Gli appunti del fotografo dinamico: fotografare il tiro dinamico, il mio come e il mio perché

Quando ho cominciato a scrivere e quando ho cominciato a fotografare mi sono posta una domanda: cosa voglio raccontare? E se per i libri ho scelto di scrivere gialli — mi piace leggerli, ho immaginato mi piacesse pure scriverli —, per il tiro dinamico è stato un pochino più complicato. Ho iniziato digiuna di tutto, con una buona esperienza fotografica in diversi campi ma non in questo.
Immagino siate dell’avviso che nessuno dovrebbe improvvisarsi scrittore, allo stesso modo sarebbe da pazzi dirsi fotografo sportivo senza prima tentare di dare un senso ai propri scatti.

Eppure in occasione dei Mondiali Shotgun 2015 sono arrivata sui campi  di tiro senza sapere cosa volessi portare a casa nei miei fotoalbum, l’ho imparato strada facendo, in una spossante ma fantastica settimana di gare. Però, datemi retta, non partite per un safari fotografico — ovunque siate diretti, fosse pure in giardino a immortalare bacherozzi — senza prima aver stabilito che tipo di storia volete raccontare.
Un romanzo giallo segue regole piuttosto stringenti e per quanto si decida di variarle, dovrete sempre fare i conti con un delitto, una vittima e un colpevole. Magari non muore nessuno, ma almeno un borseggio dovrà avere luogo, altrimenti scrivete d’altro e nessuno ve ne farà una colpa. Per quanto riguarda la fotografia, e in questo caso la fotografia di tiro dinamico, non credo esistano dritte da poter seguire. Non so se qualcuno abbia mai scritto un manuale di fotografia dinamica e non so nemmeno se esista qualcuno interessato a leggerlo. Questo lascia ampia libertà di movimento, così tanta da non sapere come destreggiarsi. Ecco allora che il fotografo deve capire come intende raccontare una gara: cosa, perché e a chi. Sembrano domande semplici ma vi garantisco che non lo sono.

Il resto lo trovate in questa nota Linkedin: QUI:

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.
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