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Scrivi scrivi che la mamma ha fatto l’editing…

E se anche Rita Charbonnier mi sbrocca, allora il problema è serio. Ma mica è un problema suo, la Charbonnier fa benissimo a perdere le staffe, ci mancherebbe! Noi qui lo diciamo spesso e volentieri – e in questo post l’abbiamo spiegato alla nostra solita maniera – che no e proprio no, non basta il pensiero, non basta la trama… e poi arriva l’editor e compie il miracolo. Non è sufficiente spendere schei per una pubblicazione e rispenderli in un buon editing – che ormai molte EAP forniscono, aggiungendoci la mancia – per aver fatto un buon lavoro, un lavoro che il mondo chiedeva da tempo, un libro che proprio… eh, siora mia, il pianerottolo spasimava per leggerlo.
Non basta, e nemmeno serve, perché l’idea che tutti debbano pubblicare è una cazzata degna del 6 politico: tutti possono scrivere, certo, ma poi pubblica chi ha qualcosa di buono da far leggere. E già così le librerie sono piene di robaccia.

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Il Corrierone fa il contropelo al self-publishing.

Una gentile utentessa segnalante mi invia questo link, e sono ben lieta di portarlo alla vostra attenzione.
Probabilmente non tutti i selfAutori lo gradiranno, ma noi sappiamo che la categoria dei selfisti è assai ampia: ci sono anche personcine a modo, personcine che hanno scelto il self per motivi nobili. Tra questi, ovviamente, non rientrano il rodimento di culo da mancata pubblicazione, la convinzione che l’editore rolli e fumi testi decenti perché è fan di Tafazzi e la certezza assoluta che nessuno sia in grado di riconoscere il nostro genio.

Scrittore esordiente? Fame di fama? E allora fatti fare una recensione a pagamento!

Vi vedo perplessi, tanto quanto la nostra gentile utentessa segnalante che si è presa la briga d’indicarci questa ennesima possibilità di sfondare.

Quali sono le altre? Be’, perbacco!, si fa presto a snocciolarle: ammazzare un vicino di casa dopo aver convocato sul posto un cronista del Carlino; fare una comparsata al telegiornale – andrà bene anche una tv locale – per poi dichiararsi amanti di un politico (funziona anche per gli uomini ma sarà meglio rendersi più credibili indossando una parrucca bionda); corteggiare un editor che conta, ma se l’editor non conta più sarà inutile persino andare ai suoi corsi di scrittura creativa; scrivere un orrendo chick lit e pubblicarlo in una piattaforma self. Ma solo se il romanzo è davvero bruttino e l’editor che vi affianca non spende tempo a leggerlo e correggerlo.
Ovviamente ci sono molte altre opportunità di sfondare, c’è persino Masterpiece, tanto per dire. Oggi, però, ci occuperemo di recensioni.

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Masterpiece: il talent per chi sa scrivere e riesce bene in video.

Di Masterpiece avevo già parlato – qui –, anche se controvoglia. Io non vorrei mai dire male dell’editoria.
Davvero, credetemi, se avete deciso di sfondare quel muro di gomma, la cosa più cretina da fare è criticarne l’andazzo. Non fatelo mai e, visto che ci siete, non fatevi vedere sulle nostre pagine.

Ma, visto che ci siamo e dato che gli editori mi conoscono – e mi evitano –, stamattina riparliamo di Masterpiece, perché adesso c’è pure il regolamento e la scheda per accedere alle selezioni.

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Scrittori emergenti: il self che comincia presto, finisce presto e di solito va a braccetto con la Scuola Holden.

E anche stavolta avrei evitato di parlarvene, ormai funziona così: più tento di fingermi morta, più escono articoli che mi tirano per i piedi.
Di nuovo devo ringraziare Affaritaliani.it, e il suo articolo dedicato a Ilmiolibro.it.

Parlare di self su Giramenti è come mettersi un vespaio in casa, soprattutto quando si va a toccare l’autore che si autoproduce e poi si autospamma con recensioni proprie spacciate per altrui su Ibs, Yahoo Answers e via andare. Ma anche con link all’acquisto piazzati sulle bacheche Facebook del primo che capita, o con messaggi promozionali spammati a tutti i contatti sui social network.

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