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“Memorie di un uomo in pigiama”, graphic novel di Paco Roca con traduzione di Stefano Travagli (per il Reading Challenge 2016 e con recensione facciale, ché la timidezza la lasciamo ai timidi!).

Il tempo corre, tanto vale mettersi comodi.

Continua la mia avventura col Reading Challenge 2016 del gruppo Facebook Ti consiglio un libro. Devo ammettere che la categoria graphic novel mi ha creato qualche problema d’approccio, fortuna ha voluto che nei giorni scorsi mi sia imbattuta in Rughe di Paco Roca, che ho regalato a un’amica carissima. Ho quindi raccolto in giro ottime impressioni sul lavoro del sior Paco e mi sono lasciata tentare da Memorie di un uomo in pigiama. Titolo che, ne converrete, è roba à la Giramenti.

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“Gli indifferenti” di Alberto Moravia (“receslawa” per il Reading Challenge 2016 e con la ciliegina della recensione facciale).

Della volta in cui Moravia mi raccontò di come la follia e l’indifferenza siano mali da non sottovalutare…

Dopo aver miseramente fallito l’approccio alla categoria “Un classico della letteratura italiana” – mi consola sapere che anche la mia bibliotecaria di fiducia trova Il Milione una faccenda noiosetta – ho deciso di rileggere Gli indifferenti. Un libro che di certo conoscete in tanti, quindi eviterò di recensirlo in maniera classica (sempre che mai abbia fatto una cosa del genere, non sarebbe da me).

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“On Writing. Autobiografia di un mestiere” di Stephen King (trad. Tullio Dobner).

Ho atteso a lungo prima di trovare il coraggio di leggere questo “manuale/non-manuale”. Temevo di scoprire di non aver mai capito una mazza di roba scritta.
Per prima cosa occorre ribadire il sottotitolo – devono averlo messo lì per tacitare i rompicoglioni come me –, trattasi della scrittura vista e proposta da King, tenendo presente le fortune e le sfortune in cui è incappato crescendo. E occorre anche precisare che si tratta di fatti – e scritture – domiciliate in Ammerega in un tempo ormai morto e sepolto.

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“La regina nel bosco” di Neil Gaiman (illustrato da Chris Riddell e tradotto da Simona Brogli).

Da anni non leggevo libri per ragazzi, anche se, a ben guardare, questo non è un libro per fanciulli: questo è un libro per fanciulli svegli. La differenza c’è, la si notava già ai miei tempi. E forse ai miei tempi l’idea di rimaneggiare le favole – Biancaneve e La bella addormentata, e ho sempre detestato entrambe –, rendendole noir e moderne – poi vi dirò quanto – avrebbe fatto un po’ di scalpore. Che lo faccia anche adesso, ora che la clessidra ha fatto scivolare verso il basso le mie quaranta e passa primavere – ma portate benissimo, sia chiaro –, mi appare quantomeno bizzarro.

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