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Ops, ho pestato una merla! Paperblog… e se io me ne volessi andare? (Rilancio il post della siora Beretta Mazzotta, che se ne vuole andare ma non può).

Leggo questo post della siora Beretta Mazzotta e mi dico che qualcuno deve imparare a stare al mondo: aggregare notizie va bene, ma se ti dico che non voglio più essere aggregato alla famigliola dei paperblogger, tu devi darmi retta. E invece pare proprio che stare su Paperblog sia una scelta di vita: una volta fatta, non si torna più indietro. E a me ‘ste cose rompono.

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Ops, ho pestato una merla! Neruda e il pregio del plagio.

Ho coperto il cognome della siurina poetante per pura cortesia, oggi mi sento buona.

«Questo sito mi sta stancando» e una volta tanto non si parla di Giramenti, no, assolutamente. La colpa – almeno in questo caso – è di Scrivere (qui).

Accipicchia, che sarà mai successo? «Cancellano le poesie dicendo che sono state copiate da altri siti,minacciano addirittura di bannarti dal sito e ad una esplicita richiesta di mostrarti le prove non rispondono nemmeno !! Se non scriverò più sapete già il perchè» e questo accadeva a ferragosto – ops, no, per essere esatti alle 23.50 del 14 agosto – e sul forum nessuno si faceva vivo a dare spiegazioni. Saranno andati tutti al mare? Ma come si permettono?

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Ops, ho pestato una merla! Terremoto in Emilia: come t’invento l’iniziativa pubblicitaria a spese dei terremotati e mi spaccio per buono buonissimo… in un tweet!

Di una cosa sono certa, i danni che fa il terremoto sono terribili, ma la mancanza di buongusto li supera. Sulla lunga distanza, almeno.
Vediamo di capirci alla svelta, cosa ne direste se, per combattere la fame nel mondo, vi venisse chiesto di mandare un tweet ogni volta che un poveraccio tira le cuoia? Ma sì, certo, un tweet per rincuorare chi resta: il nostro appoggio morale può più dei morsi del digiuno. Sì, alla faccia del cazzo!

E pensavo proprio questo – compreso alla faccia del cazzo – leggendo dell’iniziativa Scosse Vs Tweet. Badate, non ho detto Scosse Vs Molla tutto e vieni a darci una mano, che sarebbe stato più lodevole, campato per aria ma ricco di pregnanti buone intenzioni. No, no, qui l’aiuto sta nel mandare messaggi – da esibire su maxischermi nelle tendopoli – a ogni scossa che arriva. Così i terremotati contano le scosse – che divertimento! – e contano i tweet.

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