“Come sopravvivere al politicamente corretto. Prontuario (semiserio) delle follie iper-correttiste” di Luigi Mascheroni.

Ecco un libercoletto spinoso. Già il suo reperimento potrebbe farmi incappare nelle ire dei commentatori anonimi – sappiate che non ho tempo… andale! – perché dire in un blog di genere vagamente libresco che il tomo – in realtà un tomino – in questione era in vendita col quotidiano Il Giornale è come investire una suora sulle strisce pedonali: non è bello, non sta bene – nemmeno la suora sta bene, ma anche dare troppo spazio ai lamenti clericali, siora mia, non è cosa – e dunque meglio sarebbe se vi autoconvinceste che il Mascheroni mi è stato recapitato per posta. Da un ammiratore misterioso. Se così vi piace di più, allora andiamo avanti.
Ah, non chiedetemi che fine abbia fatto il quotidiano, sulla mia scrivania non è arrivato. Però la pagina culturale de Il Giornale la leggo online. Sì, leggo anche quella di Repubblica. Non sai mai da dove può arrivarti una dritta, invito i duri e i puri a fare meno gli schifiltosi.

Luigi Mascheroni mi piace, è un gran bel tipo, uno che se ne frega di sembrare simpatico. Non lo condivido sempre e non lo condivido in tutto, ma è anche vero che nelle favole ho sempre preso le parti del cattivo. Il cattivo è più interessante, più sfaccettato e meno monocorde. Mascheroni è dunque il cattivo della fiaba del politicamente corretto. Una moda che in più di un caso mi ha strappato una risata, una risata sghemba al pensiero che qualcuno, davvero, possa aver preso sul serio la faccenda del “diversamente qualcosa” e della ministra. Con la A. Segno che qualche geGNo della lambada pensa di cambiare la realtà in meglio mutandone i nomi, una sorta di ruota della fortuna. E Mascheroni di esempi ne propone molti, e ci si incazza pure. Ecco, è qui che io e Mascheroni ci ritroviamo sulla stessa barca ma con diverse modalità di viaggio: io rido del politicamente corretto e, quando posso, lo prendo politicamente e correttamente per il culo.

Ma veniamo finalmente alle cinquanta – meno sbrisga – paginette mascheroniane: «C’era una volta il pensiero forte, poi il pensiero debole, poi il pensiero corto e ora il pensiero stupido, ossia quella forma pericolosa di atteggiamento sociale che piega ogni opinione verso un’attenzione morbosa al rispetto degli “altri”, perdendo quello per la propria intelligenza […]. Come la goccia che scava la pietra, il Politicamente Corretto ha per anni eroso – e continua implacabilmente a farlo – anche il diamante inscalfibile del buon senso» (pagine 11 e 12). Affermazione con cui concordo, ma spero che Mascheroni non abbia dimenticato – non ho il suo numero di cellulare e quindi non posso accertarmene – che tra il buonismo strisciante che definisce i bidelli “personale non docente” e il buon senso che li chiama con la loro quotidiana qualifica – non vedo perché bidello e netturbino abbiano bisogno di tale abbellimento scenografico, fanno un lavoro onesto e degno del plauso della comunità, mica fanno gli spacciatori e i puttanieri – la gente comune – che è poi quella che campa di lavori onesti e non prende parte alle dispute pelose e penose di certi ambienti culturali – tenda ancora a dirli bidelli. E a indicare i netturbini come tali. Poi non so se bidelli e netturbini non ci dormano la notte, ma a quel punto è questione d’autostima e non di vocabolario.

Mascheroni porta diversi esempi di attimi di vita vissuta in cui il politicamente corretto ha preso il sopravvento: «[…] sull’onda emotiva dell’attentato alla redazione del giornale satirico francese, si levò un corale “Je Suis Charlie” ma, tempo pochi giorni, serpeggiò il dubbio: molti iniziarono a pensare che la scelta di pubblicare le vignette sul profeta Maometto fosse “irresponsabile” (per il New York Times) o addirittura “stupida” (per il Finacial Times) […]» (pagina 15). Di quel momento infausto ricordo anche il papa che parlava di mamma sua e del pugno che avrebbe tirato a chi l’avesse offesa. La ritenni una barzelletta à la Pierino, una di quelle gag che fanno ridere sì e no alle elementari. È anche vero che tutto passa e morto un papa se ne fa un altro – per fortuna abbiamo pure il sostituto, per sfortuna il sostituto è Ratzinger –, ma mi auguro che il Vaticano non voglia darci lezioni di satira. Così come spero che nessuno imponga temi, fatti e personaggi di cui non si può ciarlare. E farci vignette. Tra la libertà di stampa, la stampa libera di dare fastidio e il politicamente corretto passano diversi toni di grigio. Ma anche qui ecco arrivare gli spunti del libercolo: «Nel 2011 il professor Alan Gribben della Auburn University di Montgomery, che ha curato una nuova versione del romanzo Huckleberry Finn di Mark Twain, decise di sostituire, all’insegna della correttezza politica, la parola nigger (negro), che ricorre nel libro ben 219 volte, col termine più sopportabile “slave” (schiavo). E già che c’era eliminò anche il termine “Injun” (indiano). Facendo finta di non sapere che nel 1884, quando uscì il libro, il termine “nigger” non aveva alcuna connotazione spregiativa; anzi, Twain fu un appassionato critico del razzismo americano […]» (pagina 25). E ancora, alla stessa pagina, Mascheroni racconta della guerra di petizioni del Movimento 5 stelle «per far chiudere il Museo di Antropologia Criminale di Torino intitolato a Cesare Lombroso in quanto “pseudoscienziato razzista”; dimenticando che Lombroso è figlio del positivismo ottocentesco e non è un medico dei giorni nostri».

Allo stesso modo un gruppo di professori di Oxford e Cambridge sta «uccidendo progressivamente la libertà di pensiero e di espressione nelle università britanniche» (pagina 27) tanto da voler far rimuovere la statua di Cecil Rhodes, ex alunno di Oxford, ispiratore dell’apartheid in Sudafrica ma pure creatore di una borsa di studio. La stessa di cui ha usufruito l’ex studente dell’Oriel College, il sudafricano Ntokozo Qwabe, che ha potuto studiare a Oxford proprio grazie alla fondazione Rhodes. Ancora a Oxford, dove evidentemente la noia è una brutta bestia, la questione dell’annullamento di un dibattito sull’aborto – Mascheroni ne parla a pagina 28 – perché una studentessa «si sarebbe sentita offesa dalla presenza in aula di “una persona senza utero” che, tradotto, significa “un uomo”». Senza dimenticare le statue dei Musei Capitolini inscatolate in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rohani o la decisione del Rijksmuseum di Amsterdam di «cambiare nome a un centinaio di quadri che contengono parole discriminatorie».

Su Facebook ha fatto ridere – ma è faccenda seria – la controversia per il dipinto L’origine del mondo di Gustave Courbet. Che sia altamente ginecologico è fuori discussione, che sia pornografia è ancora da stabilire. Pare che la corte d’appello di Parigi – è francese il tizio che da quattro anni lotta con Facebook per poter postare quel quadro senza vederselo oscurare – intenda celebrare un processo apposito. Problemi simili li ha anche Pippi Calzelunghe, che è stata censurata per razzismo: «nel romanzo di Astrid Lindgren, scritto nel 1945, l’espressione “Regina negra” anni fa fu sostituita, nell’edizione di una casa editrice tedesca, con la più accettabile “Regina dei Mari del Sud”» (pagine 30 e 31). Non è andata meglio a Roald Dahl, colpevole d’aver messo troppi pigmei nella sua fabbrica di cioccolato, a Michael Ende per eccesso di “negri” ne Il mangiasogni, a Christopher Marlowe che in Tamerlano il grande «cita a sproposito Maometto», ad Agatha Christie che nel ’39 ha scritto Dieci piccoli negri che poi sono diventati Dieci piccoli indiani – ma vi ricordo che Alan Gribben ha corretto anche “indiano” in Huckleberry Finn. Problemi simili per Tom & Jerry, personaggi di Hanna e Barbera nati nel 1940, che secondo Amazon «incarnano alcuni pregiudizi etnici e razziali che erano sbagliati un tempo e lo rimangono oggi».
Vale poi la pena ricordare che la Columbia University ha «aperto un contenzioso su Ovidio e sul “contenuto troppo violento” e “le scene erotiche tali da provocare traumi nei giovani lettori” delle sue Metamorfosi». Non dormono il sonno del giusto nemmeno Pound, Shakespeare e Dante, «espunti dai programmi scolastici [di qualche liceo americano] perché giudicati razzisti e omofobi». Allo stesso modo, «lo scrittore nigeriano Chinua Achebe ha proposto la messa al bando di Cuore di tenebra di Joseph Conrad in quanto “sprezzante nei confronti degli africani”» (pagina 33).

I fatti incresciosi e incredibili tirati in ballo da Mascheroni sono davvero tanti, ma l’autore ha una cura a questo malanno dilagante: «Ricordarsi che tra un termine politicamente corretto e uno ritenuto discriminatorio, è molto probabile che il meno offensivo, perché più vero, sia il secondo» e «Considerare l’ipotesi che oggi il politicamente corretto non indichi la legittima e condivisibile volontà di non ferire le altre persone, ma smascheri piuttosto la paura che qualcuno ci possa accusare di dire qualcosa di scorretto. Tra l’ipocrisia e la sensibilità, vince sempre la prima» (pagina 21).
Un libro che a una larga fetta di platea farà accapponare la pelle – non dimentichiamoci che era allegato a Il Giornale, ma più di qualcuno non sarà andato oltre l’incipit della mia recensione proprio per questo motivo –, per altri sarà invece un piccolo manifesto d’intenti.
Teniamo presente che il sottotitolo si avvale del termine “semiserio”, quindi non fatevi venire il sangue cattivo se per Mascheroni «Roberto Saviano è un moralista insopportabile» – e aggiunge «con Gomorra mi ci spazzo il culo perché preferisco leggere Leonardo Sciascia che tra “gli uomini, i mezzi uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) piglianculo e i quaquaraqua” appartiene, lui sì, alla prima categoria» (pagina 44) – o, al contrario, non pretendete le stigmate se state combattendo la vostra personale battaglia al politicamente corretto. Esiste sempre una via di mezzo, di solito è quella che ci rende personcine frequentabili.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

15 responses to ““Come sopravvivere al politicamente corretto. Prontuario (semiserio) delle follie iper-correttiste” di Luigi Mascheroni.”

  1. Daniele says :

    Prima di tutto, bello il geGno della lambada 😄 trovo l’idea ricca di sense of wonder. Riguardo al Giornale, lo trovo una “roba” con un passato agghiacciante (ricordo ancora i titoli sciagurati di certi articoli online, e non è questione di politicamente corretto) ma che ha anche pubblicato una recensione feroce a un libro di Baricco. Magari lo maltrattano ogni 3×2, non lo so, comunque se allegassero qualcosa che mi interessa a un prezzo appropriato, quella volta lo comprerei pure io 😛

    Comunque, le epurazioni che hai citato mi daranno gli incubi o__O evidentemente, certa gente non riuscirà a scavarsi un posto nella storia in altro modo, al fianco di chi è considerato “grande” ma non necessariamente “impeccabile”. E mi hai ricordato il caso di un premio per la narrativa fantastica: il trofeo aveva l’aspetto di una surreale caricatura di Lovecraft, ma siccome era alquanto xenofobo in vita, alcuni si sono lamentati di recente e hanno ottenuto che il trofeo cambiasse aspetto – colpevolmente non ricordo quale personaggio importante del genere abbiano scelto.
    Magari un giorno cambieranno anche quella scelta – vai a sapere, forse il nuovo modello si metteva le dita nel naso…

    E poi, ricordo il caso di Squillo, un gioco di carte di un personaggino delicato, un cantante chiamato Immanuel Casto: giocando, si mette in scena una lotta tra papponi per il controllo del territorio tramite carte che hanno un elemento comico di grana grossa.
    E giù di interrogazioni parlamentari, ché in Italia si può andare a puttane (o esserlo) ma non fare finta di essere infami magnaccia in un gioco fatto così così..

    Il problema del politicamente corretto è decisamente l’incapacità di afferrare qualsiasi contesto storico, comico o comunque artistico… tutto va preso sul serio, per ‘sti ipocriti!

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    • Gaia Conventi says :

      Che Il Giornale possa evitarsi certi titoloni, be’, direi di sì. E ho dovuto introdurre tutto quel pistolotto iniziale non tanto per stare nel coro – come suggerisce il nostro commentatore nuovo nuovo del posto – quanto, invece, per evitare le solite rotture di coglioni. Che non hanno colore, hanno solo tempo da perdere. Ma anche questo rientra nel politicamente e non politicamente corretto: manca la mezza misura e manca il buonsenso. E tocca spendere parole inutili, mia nonna buonanima ci sarebbe arrivata anche senza. Detto ciò, il manuale in questione – in cui trovo ci sia una dose di rabbia che non giova: si percula restando neutri, funziona meglio – riporta casi davvero interessanti. Interessanti nel loro essere fuori di melone. Il buonsenso, siamo sempre lì. Manca.

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  2. helgaldo says :

    Prontuario (semiserio) delle follie ipercorrettiste: preoccuparsi per prima cosa di controbilanciare la lettura delle pagine culturali del Giornale con la lettura di quelle di Repubblica. Per non sembrare fuori dal coro. Chissà se il buon Luigi ha messo anche questa nel suo libretto. Dovresti suggerirgliela…

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    • Gaia Conventi says :

      Valeva come suggerimento. Non si era capito?

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      • helgaldo says :

        Post bellissimo, mi ha però bruciato il succo del libro che mi interessava… Leggere le pagine culturali di qualsiasi schieramento, senza sentire il bisogno di giustificarsi. Questo è uno dei tanti modi per essere correttamente scorretti. Nori, politicamente scorretto su Libero, è spassosissimo, fattelo comprare dal tuo amico al venerdì (online non c’è). Qualche volta ho riportato anch’io il Mascheroni-pensiero, pensa un po’ che scandalo. 😀

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        • Gaia Conventi says :

          Maledetti spoiler, e pensare che si riesce pure a scansarli. Hai provato?

          Vedo che non hai colto: non mi stavo giustificando, stavo perdendo del tempo una volta soltanto per evitare di farlo in più occasioni nei commenti. E invece…
          Per quanto riguarda Nori – o chiunque altro -, se l’invito era leggerlo per imparare qualcosa, mi caschi nella categoria di quelli che pretendono gli compri il libro per poi dirne bene sul blog. Mi fa bene Libero del venerdì? Regalamelo. I gentiluomini fanno così, poi ci sono quelli che si palesano dall’alto e visti da sotto mostrando un comune didietro.

          *Perdonami se non so chi riporti di solito sul tuo blog, non ti seguo. 😀

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  3. mosco says :

    “Spazzino” è da ergastolo? In tal caso portatemi le arance.

    (avete fatto caso che i ciechi chiamano sé stessi “ciechi” e non “non vedenti”?
    https://www.uiciechi.it/ )

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  4. minty77 says :

    non vedo perché bidello e netturbino abbiano bisogno di tale abbellimento scenografico, fanno un lavoro onesto e degno del plauso della comunità, mica fanno gli spacciatori e i puttanieri

    Applausi! Condivido in toto.
    Normalmente cerco di essere indulgente col politicamente corretto, quando non pretende di strafare, giusto perché il suo contrario ostile è, spesso, troppo aggressivo. Ma, appunto, i casi in cui il politically correct si mantiene su un livello accettabile (per la comune intelligenza), sono, ahimé, ben pochi, ché il più delle volte sbraca direttamente nella più aperta contrarietà al buon senso (e alla cultura).

    In particolar modo, mi mandano fuori di testa i dictat del politicamente corretto in fatto di linguaggio, che il più delle volte propongono lo stupro del patrio idioma in nome di non-si-sa-bene-quale manuale di cortesia pelosa.
    Sarà pur vero che la lingua riflette una visione del mondo, e da tempo la psicologia linguistica si chiede se sia la realtà a dar forma al linguaggio o viceversa. Però…
    Però il tuo “ministrA” (orrendo), mi ricorda la polemica su “sindacA”, sostantivo invocato dai fedeli del PC (politicamente corretto, non partito comunista :P). Non si deve, infatti, dire “sindachessa”, perché pare che il suffisso in -essa, così come quello in -trice, riflettano un maschilismo di fondo, una concessione fatta dal mondo maschile a quello femminile. La desinenza in -a, invece, è femminista.
    Deduco quindi che le leonesse diventeranno leone, le professoresse professore, le direttrici direttore… ah, no, aspetta! Ma così il plurale femminile coinciderà col singolare maschile! Poco male, la chiarezza e l’immediatezza di significato può ben essere sacrificata sull’altare del politically correct, no? 😛

    Sono da tempo inferocita col PC (vedi sopra) per aver criminalizzato un vocabolo come “negro”, che fino a pochi decenni fa in Italia non solo non era dispregiativo, ma, anzi, era un arcaismo aulico, derivante dal latino, privilegiato dai poeti, termine elegante e prezioso. E adesso è visto peggio che un lebbroso appestato. Noi non possiamo più usare una parola amata dai nostri vati, nostro patrimonio artistico, pena l’ostracismo sociale.
    A quando la proposta di modifica del vergognoso terzultimo verso del “Pianto antico” carducciano? Quel “terra negra” è ovviamente offensivo. E le maestre che, al giorno d’oggi, invitassero allo studio del componimento, meriterebbero la patente di ignobili razziste, no?
    (ndme: in 5a elementare a noi quella poesia l’hanno fatta studiare, ci hanno spiegato tutti i significati dei termini arcaici, ci hanno raccontato la storia del figliolino del poeta morto, l’abbiamo mandata a memoria e io presi “Super bravissima” per averla recitata con sentimento e ispirazione. Dovendolo rifare ora, probabilmente mi arresterebbero…)

    No, davvero, trovo demenziali, ineleganti e abbruttenti quasi tutte le proposte politicamente corrette di modifica della lingua o di “criminalizzazione” del vocabolario. Altro che “petaloso”! Il pericolo per il linguaggio è ben altro!

    Quanto al fatto che il Mascheroni venga allegato a Il Giornale, poco male. La testata la ritengo spesso vergognosa nelle sue esternazioni, ma di fronte a un buon allegato, non depreco l’acquisto. Mi sa che qualche allegato di quel quotidiano giri anche per casa mia (nella fattispecie, una biografia di Lorenzo il Magnifico). Tra l’altro, il più delle volte, gli allegati vengono via pure senza il giornale attaccato 😉

    Partito “spazzino” anche da queste parti. “Netturbino”, qua, è roba da libro stampato e Devoto-Oli soltanto! 😄

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    • Gaia Conventi says :

      Tra l’altro, il più delle volte, gli allegati vengono via pure senza il giornale attaccato

      Ma tu ben sai che nella rossa Ferrara Il Giornale va via solo se ci alleghi qualcosa di “neutro”. Se cominci a fare storie – il quotidiano no, grazie, preferisco viaggiare leggero -, il giornalaio ti mena. 😀

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    • Daniele says :

      Credo che il problema della parola “negro” venga dal fatto che si usi per tradurre dall’inglese la parola “nigger”: lì è stata usata spesso dai bianchi come dispregiativo e oggi, solo un afroamericano può usarla senza offendere.
      In pratica, qualcuno ha deciso che “negro” veicola anche la sfumatura di “nigger” e ha evidentemente convinto abbastanza persone da fare massa critica, ma non così tante da rendere la cosa scontata per tutti.
      Da noi… l’ho sentito usare come offesa in forse tre occasioni. Ho sentito usare più spesso “ebreo” come sinonimo di taccagno (circa sette volte in tutta la mia vita).

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  5. mozart2006 says :

    Aggiornatevi, signori e signore. Oggi gli alcolizzati si chiamano “allergici alle bevande ad alto contenuto acqueo”.
    E i falliti sono “esperti in non-successi”.
    (Anche i ricchi, credo, sarebbero contenti di essere definiti come “disadatti geneticamente alla poverta”, non credete? 😀 )

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