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“D’argine al male” secondo Rino Conventi (la parentela non è casuale…)

Non per questioni di parentela, ma di oggettività, affermo proferisco e sentenzio che “D’argine al male” è assolutamente da leggere.
Dovrebbe essere letto al buio, ma non assoluto, altrimenti dovrebbe essere stampato in braille: va bene al lume di candela. Quale sottofondo suggerirei qualche “Concerto Grosso” di Corelli, Geminiani o Marcello (i “larghi”, non i “presto”).
Infine, sarebbe da sottoporre per un adattamento cinematografico a due Maestri, uno in qualità di grande conoscitore ed estimatore dei luoghi, Pupi Avati (ma si sa che è sua abitudine girare soltanto soggetti propri), l’altro quale Maestro Inarrivabile ed Assoluto, Stanley Kubrick (e qui gli impedimenti si sprecano): comunque, un adattamento sul grande schermo, sarebbe “la sua morte”.

Ma al “Premio Gianni Rodari”, non so come dirtelo, Gaia, non mandarlo.

“D’argine al male”, il punto di vista di Moreno Zilli

Leggere Gaia Conventi dà dipendenza: è un dato di fatto.
Se avete la luna di traverso, siete incazzati col mondo o vi prende quel momento di sconforto, uno scritto di Gaia Conventi è la medicina che fa al caso vostro. Se vi piace leggere di delitti dove il risvolto ironico ben si accompagna a una trama noir che nulla ha da invidiare a quelle dei più blasonati autori d’oltreoceano basta aprire un libro di Gaia Conventi. Che sia un giallo comico o un noir di quelli tosti è comunque una lettura che riesce a far dimenticare perfino i torridi pomeriggi di luglio, grazie a una fluidità narrativa che ti avvinghia e non ti molla finché non sei arrivato alla fine. D’argine al male non fa eccezione.
La narrazione incalza il lettore fin dal primo capitolo. Non so se si possa definire un noir fuori dagli schemi ma l’identificarsi del lettore col protagonista porta a vivere la tragicità della vicenda in maniera ironica e con quel senso di “normalità” che fa sembrare gli angoscianti episodi poco più di una scocciatura.
Narrato in maniera briosa, questo libro è da leggere tutto d’un fiato. Magari mentre ci si rosola al sole d’agosto sulla spiaggia, certi che saprà distoglierci dalle nostre angustie per qualche ora.

Moreno Zilli

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