L’impicciaBOOK n°7

Ehilà, eccoci nuovamente qui con l’impicciaBOOK, stamattina si parla di regali.

In giro c’è ancora gente convinta che regalare libri e profumi sia il modo più semplice per levarsi d’impiccio. Ma dato che qui non ci occupiamo di profumi – il mio naso, nuovo setto e turbinati bionici, non tollera nemmeno più l’argomento – dedichiamo questa puntata ai libri ricevuti in dono. E dunque il quesito è semplice: un libro letto e uno abbandonato tra quelli che vi sono stati regalati.

E l’impicciaBOOK tornerà domenica prossima.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

7 responses to “L’impicciaBOOK n°7”

  1. sandra says :

    Ricevo molti libri ed è difficile che li abbandoni anche perché dietro di solito ci sono dei suggerimenti. Comunque ricordo con particolare piacere un volume di Harry Potter, di cui sono grande fan, regalo di mio marito per la Befana, era appena uscito e generalmente per l’Epifania non ci scambiamo regali, per cui doppia sorpresa! Ogni tanto capitano libri doppi, quello sì. Ma si cambiano, no problem. I libri non sono mai un vero problema, i libri seri dico. Bacione

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  2. mosco says :

    Se valgono anche quelli nemmeno aperti, sistemati in altissimo sulla libreria dove io, gnoma, avrei bisogno della scala e la scala pesa, ecco questo:
    Anna Bravo “A colpi di cuore – Storie del sessantotto” Mi sono fermata alla quarta di copertina. Per favore, le pizze pesantissime, i libri impegnati, lasciate che me li scelga da me! 😀

    Viceversa ho anche amici intelligenti, che mi regalano buoni in libreria o mi chiedono direttamente: che libro ti compro? Vagono anche questi? In caso l’ultimo buono l’ho dilapidato per “Spillover – L’evoluzione delle pandemie”. CHe sta sul comodino da una settimana e non ho il coraggio di aprire: lo leggerò e non ci dormirò.

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  3. minty77 says :

    Da anni, ormai, chi mi regala libri lo fa quasi solo su mia espressa richiesta (sì, sotto Natale o compleanno distribuisco liste di “biblio-desiderata” come non ci fosse un domani :P). Oppure, più facilmente, mi omaggia di qualche carta regalo da spendere in libreria, e bon.
    Le eccezioni sono poche. Una di queste è rappresentata dalla migliore amica di mia madre, che spesso mi fa dono di libri completamente a sorpresa, il più delle volte con ottimi risultati (del resto, mi conosce da prima che nascessi XD)

    Un libro da lei regalatomi, e che ho adorato, è stato “Le figlie di Hanna” di Marianne Fredriksson, che attraverso le storie di nonna, madre e figlia ripercorre un secolo di storia svedese. Sulla carta una gran rottura, nella pratica uno di quei libri che mi sono bevuta d’un fiato!

    Comunque a volte anche la signora non ci prende, anche quando mi regala cose che, a pelle, mi rendono entusiasta. E’ il caso de “I pilastri della terra” di Ken Follett. Ricevendolo fui tutta contenta, pregustavo la lettura con gioia e…
    No, niente. A un terzo del romanzo ho piantato baracca e burattini e ciao ciao. Da una parte la storia mi dava l’angoscia, dall’altro non tutte le saghe familiari mi sconfinferano e quelle sul genere “avventure nel Medioevo”, ho scoperto, mi dan proprio tedio. Mai più ripreso. Pazienza.

    La suddetta amica quest’anno a Natale mi ha regalato “La zia marchesa” di Simonetta Agnello Hornby. Altra saga familiare, stavolta ambientata nella Sicilia di fine XIX secolo. Provo sentimenti contrastanti in proposito, ma chissà che, come per il libro della Fredriksson, non si risolva in un innamoramento. Me lo auguro ^^

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  4. mammalivia says :

    Se non fosse stato per mio padre che me li regalava da ragazzina, non avrei mai scoperto Guareschi, Wodehouse, Carletto Manzoni e Brunella Gasperini. Adesso ogni nuovo libro di Stephen King me lo faccio regalare per Natale o compleanno. Al compleanno scorso mia sorella mi aveva regalato La ragazza del treno e un romanzo di cui ho rimosso il titolo e che ho rivenduto il prima possibile, parlava di un vecchietto scampato al lager che viene derubato in un finto trasloco e si improvvisa Indiana Jones per recuperare la refurtiva.

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