RECEspiccia: “Il mondo nuovo” (trad. Lorenzo Gigli) e “Ritorno al mondo nuovo” (trad. Luciano Bianciardi) di Aldous Huxley

Non è 1984 di George Orwell e non è Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Il mondo nuovo è molto più spaventoso.

La prima edizione de Il mondo nuovo è del 1932 – 1984 è del ’48, Fahrenheit 451 è del ’53 – e la sua visione del futuro spiazza per la logica con cui viene proposta. È un gioiellino che non può mancare sul vostro scaffale distopico.
Nel saggio presente nella seconda parte del libro – Ritorno al mondo nuovo, 1958 –, l’autore ragiona su quanto le sue intuizioni antiutopiche si siano effettivamente realizzate. Ecco, il saggio in questione rivela tristemente la sua età, cosa che non succede al romanzo. Insomma, se andate di fretta leggete solo Il mondo nuovo, ma leggetelo perché è da brividi. Nel bene e nel male.

Tag:, , , , ,

About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

4 responses to “RECEspiccia: “Il mondo nuovo” (trad. Lorenzo Gigli) e “Ritorno al mondo nuovo” (trad. Luciano Bianciardi) di Aldous Huxley”

  1. ilcomizietto says :

    Sicuramente da leggere, ma io non l’ho digerito. Non so perché. Non ricordo nemmeno se l’ho finito.

    Mi piace

  2. minty77 says :

    Ho letto anni fa “Il mondo nuovo” e in effetti lo trovai assai affascinante. Non posso confrontarlo con “1984” e Fahrenheit 451″, che ancora non ho letto (ci vado piano con le distopie: mi mettono ansia! °_°), ma devo dire che lo trovai davvero un bel libro! Ricco di spunti di riflessione.
    Anche io mi sono poi arenata sul saggio “Ritorno al mondo nuovo”. In parte per quello che dici tu (risente dell’età) e in parte per il tono da pamphlet inacidito che mi pareva lo impregnasse. Prima o poi, comunque, conto di finirlo perché, nonostante tutto, anche lì mi pareva fossero sparsi molti spunti interessanti ^^

    Mi piace

    • Gaia Conventi says :

      Ti dirò, “Il mondo nuovo” mi ha fatto più impressione degli altri titoli che abbiamo citato. Forse perché fa sfoggio di una logica, e della sua relativa messa in opera, che non lesina in schiettezza.
      Il saggio è interessante e va inquadrato nel periodo della Guerra fredda. L’autore era ossessionato dal comunismo, lo vedeva ovunque. Immagino dormisse sonni inquieti, a quel tempo non era l’unico. A leggerlo adesso fa sorridere. Adesso, appunto.

      Mi piace

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: