L’impicciaBOOK n°4

Cari utentAmici, eccoci di nuovo qui con l’impicciaBOOK. Come al solito io farò pochissimo e mi affiderò a voi per tutto il resto.
Stamattina di parla di racconti, un genere che in Italia pare non aver mai attecchito. Eppure sono tanti i grandi autori di racconti e di certo saprete consigliarmi – e consigliare agli amici che ci leggono – una buona antologia. Ma pure una cattiva, assolutamente da evitare. Non tutti i racconti riescono col buco!

*Andranno benone anche antologie con testi di più autori. Raccolte a tema e via andare.

E con l’impicciaBOOK ci risentiamo domenica prossima.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

16 responses to “L’impicciaBOOK n°4”

  1. mosco says :

    a me il racconto piace, ma il raccontatore deve essere molto bravo. I difetti, in un testo breve, non si possono diluire in molte pagine e saltano subito all’occhio.

    cmq, sarò banale:
    libri sì:

    Carver, belli sia editati che originali: “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” (ripubblicato col titolo “Principianti” senza gli interventi di Lish”); e Cattedrale”

    Ovviamente, Hemingway, “i 49 racconti”.

    Primo Levi, “Il sistema periodico”, mio livre de chevet. Il racconto “carbonio” è magnifico.

    Isaac Singer, “Gimpel l’idiota”

    AA.VV.: “Racconti di montagna” (http://goo.gl/e6c6Xy) alcuni molto belli a prescindere dall’argomento, altri meno. Nell’insieme buoni

    libri boh:
    Franco Stelzer. “Ano di volpi argentate” lo devo ancora digerire.

    libri no:
    “Vento rosso e altri racconti” di Chandler. A parte uno, gli altri racconti duppalle. odio queste furbate editoriali: Chandler è un grande, pubblicare i fondi di cassetto dovrebbe portare dritti all’inferno!

    Mi piace questo giochino, vado a ravanare sugli scaffali e ritrovo belle cose, oltre a polvere e diversi ragni.

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  2. sandra says :

    ALICE MUNRO uno dei pochi Nobel che ho capito! Racconti sublimi, non te ne staccheresti mai!

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  3. ellagadda says :

    A me piace tanto L’ipocrita di Cerami (e in generale mi piace Cerami), rimanendo in Italia mi viene in mente “Il reggimento parte all’alba” di Buzzati, concordo con i racconti di Primo Levi (c’è un volume consistente della Einaudi che li raccoglie tutti), Le ombre bianche di Flaiano.
    Sempre pescando a caso metto anche Carver “Cattedrale”, e Salamov “I racconti della Kolyma”.

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  4. alessandrap says :

    Bellissimo “Il sistema periodico” di Primo Levi!

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  5. Andrea says :

    Gentile Gaia Buon Giorno
    Per non so quale alchimia concordo su tutto con Mosco, tranne Carver che conosco pochino. Sono in sintonia anche su Stelzer. Non lo comprendo.
    Mi permetto di aggiungere a costo di apparire stucchevole un libro di tanti anni fa, era il 1962, e che ogni tanto rileggo con uno strano piacere come le caramelle mai dimenticate della zia Maria (sopratutto quelle che si toglieva dalla bocca quando la riserva era finita); Il bosco degli Urogalli di Mario Rigoni Stern. Astenesi dalla lettura i fanatici di ogni credo.
    Un caro Saluto Andrea

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    • mosco says :

      Andrea, come ho fatto a non pensarci? Rigoni Stern! Sono diversi i suoi libri di racconti, tutti belli. Parla di un mondo che non c’è più e che ho sfiorato, e pur sapendo che non si stava meglio, si lavorava come muli, si pativa freddo e fame e si moriva giovani, bè un po’ di nostalgia devo dire che mi viene.

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      • Andrea says :

        Gentile Mosco sapevo che si sarebbe data una pacca sulla fronte; è vero quello che dice, e Il Mario non lo ha mai nascosto. Quello però era ancora un mondo di uomini e donne che avevano il coraggio di incontrarsi, nel mondo di oggi mi sembra come se tutti noi fossimo avvolti da una pellicola come quella per il frigo, mi sembra che si viva tutti in una specie di frigo
        (non tiro in ballo matrix, per amor di patria, ma insomma…). Anch’io coltivo un po’ di nostalgia, ma nello stesso tempo ho la consapevolezza di aver avuto il privilegio di vivere qualcosa che pochi oggi possono dire di aver vissuto. La mia giovinezza di guardiano di vacche la porto con me come diadema anche quando passo le porte delle università. E Mario è pietra preziosissima di quel diadema. Succedeva che avessimo appena acceso il fuoco (alle quattro del mattino) che appariva sulla porta con una bottiglia di vino e dietro si portava certi amici che allora facevano la storia d’Italia. Ma tutto questo l’ho scoperto solo molti anni dopo.
        Un caro saluto Andrea

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    • Gaia Conventi says :

      Andrea carissimo, mi scuso per la latitanza: stavo fotografando un paio di gare, e poi stavo lavorando le foto. Ma finalmente sono qui e rispondo al suo commento.
      Confesso d’aver seguito questo post da lontano, ero dalle parti di Pordenone. E mentre voi lasciavate consigli e sconsigli libreschi mi dicevo: che strana cosa mettere assieme il tiro dinamico e i libri. Confesso poi – e addio modestia! – che più di un tiratore segue anche i post di Giramenti. Ecco, ci tenevo a dirlo.

      *Lietissima di vedere che lei e Mosco avete tante cose in comune. E prima o poi quel caffè… 😉

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  6. xarlotta says :

    Nulla so di antologie, quindi vado sul classico. Per me, i più bei racconti sono quelli di Checov e qui veramente occorrrebbe compilare una buona antologia nella sua produzione sterminata: segnalo, due per tutti, il terribile “La voglia di dormire” e l’altrettanto scioccante “Ostriche”. Poi c’è Maupassant, i cui raccnti hanno ancora una modernità asssoluta: e c’è il nostro Verga., la cui novella “La roba” è degna di stare in qualunque antologia..

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  7. mammalivia says :

    Anche se la fantascienza non è il mio genere, la mia raccolta di racconti preferita è la vecchissima “Universo a sette incognite” (in cui c’è “il giorno dei trifidi”, tanto per dire). Ho anche un altro volume affiancato ma ora non ne ricordo il titolo, sempre fantascienza vintage è.
    Altri libri in, tutti di Stephen King: “A volte ritornano”, “Scheletri”, “Stagioni diverse” e “Incubi e deliri”. C’è pure “Quattro dopo mezzanotte” ma sono più libri brevi.
    Devo rileggermi le novelle di Verga e Pirandello, ma credo che mi fosse piaciuto di più il primo.
    Ah, ricordo con commozione “Il decimo clandestino” di Guareschi, un altro mio idolo.

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