindi è meglio non prendere la cosa alla leggera. Per Gennarino Coccolino Scrittore  gli “amici” sono sempre potenziali lettori, dunque lui il problema non se lo pone. Bisognerebbe chiedere ai suoi contatti cosa ne pensano.
Ma su Facebook si può accettare anche una richiesta di like – metti mi piace, metti mi piace… – e accettare di far parte di un gruppo in cui si è stati infilati a forza. Non esiste la funzione “Chiedi a tizio se vuole entrare nel gruppo ics”, perciò i grupparoli non si faranno scrupoli ad aggiungervi alla loro piccola comunità. Potete certamente rimuovervi da lì e rimuovere l’utente rompicoglioni che vi ci ha piazzati. Inutile contattarlo spiegando che questo modo di fare non è per niente social, vi dirà che Facebook lo consente e dunque non c’è niente di sbagliato – Facebook in qualche caso ha sempre ragione, fa comodo – e sarete tacciati di snobismo.
E poi ci sono gli eventi, da accettare o da ignorare. In questi casi è molto utile la funzione “Ignora inviti da” e quella persona non potrà mai più rompervi le balle con le sue presentazioni a Vergate sul Membro.

C come COMMENTARE e CONDIVIDERE

Commentare è cosa buona e giusta, a patto di non commentare alla cazzo. I più bravi direbbero di non andare OT, off-topic, fuori tema. Ma certo lo potete fare coi contatti più stretti, quelli che nel tempo sono diventati amici. Però, se proprio dovete raccontarvi le vostre comuni esperienze all’asilo, meglio usare i messaggi personali. Ricordatevi che nei commenti vi leggono tutte le persone incluse nella privacy di quel post – decisa dall’autore – e dunque saranno in tanti a leggere gli affari vostri. Che, appunto, sono soltanto vostri.
Attenti anche al tono con cui commentate, in questi casi le faccine – orribili ma utili – possono rendere il vostro stato d’animo. Se il vostro stato d’animo è quello di uno scimmione con una banana ficcata nel culo – sta per: vi siete alzati col piede sbagliato e la banana ne ha subito approfittato –, evitate di commentare. Se decidete di dire la vostra, tenete presente che gli altri utenti faranno altrettanto. Se avete l’abitudine di trollare, sappiate che abboccheranno soltanto gli stupidi. In definitiva, con la giusta dose di cortesia, si può commentare ogni cosa. Se la cortesia non è il vostro forte, spegnete il computer e andate a spaccare pietre con la fronte. Facebook ne trarrà enormi benefici.

Condividere è l’anima di ogni social, a patto di non condividere bufale. Le bufale possono essere di diversa natura, prima di condividere una notizia vale sempre la pena osservare da quale sito o blog arriva. Se questo non bastasse, esiste Google. Se la notizia sta – o sta anche – in un sito di comprovata serietà, condividetela pure. Tenendo presente che ormai molte notizie date dai quotidiani sono fatte col copia-incolla: anche le news di un giornalone potrebbero essere delle cretinate. È sempre meglio fare una rapida ricerca sul web prima di mettere in giro una stupidaggine, ne va del vostro buon nome. La scusa “Tanto che male fa?” – spesso applicata alle catene di sant’Antonio, alle scie chimiche e alla medicina alternativa – è segno di pigrizia e scarsa cura di sé. Ogni baggianata fa male a qualcuno, soprattutto a chi la condivide da perfetto boccalone.

E come EVITARE

Sono tanti gli atteggiamenti che su Facebook andrebbero evitati, ma c’è anche chi evita d’usare il buonsenso. I social sono piazze pubbliche e il web non scorda nulla, evitate quindi di mettere su Facebook cose troppo personali, foto che vi ritraggono in maniera discinta, foto che non vorreste mai mostrare al vostro capoufficio. E, ma questo dipende da voi – voi genitori –, le foto dei vostri figli. Almeno quelle che in menti malate potrebbero creare un certo interesse. Ricordatevi che potete blindare il profilo quanto vi pare, non basterà a tenere lontani i lupi cattivi. Non se intendono fare dei danni.
Evitate anche di taggare le vostre foto se non siete certi che al taggato possa fare piacere – chiedete prima –, non taggate persone non presenti nello scatto, non taggate cinquanta persone in un meme di tramonti e, quando create un album, chiedete ai presenti se sono contenti d’apparire online: non tutti abbiamo la stessa sensibilità. Evitate anche di scaricare una foto condividendola come vostra: se la foto non è stata fatta da voi, siate corretti e condividetela dall’album del proprietario. Se l’album non è pubblico, evidentemente all’autore della foto non interessa che l’immagine venga condivisa. Aggirare il problema facendola diventare vostra è un atteggiamento da coglioni.

B come BOICOTTARE

Boicottare una marca, un prodotto, una pagina, un utente che vi ha fatto incazzare. Potete certamente farlo, ma pensateci bene prima di invitare i vostri contatti a fare altrettanto. Siete certi che la notizia che riguarda questo e quello non sia una bufala? E quando si tratta di un utente, siete sicuri che lo screzio tra voi debba diventare di pubblico dominio? Dando per assodato che si dice il peccato ma non il peccatore, se volete far presente uno scambio d’opinioni intercorso tra voi e quel tale, abbiate la cortesia di pubblicare lo screenshot nascondendo il nome del tizio: l’accorgimento dirà che siete personcine corrette. Anche in caso di diverbio “aperto al mondo”. Insomma, boicottate chi volete ma non fatene un caso di stato.

O come OCCULTARE e ODIARE

Scegliete il tipo di privacy che preferite e tenete presente che ogni post può averne una tutta sua. Ma Facebook è comunque una vetrina, dunque occhio – tocca ridirlo – a quello che postate. Occultare dopo è difficile, meglio pensarci prima.

In caso di odio feroce nei confronti di qualcuno o qualcosa, non usate Facebook per allargare tale sentimento all’intero universo. Facebook non è un campo di battaglia e la maggior parte delle persone non intende presenziare ai vostri deliri. Dovesse pure trattarsi di una buona causa, ad esempio le crudeltà sugli animali, postare foto tremende di maciullamenti in corso non farà di voi i paladini della giustizia. Sappiate che esiste gente che ama vedere quel genere di spettacolo – e voi ODIATE quei tizi lì – e facendo girare certe immagini li state sfamando. Mentre le brave persone, che mai darebbero calci in culo a un dalmata, ne resteranno schifate.

O come OSSEQUIARE

L’ossequiare è faccenda complicata. Si va dal semplice status “Buongiorno mondo!” con relative frecciatine degli utenti più caustici – «ma chi te se incula…» – ai cuoricini di risposta degli amici più cari – il mondo, si sa, non si fa mai vivo personalmente –, fino al più complesso ossequio a mo’ di bidè editoriale. Succede tra scrittorucoli che osannano scrittori più o meno arrivati. Ma succede anche che, se il complimento non ottiene la giusta dose d’approvazione, il complimentoso s’incazzi. Seguono commenti – non sempre e non solo sul diario dello scrittore inizialmente ossequiato – che chiamano in causa il tirarsela un mucchio e l’essere palloni gonfiati.
Il mio consiglio è frequentare i diari dei “più o meno grandi” – si sa che è questione di gusti letterari – col dovuto rispetto e tenendo la lingua a posto – mai slinguazzare sotto la cintola! –, allo stesso modo l’ossequiato non dovrà prendere i complimenti troppo sul serio: nove volte su dieci seguirà l’invio di un manoscritto inedito nei messaggi privati… «Puoi leggerlo? Puoi fare qualcosa per me? Sono uno scrittorucolo bravissimo ma incompreso». E ricordate sempre che i leccaculo troppo sfacciati non piacciono, occorre il giusto grado di sobria eleganza e una tempistica da stabilire caso per caso. Prima d’inviare il manoscritto di cui si diceva.

K come KE KAZZO USI A FARE LE KAPPA?

Sembra incredibile ma non sono soltanto i quindicenni in seconda media – repetita iuvant – a prodigarsi in questa moda da disadattati. E se la colpa è degli sms e del relativo risparmio di caratteri, su Facebook il problema non esiste: dunque perché insistere? Tale bisogno di risparmio verboso non esiste anche e soprattutto quando il quindicenne è cresciuto, magari diventando un cinquantenne che reputa le kappa il giusto tocco di giovanilismo; un po’ come accade a Moccia quando indossa il cappellino con la visiera.
Scrivere status chiari e corretti è un bel modo – semplice e gratuito – per ottenere l’attenzione dei propri simili. Gli errori di stumpa sono un malanno da poco – premi su “modifica” e correggi – e nessuno pretende che gli utenti siano in lizza per un Nobel. In caso di dubbi, Google aiuta: ciliege o ciliegie? In caso di pigrizia, parlate di mele e pere. Ma tenete presente che non era ciò che volevate dire, ora capite quanto torna utile farsi intendere?

Annunci

Tag:,

About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

4 responses to “Facebook e l’acronimo anti-acredine”

  1. mozart2006 says :

    Post decisamente pieno di buon senso. Noto en passant che tu su fb saresti una che mi lurka 😀

    Mi piace

  2. Daniele says :

    Carino e petaloso ;P ma temo che vada per la maggiore un altro tipo di acronimo acrimonioso

    Frasi a effetto
    Aceto vs scie kmke!!1!
    Cattini (non c’è la G, ci si arrangia. Tutto, ma mai senza mici!)
    Esagerare sempre
    Benaltrismo (va bene, hai ragione… ma i marò?)
    Oltranzismo (no, davvero: i marò?)
    Oscenità ignorante (escile!!1!1!)
    Ka$ta (ci rubbano i nostri soldi!!1!)

    Non avendo un account, potrei sbagliarmi, ma da osservazioni ambientali…

    Mi piace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: