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“Dimmi come ti chiami e ti dirò perché. Storie di nomi e cognomi” di Enzo Caffarelli. Per il Reading Challenge 2016 e con recensione facciale.

Un saggio assai saggio. E poi si ride!

Stamattina facciamo contenta la categoria 7 del Reading Challenge 2016: “Un libro non di narrativa (saggi, poesie, ecc.)”. Chi mi conosce non si stupirà di vedermi alle prese con un saggio d’onomastica. Sarebbe stato ben più sorprendente se avessi scelto un testo poetico, a quel punto in tanti si sarebbero preoccupati.

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“I «gioielli» di Monty Bodkin” di P.G. Wodehouse (trad. Elena Spagnol, intro di Franco Cavallone) per il Reading Challenge 2016 e con recensione facciale.

Oh che gioia i «gioielli» del gioiellino!

Eccomi a sfamare la categoria 3 del Reading Challenge 2016: “Un libro uscito nel tuo anno di nascita”. In questo caso si tratta del 1974 – alle signore non si chiede l’età, ma ci sono anche signore che se ne fregano –, in quell’anno il libercolo uscì in Italia. La versione originale è del ’72, ma visto che io leggo in italico idioma… Insomma, ok, ci siamo capiti. Per fare le cose con criterio – alla faccia dei perfettini! – mi sono pure dotata della prima edizione Oscar Mondadori del gennaio 1974. Vogliatemi bene, raramente mi succede d’essere così spaccaculo ai passeri.

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“Al mio giudice” di Alessandro Perissinotto (per il Reading Challenge 2016 e con recensione facciale).

Niente è come sembra! Io in effetti sembro un po’ scema, e invece…

E con questo naso rosso – occorreva sdrammatizzare il giallone informatico – vado ad accontentare la categoria 8 del Reading Challenge 2016: “Un libro consigliato da un amico”. L’amica in questione è la mia erborista che, secoli fa e dopo averlo elogiato in più occasioni, mi ha regalato la sua copia di Al mio giudice. Ovviamente il libro è finito tra millemillanta colleghi cartacei, che è un po’ come averlo perso. Per fortuna le pile di libri – per loro natura instabili – cascano, ed eccomi a ritrovare cose che credevo scomparse. E che vengono buone per il Reading Challenge, anvedi la fortuna!

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“Fondamenta degli Incurabili” di Iosif Brodskij, tradotto da Gilberto Forti (lettura del Reading Challenge 2016 con contorno di recensione facciale).

Veni, vidi, Venice.

Qualcuno, tempo fa – mi sfugge il chi e mi sfugge il quando, ma non sono dati fondamentali –, mi ha detto che Fondamenta degli Incurabili è il miglior libro dedicato a Venezia. A quel punto sono certa d’aver risposto che Morte a Venice di Ray Bradbury (trad. Giuseppe Lippi) è il più brutto romanzo mai ambientato a Venice, un quartiere di Los Angeles. Così, a occhio e croce. La conversazione ovviamente non è andata oltre: se chiami in campo il meglio e il peggio, la partita finisce in pareggio e puoi metterti a disquisire del meteo. Direi che è andata proprio in questo modo. Però il libro di Brodskij l’ho messo nella mia lista dei desideri di Anobii – dubito che il mio interlocutore si sia preso lo stesso disturbo col romanzo di Bradbury – e quel buon diavolo di Mosco – diavolessa, per chiarire; diavolessa e grande amica di Giramenti – ha pensato bene di metterci una pezza: regalandomi Fondamenta degli Incurabili. Inutile dire che il caso non capita mai per caso – al caso non credo più, credo più volentieri a Babbo Natale –, perché nel frattempo dovevo tappare il buco della categoria 9 del Reading Challenge 2016: “Un libro di un Nobel per la letteratura”. Iosif Brodskij lo vinse nel 1987, ma ha fatto un mucchio di altre cose. E per questo c’è Wiki, io non fingerò di saperne altrettanto.

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“Follie di Brooklyn” di Paul Auster, tradotto da Massimo Bocchiola (per il Reading Challenge 2016 e con l’ormai immancabile recensione facciale).

Il mio allergologo me l’avrebbe sconsigliato.

Oggi è il turno della categoria 5: “Un libro scelto solo per la copertina”. Ed essendo questa una receslawa – gioco di parole che chiama in causa le recensioni scritte ai bei tempi da Wislawa Szymborska –, occorre spiegare che la copertina foto-recensita nel post mi ha fatto impazzire per settimane. Adocchiata in libreria, il libro stava di piatto e sembrava farmi l’occhiolino, il tempo d’arrivare allo scaffale dei remainder e il libro era sparito. Ovviamente non ricordavo più né il titolo né l’autore. E pur concentrandomi come il Coccolino – no, non il Gennarino Coccolino Scrittore dei miei tanti post, per carità! –, quel titolo proprio mi sfuggiva. Ho quindi fatto come al solito: mi sono detta che il libro prima o poi sarebbe ricomparso e sarei passata sui piedi degli avventori della libreria per raggiungerlo in tempo. Non ricordo quando sia avvenuto il ritrovamento, so soltanto che qualche giorno fa – cercando d’accontentare le categorie del Reading Challenge 2016 – sulle mensole di casa si è magicamente palesato Follie di Brooklyn. In due copie identiche. Miracoli della sbadataggine.

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“Memorie di un uomo in pigiama”, graphic novel di Paco Roca con traduzione di Stefano Travagli (per il Reading Challenge 2016 e con recensione facciale, ché la timidezza la lasciamo ai timidi!).

Il tempo corre, tanto vale mettersi comodi.

Continua la mia avventura col Reading Challenge 2016 del gruppo Facebook Ti consiglio un libro. Devo ammettere che la categoria graphic novel mi ha creato qualche problema d’approccio, fortuna ha voluto che nei giorni scorsi mi sia imbattuta in Rughe di Paco Roca, che ho regalato a un’amica carissima. Ho quindi raccolto in giro ottime impressioni sul lavoro del sior Paco e mi sono lasciata tentare da Memorie di un uomo in pigiama. Titolo che, ne converrete, è roba à la Giramenti.

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