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“Giallo alla svelta” di Gaia Conventi (quarta e ultima puntata)


La giostrina di piazza Municipale, foto di Gaia Conventi

Le puntate precedenti: prima, seconda e terza.

E compagnia cantante…

Il piano era semplice: saremmo andati al Carina, il night di Germano Tedoldi, e la banda che mi portavo appresso avrebbe fatto in modo di distrarre i buttafuori. «Ci accomodiamo in un tavolo centrale – con vista sulle ballerine, aveva aggiunto il Pierfi – e alle undici e mezza voi create un diversivo». E andò più o meno così, per fare numero Giamba portò anche sua sorella Aidi e lei portò Cita, l’amica di sempre. Non sapevo come avremmo gabbato i buttafuori e la clientela, ma la Cita – brutta finché volete ma con una testa degna del Ghilardi della Settimana Enigmistica – aveva le idee chiare: cantare.

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“Giallo alla svelta” di Gaia Conventi (terza puntata)


Piazza Municipale, foto di Gaia Conventi

QUI la prima puntata e QUI la seconda.

Coca, mafia e ballerine

Chiusi nella toilette del Leon d’oro, spalle contro la porta a tenerla ben chiusa – l’argomento “droga boliviana” richiede una certa privacy – chiedo a Germano chi sia Ludmilla. Lui mi spiega che è figlia di lei, della sposa tirata da corsa, e lui a quella bambina ci si è affezionato. «È la cosa più bella che mi sia capitata, e non la voglio perdere. Ma devo dare retta a questi mafiosi…». Ahia!, mi dico, di male in peggio: coca, mafia e ballerine, e non sono nemmeno in servizio. Germano mi racconta che i due energumeni si sono presentati qualche settimana prima al night, come cugini di Marissa, la sposina tutta curve e cattive compagnie. Con una di quelle proposte che non puoi rifiutare.

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“Giallo alla svelta” di Gaia Conventi (seconda puntata)


Piazza Municipale (lo scalone del Municipio sulla sinistra e la pasticceria Leon d’oro sulla destra), foto di Gaia Conventi

La prima puntata è QUI.

Furfanti e fiori d’arancio

«Una pipì con calma – faccio presente al cane –, perché quei due musi accanto a Tedoldi mi piacciono poco, quei marcantoni non promettono niente di buono». Poirot si avvia ai vasi, strattonando il guinzaglio come suo solito. «Avvertimi quando parti, eh?» e svelto riappoggio il romanzo che fingevo di sfogliare. Il libraio mi guarda con compassione: a noi Girondi è vietato acquistare libri, la mia famiglia i libri li vende e se voglio un libro lo devo chiedere agli zii. Pagandolo. Se mio zio Beppe sapesse che compro libri da un tizio con cui non sono imparentato, verrei tolto dal testamento. Io, il cane no. Il mio cane piace a tutti, il mio cane qui è un eroe.

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