“I «gioielli» di Monty Bodkin” di P.G. Wodehouse (trad. Elena Spagnol, intro di Franco Cavallone) per il Reading Challenge 2016 e con recensione facciale.

Oh che gioia i «gioielli» del gioiellino!

Eccomi a sfamare la categoria 3 del Reading Challenge 2016: “Un libro uscito nel tuo anno di nascita”. In questo caso si tratta del 1974 – alle signore non si chiede l’età, ma ci sono anche signore che se ne fregano –, in quell’anno il libercolo uscì in Italia. La versione originale è del ’72, ma visto che io leggo in italico idioma… Insomma, ok, ci siamo capiti. Per fare le cose con criterio – alla faccia dei perfettini! – mi sono pure dotata della prima edizione Oscar Mondadori del gennaio 1974. Vogliatemi bene, raramente mi succede d’essere così spaccaculo ai passeri.

Come racconta Franco Cavallone nell’introduzione, «Il mondo di Wodehouse è stato definito never-never land, un paese dell’irrealtà, che non esiste e, forse, non è mai esistito, se non in certi cantucci dorati dell’Inghilterra edoardiana» (pagina 7). E i libri del buon vecchio P.G. vanno presi proprio così: sono una tisana di buonumore, una cura al mal di stomaco che la vita procura. Non si può pretendere siano pure libri dalla trama credibile, ma si può star certi che l’ironia non manca.
Nei romanzi di Wodehouse – e li prendo in blocco, tanto sono fatti con lo stampino – anche i cattivi sono brave persone e la cosa peggiore che può succedere è un matrimonio che rischia di non approdare all’altare – ma poi tutto si risolve – e una piccola ruberia – sempre infinitesimale, qui i protagonisti non campano in miniera – che non farà collassare alcun patrimonio. Insomma, fastidi da poco ma proposti dalla penna circense di P.G. Che riesce a far ballare tutti in sincro.
E poi si ride. Nei romanzi di P.G. si ride sempre. Puoi dirti che la storia non è nuova, che P.G. roba così l’ha già scritta – è campato talmente tanto che ripetersi era quasi inevitabile – ma non puoi non apprezzarne il bon ton. Inoltre, vi fosse sfuggito quel never di qua e never di là, nei suoi romanzi non tromba mai nessuno. Lo fa notare Cavallone nell’intro: «Un aspetto singolare di questa generale inverosimiglianza è l’assenza totale […] dell’elemento sessuale». Il bello è che non lo noti, non subito. Le vicende – non sto a raccontarvi questa in particolare, sappiate solo che è un pasticcino di pasticci – sono così ben architettate e ogni elemento gira a meraviglia nel meccanismo del carillon, che i salti della cavallina sarebbero persino di troppo. P.G. mica era un quaquaraquà, non aveva bisogno di tette e culi per allungare il brodo.

E i gioielli? Perché nel titolo stanno tra caporali? Non fatemi spoilerare, leggetevi il libercolo che vi sana la gastrite. I «gioielli» di Monty Bodkin può decisamente sfoggiare il bollino blu di Giramenti, e chi ci conosce sa che non applichiamo bollini alla razzo di rane.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

8 responses to ““I «gioielli» di Monty Bodkin” di P.G. Wodehouse (trad. Elena Spagnol, intro di Franco Cavallone) per il Reading Challenge 2016 e con recensione facciale.”

  1. Daniele says :

    Non ho mai letto nulla di suo. Ancora.
    Dovrei avere un suo libriccino che negli anni ’90 fu allegato a Cuore, mi pare che tu lo avessi librisiato (voce del verbo librisiare, significa “infilare tra i libri sì. Che dici, chiedo alla Crusca se va bene, o i neopuristi della lingua di Facebook mi farebbero del male? 😛 ) un po’ di tempo fa…

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    • Gaia Conventi says :

      Era “L’amore tra i polli”, libercolo giunto fin qui grazie a un pranzo di Giramenti. Ed era un libercoletto molto grazioso, ma “I gioielli…” è meglio.
      Per quanto riguarda la Crusca: per fortuna non legge questo blog. Fortuna sua e nostra. I neopuristi di Facebook, invece, se ne faranno una ragione. O magari no. Tanto è uguale. 😀

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  2. mammalivia says :

    Ecco, Amore tra i polli l’avevo trovato semidistrutto in qualche negozio dell’usato ma poi è sparito. Ho altri libri del caro vecchio Pelham e in uno di questi appare anche Monty Bodkin, ma non ricordo quale. Saranno fatti con lo stampino, ma il filone Jeeves e il filone Blandings mi hanno fatto passare tante ore spensierate…

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    • Gaia Conventi says :

      Ma è questo il bello di certi “stampini”! 😀
      Se la cosa funziona ed è replicabile senza stancare il lettore, allora direi che siamo in presenza di un buon prodotto. E di uno stampino mica male.

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  3. cinzia andrei says :

    adoro. adoro.ne avrò letti 50. benedico quell’uomo. vi ricordate che in pane e tulipani bruno ganz è sdraiato sul letto e legge un libro della serie jeeves?

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