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“Come sopravvivere al politicamente corretto. Prontuario (semiserio) delle follie iper-correttiste” di Luigi Mascheroni.

Ecco un libercoletto spinoso. Già il suo reperimento potrebbe farmi incappare nelle ire dei commentatori anonimi – sappiate che non ho tempo… andale! – perché dire in un blog di genere vagamente libresco che il tomo – in realtà un tomino – in questione era in vendita col quotidiano Il Giornale è come investire una suora sulle strisce pedonali: non è bello, non sta bene – nemmeno la suora sta bene, ma anche dare troppo spazio ai lamenti clericali, siora mia, non è cosa – e dunque meglio sarebbe se vi autoconvinceste che il Mascheroni mi è stato recapitato per posta. Da un ammiratore misterioso. Se così vi piace di più, allora andiamo avanti.
Ah, non chiedetemi che fine abbia fatto il quotidiano, sulla mia scrivania non è arrivato. Però la pagina culturale de Il Giornale la leggo online. Sì, leggo anche quella di Repubblica. Non sai mai da dove può arrivarti una dritta, invito i duri e i puri a fare meno gli schifiltosi.

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“I «gioielli» di Monty Bodkin” di P.G. Wodehouse (trad. Elena Spagnol, intro di Franco Cavallone) per il Reading Challenge 2016 e con recensione facciale.

Oh che gioia i «gioielli» del gioiellino!

Eccomi a sfamare la categoria 3 del Reading Challenge 2016: “Un libro uscito nel tuo anno di nascita”. In questo caso si tratta del 1974 – alle signore non si chiede l’età, ma ci sono anche signore che se ne fregano –, in quell’anno il libercolo uscì in Italia. La versione originale è del ’72, ma visto che io leggo in italico idioma… Insomma, ok, ci siamo capiti. Per fare le cose con criterio – alla faccia dei perfettini! – mi sono pure dotata della prima edizione Oscar Mondadori del gennaio 1974. Vogliatemi bene, raramente mi succede d’essere così spaccaculo ai passeri.

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“Al mio giudice” di Alessandro Perissinotto (per il Reading Challenge 2016 e con recensione facciale).

Niente è come sembra! Io in effetti sembro un po’ scema, e invece…

E con questo naso rosso – occorreva sdrammatizzare il giallone informatico – vado ad accontentare la categoria 8 del Reading Challenge 2016: “Un libro consigliato da un amico”. L’amica in questione è la mia erborista che, secoli fa e dopo averlo elogiato in più occasioni, mi ha regalato la sua copia di Al mio giudice. Ovviamente il libro è finito tra millemillanta colleghi cartacei, che è un po’ come averlo perso. Per fortuna le pile di libri – per loro natura instabili – cascano, ed eccomi a ritrovare cose che credevo scomparse. E che vengono buone per il Reading Challenge, anvedi la fortuna!

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“La confraternita dell’uva” di John Fante (traduzione di Francesco Durante, prefazione di Vinicio Capossela).

Houston, abbiamo un problema: il libro è bello ma non mi è piaciuto. Che faccio?, fingo d’essere andata in estasi comunque – vedo che l’internèt si sollazza assai in tale solluchero – o dico pane al pane – e col “vino al vino” restiamo in tema – e ammetto che la famiglia Molise mi sta sul culo quanto gli attaccabrighe da social? Ok, ormai ho svelato la magagna, e di questo mio malessere bisogna dare merito all’autore: John Fante è riuscito a farmi odiare la sua famiglia, ché i Molise sono i Fante e Nick Molise – paparino burbero, avvinazzato e cazzone – è davvero imparentato col nostro John. Ma sapevo – lo sapevo, santa pazienza! – che avrei detestato Fante nella sua versione “affranto e affermato scrittore cinquantenne”, e lo sapevo dopo aver detto malissimo di Il mio cane Stupido.

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“Fondamenta degli Incurabili” di Iosif Brodskij, tradotto da Gilberto Forti (lettura del Reading Challenge 2016 con contorno di recensione facciale).

Veni, vidi, Venice.

Qualcuno, tempo fa – mi sfugge il chi e mi sfugge il quando, ma non sono dati fondamentali –, mi ha detto che Fondamenta degli Incurabili è il miglior libro dedicato a Venezia. A quel punto sono certa d’aver risposto che Morte a Venice di Ray Bradbury (trad. Giuseppe Lippi) è il più brutto romanzo mai ambientato a Venice, un quartiere di Los Angeles. Così, a occhio e croce. La conversazione ovviamente non è andata oltre: se chiami in campo il meglio e il peggio, la partita finisce in pareggio e puoi metterti a disquisire del meteo. Direi che è andata proprio in questo modo. Però il libro di Brodskij l’ho messo nella mia lista dei desideri di Anobii – dubito che il mio interlocutore si sia preso lo stesso disturbo col romanzo di Bradbury – e quel buon diavolo di Mosco – diavolessa, per chiarire; diavolessa e grande amica di Giramenti – ha pensato bene di metterci una pezza: regalandomi Fondamenta degli Incurabili. Inutile dire che il caso non capita mai per caso – al caso non credo più, credo più volentieri a Babbo Natale –, perché nel frattempo dovevo tappare il buco della categoria 9 del Reading Challenge 2016: “Un libro di un Nobel per la letteratura”. Iosif Brodskij lo vinse nel 1987, ma ha fatto un mucchio di altre cose. E per questo c’è Wiki, io non fingerò di saperne altrettanto.

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