I consigli di lettura del Tg1: ecco spuntare un editore che chiede soldi agli esordienti!

Il primo post del rientro è dedicato a Billy il vizio di leggere e a Robin Edizioni. Nella puntata di domenica 10 agosto – visibile qui, se tutto va bene – gli ultimi fotogrammi mostrano una pubblicazione della Robin.
Ora, sia chiaro, non pretendo d’affermare che l’autore si sia pagato il libro, non lo so e non sono affari miei. Però, come accade con gli editori a doppio binario – poi vedremo se la Robin casca in tale carniere –, il dubbio è legittimo.

Dubbio di cui ogni autore dovrebbe tenere conto, e in questi casi io preferisco far scadere il contratto e ripigliarmi i diritti. Non è bello essere infilati nel club dei paganti, lo capisco bene, ma questo è un mondaccio e – prima di firmare un contratto – bisognerebbe sempre farsi un giro sul web.

Occorre sempre Viaggiare informati e la rete lo rende possibile. Dunque, a proposito di Robin Edizioni, il web mi fa scovare un sacco di cose interessanti. Anche la redazione di Billy ci sarebbe riuscita, ne sono certa.

«In Italia ci sono anche altre case editrici note e distribuite che accanto a una produzione “normale” (intendendo con questo termine quella a spese dell’editore) scelgono di pubblicare anche opere di nuovi scrittori chiedendo loro un contributo. È il caso per esempio di Robin Edizioni, i cui testi arrivano in libreria attraverso il principale distributore italiano, Messaggerie Libri» così racconta Silvia Ognibene in Esordienti da spennare (qui).
Ci spiega che per pubblicare il suo romanzo si è sentita chiedere «2.880 euro in cambio dell’acquisto di 240 copie al prezzo di copertina». In seguito, contattata telefonicamente dalla casa editrice, si è vista spiegare che «la differenza tra Robin e gli editori a pagamento consiste sostanzialmente nel fatto che Robin legge i manoscritti per davvero, li seleziona e non pubblica tutto ciò che gli viene proposto, svolge un serio e accurato lavoro di editing in stretta collaborazione con l’autore». Dunque Robin, pur chiedendo soldi agli esordienti, non si ritiene una casa editrice a pagamento.

Anna Lisa Pulizzi – in un commento su Minima&Moralia – così racconta: «Mi ha risposto la Robin Edizioni proponendomi un contratto che includeva l’acquisto, a spese mie ovviamente, di 100 copie del libro per un prezzo di copertina di 13 euro. Ho risposto gentilmente dicendo di non essere interessata alla proposta poiché non sapevo che fosse una casa editrice a pagamento, e ci hanno tenuto a riscrivermi per specificare il fatto che nel loro caso non si tratta di editoria a pagamento, che fanno un’accurata selezione dei manoscritti, che promuovono i loro autori ecc., proponendomi un contratto più vantaggioso, che implicava l’acquisto di 90 copie a un prezzo di copertina inferiore, di 12 euro. A quel punto non ho più risposto, perché quando vado al mercato verso l’ora di chiusura a comprare il pesce tratto un po’ sul prezzo (e il pescivendolo generalmente cede) ma se sto parlando con il rappresentante di una casa editrice proprio no».

Altro commento, stavolta in un forum«io sono stato contattato da robin edizioni. sono andato all’appuntamento, ho ricevuto complimenti, mangiato pasticcini poi mi è stata chiesta una cifra folle. tenete conto che il libro che ho proposto è stato scritto a 4 mani. ci sono rimasto male. una volta uscito mi sono bevuto una birra peroni da 66 in due secondi».

Su Writer’s Dream, però, si trovano anche complimenti all’editore in questione: «Francamente, ho letto libri della Robin, casa editrice che ho scoperto a pagamento, e li ho trovati di ottima qualità, sinceramente molto migliori di alcuni libri pubblicati da Mondadori o Piemme». Dunque anche Luca – il commentatore – ha scoperto ciò che il Tg1 probabilmente non sapeva, ma si premura comunque di puntualizzare che «Non è vero che tutte le case editrici a pagamento pubblicano di tutto. Io ho inviato i miei manoscritti a varie case editrici, ed alcune notoriamente a pagamento li hanno rifiutati».
Su Yahoo Answers avevo scovato una poveretta che si era vista rifiutare la pubblicazione dal Gruppo Albatros, credevo fosse l’unico caso al mondo, e invece…

Ma Luca continua, ci tiene un mucchio a spiegarci il suo punto di vista: «L’ho già detto in altri forum e lo ripeto anche in questo: bisogna fare una distinzione anche tra le case editrici che chiedono contributi, non tutte sono disoneste. Io credo che l’editoria a pagamento sia soltanto una conseguenza della politica adottata delle grandi case editrici, e in alcuni casi, troviamo che dietro ad alcune case editrici a pagamento ci sono marchi grossi. I grandi editori, fanno di tutto e di più per impedire alle piccole case editrici di emergere». Quindi, secondo Luca, le piccole case editrici sono costrette a chiedere soldi agli esordienti. Non si capisce come campino quelle che non lo fanno, e Luca non ce lo svela.

Allora, ribadiamolo – il mio legale sarà contento di vedermelo fare –, la Robin Edizioni non è una casa editrice a pagamento però a qualcuno – forse più di qualcuno – chiede soldi per la pubblicazione. Ma certo a qualcuno no, come par di capire da questo post di Sul Romanzo.

Come si pone la Rai, servizio pubblico a pagamento – eh, il canone tocca sborsarlo… –, nei confronti di questo dilemma? Glissa con eleganza, o così sembra nella puntata di Billy il vizio di leggere di domenica 10 agosto.

Se poi volete sapere di che parla il libro billyato al Tg e uscito con Robin Edizioni, eccovi qualche riga esplicativa sul sito di IBS«Una caduta in mare e Lorenzo, vent’anni ancora da compiere, attraversa il confine tra una vita e l’altra e si trasforma in polpo. Una nuova sensibilità animale integra la sua memoria umana: prigioniero in una vasca d’acquario, si sente libero grazie all’eco delle storie ascoltate da ragazzo e all’abilità di trasformarsi virtualmente in ogni altro. Il suo amore per la misteriosa Greta percorre due vite: dopo averla ritrovata scopre il dono della preveggenza e acquista popolarità universale come “polpo Paul”. Storie di minatori e di solidarietà, miti e racconti dell’isola d’Elba, leggende dello sport mondiale, suggestioni letterarie compongono un mosaico in cui realtà e immaginazione si fondono come le sue due esistenze. La storia è narrata attraverso la voce poliedrica del protagonista, le lettere di sua madre scritte e non spedite e gli articoli di un giornalista testimone delle imprese di Lorenzo e di Paul». Il polpo Paul, e non fatemi dire altro.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

45 responses to “I consigli di lettura del Tg1: ecco spuntare un editore che chiede soldi agli esordienti!”

  1. impossiball says :

    Su Yahoo Answers avevo scovato una poveretta che si era vista rifiutare la pubblicazione dal Gruppo Albatros, credevo fosse l’unico caso al mondo, e invece…

    se la gente non pubblicasse direttamente con youcanprint e simili sarebbe pieno di casi del genere :p

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  2. sandra says :

    Non fatemi dire altro: se non che attendevo il 1 settembre per ritrovarti, e ti ritrovo in grande forma! Ottimo pezzo. Il massimo della frustrazione per un autore è questa dilagante opinione che l’EAP sia la logica conseguenza dell’inavvicinabilità di editori onesti. Occhei dai. Tu come stai?

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    • Gaia Conventi says :

      Sto benissimo, cara lei. Lavori in corso, ma troverò tempo anche per il blog.
      Mi siete mancati. 🙂

      Tu stai bene?

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      • sandra says :

        Apposto. Mi sono fatta altri 10 giorni di vacanza (Valtellina questa volta) e sono rientrata da una settimana nel tediuffcio. Ho letto un sacco (diversi livelli di qualità) e scritto un po’. Ah sì ho anche ottenuto i diritti 2012 2013 scaduti. Poca roba, ma la bella soddisfazione al ricevimento del resoconto rispondere un laconico ma deciso: “questo è il mi iban.”
        Prontissima per ripartire ecco. Baci XXL

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        • Gaia Conventi says :

          Anche le mie letture estive sono state di diverso genere e diversa qualità.
          Difatti nei prossimi giorni – ma il venerdì sarà SEMPRE e SOLO tramisti – vi tedierò con le recensioni.
          Ci si rilegge a giorni alterni, quindi domani non preoccuparti se non vedi un post nuovo. 😉

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    • Michele says :

      Ehm… scusate se mi permetto ma… un paio d’anni fa ho inviato un mio manoscritto alla Robin e me l’ha rifiutato. Poi però lo stesso manoscritto è stato accettato (e pubblicato) dalla Gru, un editore non a pagamento.
      Direi che un santo ci deve aver messo la mano.

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  3. impossiball says :

    Ah, aspè: “all’abilità di trasformarsi virtualmente in ogni altro”. Manco nei concorsi di oBBroBBrio si leggono robe del genere

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  4. ilcomizietto says :

    Bentornata!

    Anche i premi Nobel non scherzano in quanto a trame assurde e prosa noiosa.

    Sto cercando di finire Discesa all’inferno della Lessing (che fra l’altro ho chiesto io e mi hai regalato! sic!) costringendomi a tortura quotidiana per espiare le mie colpe. Ma fra qualche mese lo finirò. E farò la mia recensione.

    Dopo di quello, i Lorenzo che si trasformano in polpi e scrivono lettere mi parranno capolavori e dovrò rivalutare la letteratura a pagamento. 🙂

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  5. graziabelli says :

    L’ha ribloggato su mariagraziabeltramie ha commentato:
    Mi sa che “rebloggo” 🙂

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  6. Daniele says :

    Prima di tutto, bentornata a casa tua 🙂 spero che sia stato un agosto proficuo e divertente!
    Poi: credo che con l’editoria a pagamento si stiano sviluppando meccanismi mentali simili a quelli legati al lavoro, del tipo che il fine di lavorare (o pubblicare) giustifica trattamenti indecenti…
    Infine, il polpo Paul: spero per chi ha scritto il libro che non ci fosse qualche strano trademark sulla sua fiugra, sennò sai che dolore…

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    • Gaia Conventi says :

      Ciao Daniele, grazie per il bentornata.
      In effetti l’editoria a pagamento pare essere diventata cosa normale, dunque assolutamente scusabile.
      Ma noi siamo crape toste! 😀

      Non avevo pensato al trademark sul polpo. Accidenti, potrebbe rivelarsi una brutta carpa da pelare!

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  7. Tenar says :

    Bentornata! E una prece per gli autori scartati anche dalle case editrici a pagamento.
    Io che pensavo che non leggessero i manoscritti, malfidente che sono! Invece ce ne sono alcuni a cui neppure loro si sentono di offrire un contratto. Una prece anche per il selezionatore, deve aver visto cose che noi umani…

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    • Gaia Conventi says :

      Grazie mille, fa piacere tornare dopo un mese di inattività e trovare i vecchi amici.
      Sulle case editrici a pagamento se ne scoprono sempre di nuove: leggono i manoscritti. E verrebbe da chiedersi che accidenti si debba scrivere per vedersi rifiutare una pubblicazione a pagamento… trame tramortite, forse? 😉

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  8. pipporusso says :

    L’ha ribloggato su Cercando Obliviae ha commentato:
    Riparte Giramenti. Era ora!

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  9. minty77 says :

    Bentornata, Gaia! ^___^
    Stavo andando in crisi d’astinenza da post giramentosi!

    Velo pietoso sulla rubrica “Billy”, ché ormai ogni volta che presentano un libro io non riesco a pensare a nient’altro che a quanto devono aver incassato di quota-bidè, ma vabbè…
    Lorenzo, vent’anni ancora da compiere, attraversa il confine tra una vita e l’altra e si trasforma in polpo.
    Questa frase è bastata a provocarmi una crisi di ilarità sincera (e un sospetto di ‘spunto’ preso da “L’orribile karma della formica”). Purtroppo poi ho proseguito nel leggere la trama, e improvvisamente mi sono attapirata. *sigh*
    Ma gli eredi del polpo Paul non potrebbero fare causa a un simile (mal) sfruttamento d’immagine?

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    • Gaia Conventi says :

      Credimi, stavo entrando nel tunnel del buonismo. Per fortuna è settembre e si torna a fare le personcine cattive. 🙂
      E mi siete proprio mancati. Ma tanto, eh?

      *Dici che gli eredi del polpo faranno storie?
      Questa faccenda si sta rivelando davvero affascinante, roba da Focus.

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  10. mosco says :

    ben tornata gaia! 🙂

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  11. tibi says :

    Bentornata, mi sono mancati i post di Giramenti! Sapevo anche io della Robin Edizioni, lo avevo letto proprio su Writer’s Dream. Non capisco perché non si informino prima di cadere così. In fondo, non ci vuole molto.

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    • Gaia Conventi says :

      Non ci vuole molto, avere le idee chiare sarebbe già qualcosa. L’editoria a pagamento è editoria o stamperia? Ehhh… saperlo! 😀

      Lieta di ritrovarti, la compagnia dei commentAmici mi è mancata parecchio.

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  12. sedcetta says :

    “Un polpo di nome Paul”, che titolo straordinario! Come “Un pesce di nome Wanda”! Mi vien voglia di leggerlo questo romanzo, ho davvero voglia di immergermi negli abissi della mente polipesca di chi lo ha scritto. Poi magari è davvero bello, eh, mai dire mai. Però, chissà perché, qualche dubbio mi viene… Ah, le scoperte letterarie degli editori a pagamento!

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  13. diait says :

    una volta uscito mi sono bevuto una birra peroni da 66 in due secondi

    ahahahaha (in senso buono)
    che desolation!

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  14. diait says :

    leggevo la trama di “Una vita non basta”, sembra un patchwork di tuoi vecchi tramisti!

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    • Gaia Conventi says :

      L’editoria è ciclica: i tramisti copiano gli autori e poi gli autori copiano i tramisti.
      Alla fin fine arriva quello che non copia nessuno e scrive un bel libro. Ma non succede spesso. 😀

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  15. minty77 says :

    Giusto per la cronaca, oggi 27 settembre 2014, al programma “DoReCiakGulp” di Mollica incastonato nel TG1 delle 13.30, l’ultimo consiglio era per un libro di poesie dell’editore… Albatros. No comment.

    (Anzi, tanti comment, perché, davanti alla mia reazione scandalizzata, ne è nata una grossa discussione con mio padre che, purtroppo, è del partito per cui EAP ed editoria tradizionale pari sono, tanto poi “deciderà il pubblico” – “Quale pubblico?” gli chiedevo io -, infatti è lui che invade casa con decine di libri “pubblicati” da suoi amici o amici-di-amici o bestie-da-presentazioni-localissime… e, niente, manca poco e volavano i piatti… Uff! °_° )

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  16. Luca says :

    Gentilissima Gaia, mi sono imbattuto in questo articolo in questi giorni, e anche se è un po’ datato, mi sento di dover fare qualche precisazione, dal momento che credo di essere io il “Luca” incriminato. Infatti mi rendo conto di aver sbagliato a scrivere quel post, perché leggendolo sembra che io sia favorevole all’editoria a pagamento, invece è esattamente il contrario: Io sono totalmente contro l’editoria a pagamento. Ho scritto quelle risposte in quanto sono sempre stato un lettore dei libri della Robin, e scoprire che si tratta di un editore a pagamento (anche se su WD è segnalata come doppio binario) è stata un po’ una doccia fredda, ma devo comunque ammettere che i libri della Robin sono in genere ben curati e anche ben distribuiti. Così, anche se sono d’accordo sul fatto che il 98% degli editori a pagamento pubblicano di tutto senza fare nessuna selezione, devo comunque ammettere che esiste un 2% che comunque lavora molto bene sul catalogo. Oltre alla Robin, potrei citare anche Lupo editore e Armando, tutto avrei detto, meno che fossero editori a pagamento (non sapendolo). Quindi i miei commenti miravano a “recuperare” la qualità dei libri della Robin che a mio avviso è in gran parte innegabile, e credo non si possa porre sullo stesso piano di Albatros e company, pur contestando la politica dell’editore di chiedere contributi, forse il mio errore è stato quello di non specificarlo nel post. Io stesso ho pubblicato due libri con due editori assolutamente free, che non cito perché non voglio usare questo spazio per farmi pubblicità. Grazie. Luca

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    • Gaia Conventi says :

      Gentile Luca, la ringrazio per questa precisazione. Esistono certamente editori a pagamento che curano le proprie uscite, ma visto che curano parecchio anche le proprie entrate… 😉 Sì, insomma, li direi stampatori coscienziosi.

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