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“Accidenti!” di Tom Sharpe.

Avete presente l’antico vaso che va portato in salvo? Ecco, bene, qui invece abbiamo un antico e mica tanto prestigioso college inglese. Gestito da sempre alla stessa maniera – gestito male ma fa comodo così – si ritrova ad avere un nuovo Rettore.

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“Zio Dinamite” di P. G. Wodehouse.

Inglese fino al midollo – humour incluso –, Zio Dinamite è il parente che nessuno di noi vorrebbe avere e il libro che a tutti farebbe bene leggere. Divertente, sempre ben dosato, si ride e si ride spesso. L’atmosfera da boule à neige fa nevicare guai, e le cose si complicano quando i protagonisti tentano di risolverli.

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“Allegro ma non troppo” di Carlo M. Cipolla.

allegro ma non troppo

Un «divertissement», un guizzo anarchico dell’intelligenza – dice la quarta – a cui ballano in pancia due brevi saggi: Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo del Medioevo del 1973 e Le leggi fondamentali della stupidità umana del 1976.
Originariamente scritti in inglese – come molte opere di Cipolla, quelle scientifiche nel timore che gli accademici ammeregani lo trovassero un provincialotto –, i due testi erano destinati agli amici più cari, per farsi quattro risate.

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“Parolacce” di Vito Tartamella.

Perché le diciamo, che cosa significano, quali effetti hanno. Che suona un po’ come “chi siamo, dove andiamo, troveremo parcheggio?”. Insomma, i piccoli drammi di una vita.
Parolacce è un saggio à la Focus – bella forza, Tartamella è caporedattore del mensile! – che racconta vita – quando nascono e perché –, morte – come cambiano nel tempo – e miracoli – bestemmie e imprecazioni mistiche – delle parole tabù.

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“Non leggete i libri, fateveli raccontare” di Luciano Bianciardi.

Chirurgico, spassoso, letale. E la potremmo chiudere qui, usando le tre paroline magiche anche per l’autore, Luciano Bianciardi: chirurgico nel raccontare, spassoso e dotato di grande ironia – un clown triste, ma nessun buffone risulta essere un buon clown –, letale nel demolire intellettuali e dottoroni, letale anche nel demolire se stesso. Morto prematuramente dopo una vita spesa tra articoli e traduzioni; autore snobbato a lungo e riscoperto negli anni ’90. Se dici di uno che dove lo metti ci sta, non dici di Bianciardi. Lui non stava bene da nessuna parte.

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“Banda di fratelli, 147 ragazzi che diventarono eroi. La storia della compagnia Easy” di Stephen E. Ambrose.

Essendo una fan sfegata della miniserie Band of Brothers, prima o poi dovevo leggere il libro da cui è tratta.

Eccomi quindi a regalarlo a mio marito per Natale, certa che poi il romanzo sarebbe passato sul mio comodino. Non succede spesso, lo ammetto. Accade coi saggi, raramente coi romanzi. Mai con Turtledove, tanto per dirne uno. Però ricordo cene al ristorante spese a parlare della realtà distopica e delle saghe del sior Turtledove. Io ascoltavo, i camerieri anche, mi sarei aspettata almeno uno sconto per aver degnamente intrattenuto i commensali agli altri tavoli. Niente da fare, e pensare che mio marito le fole le racconta così bene!

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“Portala al cinema”, introduzione di Barry Norman.

Una raccolta veloce di curiosità e aneddoti cinematografici, che sia british lo si intuisce dai fatti citati. Tradotto da Luigi Giacone, il libro esce nel 2006 con una copertina à la “incontri pomiciati del terzo tipo”. A ben guardare, i due tizi si assomigliano un sacco, probabilmente i nasi rifatti quel giorno li davano via in coppia.

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“La mia vita segreta” di Salvador Dalì.

Un bel librone regalatomi da Paolo – amico fraterno – e col nome del traduttore in copertina: «Traduzione di Irene Brin». Insomma, già si parte bene.

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“A proposito di giallo. Autori, personaggi, modelli” di P.D. James.

Una piacevole conversazione con la siora James. Lei, arzilla e spietata, ha fatto più vittime dell’ebola.
In questo libercolo – un salto qui vi aiuterà a saperne di più – la siora James tratta il giallo come mia madre parla di cucina: poche pippe e molte indicazioni utili. La fuffa la lasciamo ai cucinieri televisivi e ai giallisti che si danno del bravo dalla mattina alla sera.

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“Assassini di libri. Breve storia della censura sui libri” di Fabio Giovannini.

Fabio Giovannini è un tizio che ha scritto tanto, ha scritto di tutto, ha scritto quello che da lettore non trovava in libreria. Così ha sfornato una guida ai cimiteri d’Europa, una sui vampiri, sui mostri, sul noir. Dai delitti politici alla storia dell’anticomunismo, Giovannini non si è fatto mancare niente. Autore di oltre cinquanta libri, è studioso d’immaginario gotico e fantastico.
Insomma, Fabio Giovannini è un tizio da invitare a cena. Lo siedi di fronte a te e lo accendi come fosse una radio. Certo gli lasci il tempo per mandare giù un boccone, pregandolo di non formalizzarsi: parli pure a bocca piena.

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