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Alchermes e l’Anisetta: stravaganze anagrafiche ferraresi

Nell’epoca della globalizzazione, quando le Jessiche italiane sono ormai sul punto di soverchiare il primato delle Marie, è bello poter tornare alle origini: le mie sono ferraresi, per quanto l’influsso veneto non sia da sottovalutare. Ma non siamo qui per parlare di geografia, anche se pure questa ha il suo peso all’anagrafe: bambini battezzati Libia e Bengasi, ad esempio — in odore di vecchie ed effimere conquiste —, ma anche la territorialità legata al battezzare poveri bambini innocenti con nomi davvero assurdi. L’Emilia in questo è famosa, soprattutto in quei tempacci in cui la famiglia era una tribù legata alla terra, la fame era tanta e tutto il resto scarseggiava. Già, ma la fantasia non mancava e dare nome al nascituro era cosa gratuita e spesso l’unico modo per lasciare una traccia di sé. Bando quindi alla solita Maria, meglio Anisetta, che — Dio l’abbia in gloria e la faccia campare cent’anni! — quando ritroveremo su qualche lapide ci rimarrà di certo più impressa.

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