Linkedin: quando il “presso se stesso” fa curriculum.

In qualità di curiosa del web – e vado subito ad aggiungere tale prelibatezza al mio CV – mi sono appassionata a Linkedin. Ci sono entrata per caso e ho assistito a un flame, per i non addetti ai lavori e per chi non bisticcia quotidianamente online trattasi di messaggio provocatorio che miete più vittime dell’ebola. In quel caso il male si è propagato da un post che invitava gli iscritti a postare gattini su Facebook, ché Linkedin è un posto serio e certe cose non si fanno. E qui, lo ammetto, mi sono messa l’abito buono e sono andata alla ricerca di ciò che potesse comprovare tale teoria. Sì, insomma, sono andata a vedere chi Linkedin mi consiglia di contattare. Ovviamente a fini lavorativi.

I miei possibili nuovi compagni d’avventura militano nel settore editoriale, parecchi giornalisti, qualche tiratore – che su Linkedin grazie al cielo non si definisce così – e molti artisti. Artisti in generale, tanto artisti che forse vale la pena proporveli. Ma prima fatemi dire un paio di cose, scoperte girovagando in questa alcova di professionalità: pare che i più fighi non mettano la foto profilo. I fighi più fighi dei fighi scrivono nome e cognome senza maiuscole. Poi ci sono quelli che scrivono cognome e nome, in stile monumento ai caduti. Ecco, perfetto, rialzatevi e invertite i fattori: vedrete che il risultato cambia e pure di parecchio.

Ma dicevamo dei frequentatori di Linkedin, quelli che Linkedin vorrebbe appiopparmi. Partiamo dai disoccupati. Partiamo da loro per levarci subito il pensiero.

Il disoccupato scrittore presso in proprio è un tizio che ha – per forza di cose – molto tempo da dedicare alla scrittura. Essendo disoccupato si può almeno sperare che non pubblichi a pagamento.

La disoccupazione presso io implica che il tale esca poco, per fortuna può cercare lavoro su Linkedin.

Lui è un professionista e quasi spiace farlo lavorare da qualche parte.

Ma ci sono anche i lavoratori, quelli veri. Spuntano tra gli ingegneri aerospaziali e i direttori dei festival più improbabili.

Blogger e autrice va benissimo, resta da capire se presso se stessa o se col computer dei vicini.

Pianista da camera e forse scrittore da salotto.

Regista e scrittrice, se presso se stessa la cercheremo su Youtube.

Un infermiere con tanti hobby.

Per fortuna trova il tempo per fare entrambe le cose.

Veniamo ora agli alternativi. Loro fanno quello che fanno tutti gli altri, ma te lo raccontano meglio.

Mi sfuggono le sue esatte competenze, e quel quotidiano sarà un giornale o un arzigogolato presso se stesso?

Il creatore e innovatore, ci sarebbe da seguire il suo profilo solo per vedere se tutte le mattine dà il buongiorno con un meme.

Ecco, perfetto. Se vi dovesse servire un tale che fa quella roba lì…

Eh, erano bei tempi. Quando c’erano i blogger di una volta i treni arrivavano in orario.

Ora capisco perché, a detta di Linkedin, io e questo tizio abbiamo diverse cose in comune: siamo vivi entrambi.

Dite grazie alla Boldrini.

Restiamo nel vago.

Se ci paga le bollette è bravo.

Finalmente un lavoro serio, e badate che non si tratta di una semplice dog sitter.

Passiamo quindi agli artisti, e su Linkedin se ne trovano parecchi.

Lui è uno scrittore libero, faccenda che implica il carcere per tutti gli altri.

Lo scrive con un certo rossore alle gote.

In generale. Dall’atomo in poi tutto fa brodo.

A casa sua, mi raccomando.

Come prima ma moooolto più convincente!

Già immagino il biglietto da visita in caratteri dorati.

Eccerto, mica presso una scrittura a caso!

Finiamo in bellezza con un grande classico: i presso me stesso/a.

Aggiungerci il nome del selfo che ti selfa è la ciliegina sulla storta.

In affitto o con casa di proprietà?

Certi artigiani lavorano anche la domenica.

Il suo condominio ha un teatrino, accanto ai garage.

E qui abbiamo il suo dirimpettaio.

Non vorrei offendere i tanti professionisti del social per professionisti, ma direi che tutto sommato su Linkedin i gattini non ci stanno poi così male.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

13 responses to “Linkedin: quando il “presso se stesso” fa curriculum.”

  1. tibi says :

    Avevo scritto un commento fighissimo e Chrome me lo ha cancellato. T_T Riproviamoci!
    Non posso che essere d’accordo con te. Quando leggo “scrittore presso me stesso” e “blogger presso io” mi viene la pelle d’oca. In particolare queste persone neppure lo hanno un blog o, se lo hanno, sono pieni zeppi di articoli copiati, scritti in maniera oscena o tradotti male da fonti straniere.
    Prima di definirmi blogger ho studiato e continuo a farlo, ho litigato con la SEO e fatto a pugni con gli algoritmi dei motori di ricerca. Poi sono le proposte di lavoro da parte delle aziende, quelle vere, quelle che ti consentono di vivere. Quelle che lo “scrittore presso se stesso” non avrà mai.

    P.S. mi mancavano questo tipo di articoli e mi mancano i tramisti! 😉

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    • Gaia Conventi says :

      Ovviamente qui compaiono solo i tramlinkedisti – è una nuova categoria, te la servo freschissima! – perché le persone serie con un lavoro serio non fanno per Giramenti. Ma si sappia che esistono: esiste gente iscritta a Linkedin che ammette di fare un lavoro vero, e direi che giustamente porta pure a casa la pagnotta. Poi – e qui entriamo in gioco noi cattivi soggetti – ecco spuntare i selfisti, i presso se stessi, i poVeti e compagnia bella. Che io immaginavo di trovare solo su Facebook. Naaa… ma quando mai! I selfisti e pressisti se stessi sono come il muschio e campano nell’ombra. Ovviamente sono personcine che ammiro, nei suggerimenti amicali spuntano tra l’editorone, lo specialista in domotica lunare e l’inventore del telefono subacqueo. Ammettiamolo, ci vuole fegato.

      P.S. i tramisti, ahimè, non hanno più molto da dirci. Fedeli alla linea – la loro – e votati alle O col bicchiere. E temo si stiano trasferendo in massa su Linkedin… 😉

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  2. minty77 says :

    Sono al momento disoccupata (ma sempre studentessa fuoricorso fancazzista, eh, che fa tanto identità sociale certa XD), e fra i consigli ricevuti al colloquio del Centro per l’Impiego ho incassato anche quello di servirmi dei social network per la ricerca di lavoro (essendo io iscritta solo ad anobii e – da poco – Pinterest, peraltro sotto pseudonimo, ed essendo refrattaria a tutto il resto – anche se sto facendo un pensierino a Twitter, ma pure no – non lo vedo molto fattibile XD).
    Tra i vari, è stato nominato anche Linkedin, subito però liquindato sia da me che dalla gentilissima impiegata con un “epperò è per figure professionali più alte/specializzate, sì”.

    Ora tu mi apri un mondo: che pure Linkedin fosse diventato la pista da circo degli “scrittori presso me stesso” lo ignoravo! Mi passa ogni complesso di inferiorità, così. Quasi quasi mi ci faccio un profilo sul serio! 😄
    (In effetti… per ora ancora NO 😛 )

    Come tibi, mi mancano questi tuoi post! Grazie per il regalo di inizio anno! ^__^ Besitos (come dicono le mie amiche °_°)

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    • Gaia Conventi says :

      Credo sia una faccenda da includere tra le leggende metropolitane: le bionde sono stupide, nelle fogne di Nuova Iocche nuotano i coccodrilli e su Linkedin ci sguazzano solo i professionisti, quelli pluridecorati in tempo di pace. Non è così. E io vorrei fare un tour nei Centri per l’Impiego raccontando questa incredibile scoperta: su Linkedin è colmo di tramisti. Ma colmo, eh? Così tanto che sembra di stare su YA. Ecco spiegato perché mi ci trovo tanto bene.

      Lunedì torna la seconda puntata dedicata ai tramlinkedisti. Prima o poi mi faranno secca. Una prece, grazie! 😀

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  3. mosco says :

    ma e gli “influencer”? che minkia di lavoro sarebbe, influencer? Gli ortolani, i calzolai, gli impiegati, sono estinti, signora mia? (gli idraulici sicuramente!)

    ragionamento serio: non è che una rassegna come questa dica parecchio su come è combinato il mercato del lavoro nel Belpaese?

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    • Gaia Conventi says :

      Eh, bei tempi quando gli influencer erano semplicemente untori. Li mettevi a soffriggere e ti levavi il problema. Adesso no, adesso esistono loro e sembra riescano a farti comprare di tutto, a tua insaputa ma poi ci pensa la carta di credito a ricordartelo. Dicono siano davvero importanti per l’economia, ma io sono quella che per farsi influenzare conta ancora sul morbillo. Mi sa che sto proprio invecchiando.

      Siora mia, temo davvero che i social siano l’esempio pratico di come ci siamo ridotti. Possiamo anche riderci su – invito sempre a farlo – ma certo il problema resta.

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    • minty77 says :

      Gli influencer sono la piaga del nuovo millennio. Gente che sui social vanta un po’ di “follower” ed entra subito in combutta con le aziende che vogliono venderti i loro prodotti.
      E senza dire niente, aggirando le regole sull’obbligo di dichiarare la pubblicità (ché il nostro sistema legale dovrebbe prima o poi scoprirlo, che esiste l’internet, ma per ora ancora no), come senza parere, fingendo consigli disinteressati e opinioni sincere e gratuite, riempiono i propri video, messaggi, foto, ecc. (grandi protagonisti, Youtube e Instagram, in ‘sta commedia) di prodotti delle aziende amiche, che i “fanz” pecory (TM) corrono a comprare perché “l’ha detto la mia amica X sul Tubo!”. E gli influencer – quelli veri – guadagnano più di un amministratore delegato, nel frattempo.
      Scenari lavorativi moderni. Prepariamo gli ombrelli!

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  4. newwhitebear says :

    anno nuovo ma Gaia vecchia – corbezzoli! mi è scappata la cavolata. Gaia non è vecchia ma una giovane fanciulla –
    Non conosco la nuova figura professionale dei linkedltarmisti.
    Che fanno di bello? Sono creativi a metà? Oppure solo metà senza essere creativi.
    Dalla carrellata mi sa che sono egocentrici.

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  5. Sandra says :

    Wow una nuova rubrica. Credo, sono seria, che Linkedin fosse nato con le migliori intenzioni e poi sia andato in vacca, capita spesso nella vita. Però certe definizioni strappano molti sorrisi e qualche vaffa. Tutto sto presso me stesso, mah. Personalmente io ora sono sul serio: 60% impiegata mi occupo di adempimenti fiscali, suona benissimo, e 40% zia, (vado a prendere i nipoti a scuola, ci sono tate che si fanno pagare per questo servizio), casalinga e scrittrice. Casalinga: non è retribuito, nè mai lo sarà, ma diciamo che non mi tocca pagare qualcuno per occuparsi di mestieri, stiraggio e spesa, scrittrice: quando non incappo in editori furbetti, sto imparando a scansarli, mi pagano.
    Un abbraccio e ancora auguri e salutone di cuore a chi passa di qui e vidi ai tuoi fantastici pranzi assai rimpianti.

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    • Gaia Conventi says :

      Mi pregio d’essere l’inviata nel ripostiglio, viaggio senza spostarmi da casa. E in questi giorni sono in gita su Linkedin, posto piacevole e pieno di gente interessante.
      Diciamo che visti i tempi, la gente che spara ma non per sport, i soldi che mancano e qualche grattacapo da sistemare, questo genere di turismo ha notevoli pregi. 😉

      Ciao cara, vedrai che prima o poi un pranzetto lo facciamo. Devo risolvere alcune questioni familiari, e spero di fare in fretta.

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