“Dimmi come ti chiami e ti dirò perché. Storie di nomi e cognomi” di Enzo Caffarelli. Per il Reading Challenge 2016 e con recensione facciale.

Un saggio assai saggio. E poi si ride!

Stamattina facciamo contenta la categoria 7 del Reading Challenge 2016: “Un libro non di narrativa (saggi, poesie, ecc.)”. Chi mi conosce non si stupirà di vedermi alle prese con un saggio d’onomastica. Sarebbe stato ben più sorprendente se avessi scelto un testo poetico, a quel punto in tanti si sarebbero preoccupati.

Orbene, l’onomastica, un curioso passatempo che mi accompagna fin dai tempi della spasmodica ricerca di strabilianti nomi e cognomi sugli elenchi telefonici – per il mio compleanno avevo la facoltà di farne richiesta e ogni volta sceglievo una città differente, a quel punto mio padre si avviava agli uffici SIP di Ferrara; chissà che avranno pensato gli impiegati a vederselo arrivare lì ogni prima quindicina di giugno… –, caccia onomastica che si è poi rianimata grazie alle Poste Elettroniche di Bologna, dove facevo il metalmeccanico e – ma guarda la fortuna! – per diverso tempo mi sono occupata della macchina imbustatrice dei rendiconti pensionistici. Credetemi, i pensionati italiani hanno nomi incredibili, il must è quando nome e cognome vanno a braccetto. Dunque una passione che mi segue da anni ed è cresciuta con me, ma immagino che molti di noi si siano sempre posti il quesito del proprio cognome. Così come tante volte ci stupiamo nel vederci assediati da bebè che sfoggiano lo stesso nome di battesimo.
Ebbene, questo gradevolissimo saggio – scritto in maniera esilarante, il Caffarelli è tizio da invitare a cena – è un libro di storia e di storie, di piccoli e grandi trucchi per capire da dove provenivano i nostri avi, che mestiere facevano e, perché no, per imparare che non sempre il nostro cognome è quello che sembra.

E quindi veniamo a sapere che «Mario Rossi non è mai stata l’accoppiata nome-cognome più frequente in Italia», che «La -i finale […] non è il marchio dominante del repertorio dei cognomi italiani» (nel prologo a pagina 3), che «Alcuni nomi di battesimo […] indicano con una buona approssimazione l’età di una persona. I cognomi segnalano da dove provengono i nostri antenati, dove il nome di famiglia si è formato e fissato: almeno una regione, una provincia, qualche volta perfino il comune. La stessa nascita del cognome s’intreccia con i mestieri, le cariche onorifiche, i nomi di luogo, l’aspetto fisico della persona da cui ha avuto origine, l’economia di una comunità. Nomi e cognomi ci narrano momenti precisi della nostra civiltà: l’evolversi nei secoli della vita sociale, dei culti religiosi, delle relazioni interpersonali, del valore stesso della vita. Sono parte delle nostre radici» (pagina 4).
Un elenco di curiosità e sciatterie onomastiche – «Nel Nord America alcune industrie sono arrivate ad acquistare nomi di bambini: pagano i genitori e ottengono che il figlio o la figlia, almeno per un certo periodo di tempo, siano chiamati con il loro marchio o con il nome commerciale di un loro prodotto» (pagina 27) –, di mode – «Le mode onomastiche sono per un verso un processo recente, databile dalla fine dell’Ottocento o al primo del Novecento» (pagina 42) – e giochini matematici: «Ci sono nomi senza età e nomi ben collocabili in un arco cronologico più o meno ampio […]. Calcolo semplice (con un programma efficiente, s’intende, e con una banca dati anagrafica aggiornata): per ciascun nome si sommano le età dei portatori e si divide il totale per il numero dei portatori. Se nel vostro condominio vivono una Rita di 70 anni e una Rita di 30, l’età media di Rita in quel condominio sarà 50» (pagina 49).
In caso doveste scegliere un nome di battesimo – ma anche se intendete adottare un gatto, sia chiaro –, l’autore consiglia di dar retta a Fruttero & Lucentini: nel 1969 uscì il loro manuale di onomastica divulgativa – Il libro dei nomi di battesimo – che ormai è diventato un classico. E qui da noi quei due signori lì godono della massima stima.

Le prime sessanta e sbrisga pagine sono dedicate ai nomi propri e, per quanto la disquisizione sia interessante, il bello viene poi. Certo se vi svelo tutto è inutile leggere il libro, e sarebbe un peccato: questo è un saggio leggero e scorrevole che farà contenti i lettori strambi – mai sazi d’una infarinata sui temi più disparati – e quelli che una risata se la fanno sempre volentieri. Fossi single, a Caffarelli farei la corte. E non per sapere che vuol mai dire il Conventi che mi porto appresso (Convenuti – al confino, tra malaria e zanzare dove i papalini ficcavano gli indesiderati – che poi la sincope – per fortuna in senso buono, io sto benone – ha reso Conventi), quanto invece per avere l’occasione di presentargli il sior Barbalbero Aromatario – nominato più volte in questo blog, almeno in cinque post differenti: in assoluto il mio nome-cognome del cuore –, per un’allegra rimpatriata onomastica d’animi affini.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

14 responses to ““Dimmi come ti chiami e ti dirò perché. Storie di nomi e cognomi” di Enzo Caffarelli. Per il Reading Challenge 2016 e con recensione facciale.”

  1. sandra says :

    Il mio cognome mi ha sempre creato problemi di varia natura. L’accento che non si sa mai se sia grave e acuto (non lo so manco io), e al telefono poi non lo capisce nessuno. Io adoro i cognomi che hanno un vero significato tipo avevo un compagno di classe NEGOZIO, la prima volta che l’ho sentito mi sono schiantata. Una tempo avevo una cliente veramente romper che si chiamava Pianta, di cognome, tempo dopo un’altra cliente ancora + scassa, con lo stesso nome di battesimo e cognome FORESTA, ti giuro una sorta di evoluzione della specie.

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    • Gaia Conventi says :

      Il tuo cognome potrebbe essere una contrazione di Raffae’, da Raffaele. O magari deriva da Faenza e Faentini.
      Comunque sia, non dovresti lamentarti: ho appena terminato di leggere un libercolo strepitoso dedicato ai nomi e cognomi strambi del ferrarese. Vedrai che roba! 😉

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    • Daniele says :

      Bella, quella del Pianta che diventa Foresta 🙂
      Per il tuo cognome, on credo che venga da lì, ma in inglese ho visto spesso la parola fae per indicare le creature fatate (meno spesso rispetto a faerie, ma mi ci sono imbattuto). Ok, manca l’accento, ma fai finta di nulla 😛

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      • Gaia Conventi says :

        Dunque una creatura fatata!

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        • Gaia Conventi says :

          Diciamolo possibile, anche se il saggio d’onomastica fa presente che i cognomi derivano da patronimici – e matronimici -, località – o posizione all’interno di un centro abitato: Piazza, Fontana… -, appartenenza o meno al posto in cui la famiglia è insediata (e dove quindi ha fissato il proprio cognome), difetti fisici, occasioni degne di nota – metti che l’avo della famiglia avesse dato prova di grande coraggio… -, qualità interiori o esteriori, impieghi o cariche. Difetti e qualità sono spesso la resa in italiano di un soprannome. Senza scordare i nomi dati ai trovatelli, fortunatamente dall’Ottocento in poi si è stabilito di non imporre agli sfortunati un patentino tanto poco lusinghiero.
          Ma non scarto l’ipotesi “creatura fatata”, è affascinante e dunque degna di nota. 🙂

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      • sandra says :

        Oh, che cosa deliziosa, Daniele. Sono una fatina! (Il mio cognome viene dal Friuli).

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    • mosco says :

      la cliente rompi Pianta, si chiamava Grana di nome? 😛

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  2. Daniele says :

    Questo saggio potrebbe essere interessante – se non prendo una cantonata, è un Laterza, e lì i saggi li gestiscono bene.
    Potresti consigliarlo ai tramisti che non sanno che nomi trovare per i loro meravigliosi personaggi… 😛

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  3. Perennemente Sloggata says :

    lo voglio. me lo ordino. non posso non averlo: ne devo parlare coi colleghi!
    Col lavoro che faccio, abbiamo un giro pazzesco di nomi assurdi, sia tra gli utente sia tra i loro clienti.

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  4. minty77 says :

    Aprendo questo post ho avuto un fortissimo senso di deja-vù. Poi ho capito: ‘sto libro sta da anni in una mia lista di testi papabili per letture da diporto.
    Temevo fosse una ca*ata, invece la recensione è lusinghiera. Sono contenta. Vorrà dire che prima o poi me lo procuro! 🙂

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