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“D’argine al male” di Gaia Conventi, recensito dall’oste Mario Borghi

L’amico mio carissimo – che manco si è fatto pagare per il disturbo, dunque è caro ma non in quel senso – ha letto e recensito il mio D’argine al male. Dicendone benissimo. Ma tu guarda la fortuna d’avere amici che sanno pure leggere!

La recensione la trovate dall’oste: QUI.

“D’argine al male” secondo Rino Conventi (la parentela non è casuale…)

Non per questioni di parentela, ma di oggettività, affermo proferisco e sentenzio che “D’argine al male” è assolutamente da leggere.
Dovrebbe essere letto al buio, ma non assoluto, altrimenti dovrebbe essere stampato in braille: va bene al lume di candela. Quale sottofondo suggerirei qualche “Concerto Grosso” di Corelli, Geminiani o Marcello (i “larghi”, non i “presto”).
Infine, sarebbe da sottoporre per un adattamento cinematografico a due Maestri, uno in qualità di grande conoscitore ed estimatore dei luoghi, Pupi Avati (ma si sa che è sua abitudine girare soltanto soggetti propri), l’altro quale Maestro Inarrivabile ed Assoluto, Stanley Kubrick (e qui gli impedimenti si sprecano): comunque, un adattamento sul grande schermo, sarebbe “la sua morte”.

Ma al “Premio Gianni Rodari”, non so come dirtelo, Gaia, non mandarlo.

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