Sfott the spot: i testimonial che azzerano i miei acquisti.

Sfott the spot è la rubrica di Giramenti dedicata a quelle brutture che ci aggrediscono sullo schermo mentre tentiamo di seguire un programma vagamente intelligente, sempre sia possibile scovarne uno. Le pubblicità italiane sono zeppe di testimonial, c’è l’esperto che ti consiglia il prodotto, il consumatore che “se va bene a me, va bene pure a te” e il personaggio famoso.

Nove volte su dieci il testimonial extra lusso mi sta sui coglioni. L’esperto pare un matto, il consumatore recita come Tomba in Alex l’Ariete e il testimonial famoso è irrimediabilmente odioso, almeno quanto una pleurite. Curata male.

Uliveto con Del Piero, la Chiabotto e l’uccellino rompiballe. L’unico uccellino che prenderei a schioppettate col mitra, l’unico.
Non seguo il calcio, non guardo Miss Italia e non sono appassionata di birdwatching: non comprerei l’acqua in questione nemmeno se la Chiabotto entrasse in Nazionale e del Piero sfilasse in tacco 12 a Montecatini Terme.

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La Danone e Ciro Ferrara.
Ciro Ferrara che canta il jingle della Danone è una mazza chiodata sui malleoli, il ciclo a Ferragosto e il telefono che suona mentre stai facendo la doccia. Insomma, Ciro Ferrara stimola il mio stomaco a preferire i sassi al Danone, fategli fare da testimonial alle cave di Carrara e vedrete se non è il suo posto!

La Pellegrinigià vista su Giramenti, ma non mi dire! – potrebbe fare la testimonial di qualunque cosa: tacendo.
Se la Pellegrini fosse testimonial della Marlboro, calerebbe il numero di fumatori. Se fosse testimonial dell’Hatù, avremmo risolto il problema della scarsa natalità in Italia. Se la Pellegrini appoggiasse un movimento pro-evasione fiscale, la gente pagherebbe le tasse: per farle dispetto.
Quando l’Enel mi chiama per propormi un contratto a prezzi vantaggiosi, rispondo che, finché la Pellegrini compare nei loro spot, io sto a luce spenta. E i Pavesini? Preferisco le molliche di pane, anche se devo prenderle al volo. Tutto ma non la Pellegrini, indipendentemente da quante medaglie vince e da quanta gente tromba.

E Valentina Vezzali per Kinder? Carina, stucchevole, falsa. Se le merendine in questione assomigliano alla sua interpretazione, le quantità di coloranti e conservanti andrebbero indicate in neretto. Brava la Vezzali, brava come sportiva, ma quando mi racconta che suo figlio lo porta nella natura, temo sempre che poi intenda lasciarlo là. Così ci leviamo dalle balle il problema!

Belen e De Sica, alla Tim, credo abbiano fatto più danni del napalm in Vietnam.
Lei è arrivata al successo per meriti di farfallina, lui è arrivato al successo con quel cesso di film natalizi. Belen è bella e bona, e dice sempre sì, pagando. Se la paghi bene, la siurina Belen balla come l’orso ballerino, se la paghi meglio quell’orso se lo sopporta pure in uno spot.


(Diamole una bella palpata, dai!).

Poi sono arrivati Marcorè – buono uno spot su quattro, ma al terzo passaggio gli spareresti in bocca –, Proietti – che mi sta sul culo quanto l’uccellino di Del Piero – e la Bianca Balti (per noi Bianca e Bernie, qui). Niente, non c’è scampo, alla Tim il livello è “tette, culi e barzellette sui carabinieri”.

C’è poi la Colombari in abito da sposa, testimonial per AZ White. La faccia della fame.
Se per avere una dentatura che splende devo morire d’inedia, il cambio non mi sembra vantaggioso.

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E ancora in tema di fame, Anna Valle nello spot di Oil of Olaz.
La poveretta ha un viso talmente lungo, uno sguardo così triste e un tono di voce tanto smorto, che sospetto vorrebbe spalmare la crema in un panino. Anche qui, a mio parere, lo stomaco vuoto ha fatto dei danni. Anna, magna tranquilla, teniamoci i sette segni del tempo e la pancia piena!

C’è poi la Ferilli – che io manderei, due volte al giorno, a un corso di dizione – che poggia il culo su Poltrone e sofà e subito mi fa rivalutare le sedie impagliate, i sellini delle bici da corsa e la sedia elettrica.
La Ferilli è il genio delle finanze che è riuscita a dire – senza provare un minimo di vergogna – che «se tu devi fare un bottino di quattrini tramite le tasse, e lo devi fare perché altrimenti ‘sto Paese va a zero, non lo puoi fare sul dieci per cento della popolazione, che sono i cosiddetti ricchi. Quelli già li spremi. È inevitabile che devi andare sulle fasce più basse, perché sono quelle che contano più lavoratori». Lo diceva ad aprile 2012, in questa intervista.

Quindi io evito di cambiare il divano, così coi miei soldini non pagano il disturbo alla Ferilli. Chiaro il concetto, no?

Ovviamente anche per il caffè ho qualcosa da ridire, niente Lavazza. Dopo aver visto un triste calo d’umorismo negli spot di Bonolis e Laurenti – non avevano più un accidente da dire, nemmeno a scrivergli prima la parte –, la botta di grazia è arrivata con Enrico Brignano.
Sia chiaro, se Brignano mi consigliasse un farmaco salvavita, io preferirei tentare la fortuna. Ignorandolo.

Il pallino dell’anti-testimonial in casa mia non è faccenda nuova, mia madre smise di comprare i prodotti Saclà nel Giurassico: tutta colpa di Sandra Milo.

E voi? Chi sono i testimonial che vi tengono lontani dagli scaffali del supermarket?

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Informazioni su Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

11 risposte a “Sfott the spot: i testimonial che azzerano i miei acquisti.”

  1. Alessandro Madeddu dice :

    Questa è una domanda alla quale non so proprio rispondere. Ho smesso vedere la tv circa quattro anni fa, quando ho iniziato il dottorato: vivevo in una casa dove non c’era, né io né gli altri inquilini ne sentivamo la necessità. Da allora si può dire che non l’ho più accesa.
    Certo, faccio la figura dell’alieno caduto dalle Pleiadi quando la gente ride parlando di qualche pubblicità (capita spesso, è una cosa desolante). In ogni caso, quando mi chiedono spiegazioni, dico che non possiedo la tv perché sono un intellettuale snob. E il bello è che è vero! 😀

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  2. Mihaela dice :

    La Marcuzzi con il suo bifidus, Tognazzi nello spot dell’aceto balsamico, la Canalis e i suoi splendentissimi capelli, la Clerici e quella sottospecie di sorbetto…. Ma più di ogni altro, mi dà sui nervi Howe e la vicina rompiballe.

    L’unica pubblicità carina che hanno fatto ultimamente è quella di Monini (http://www.youtube.com/watch?v=mp7arOFDyMo), escludendo la voce softporno.

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  3. Mihaela dice :

    Figurati, è sempre un piacere. 😀

    Poi, a proposito della plin plin. Il nostro comune, ormai da due anni, ha installato un erogatore di acqua sia naturale che frizzante, a 5 centesimi per 1.5 litri. Si risparmiano parecchi soldini e si socializza quando si sta in fila. : )

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  4. Tale's Teller dice :

    Il piccolo grande piacere di NON avere la televisione

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    • Gaia Conventi dice :

      Trovo che la pubblicità sia spesso la parte più interessante del palinsesto televisivo.
      Provo un piacere sadico nello studio di uno spot, soprattutto se è uno spot creato per il mercato nazionale: paese che vai, spot che trovi. La pubblicità dice molto di noi, soprattutto il peggio. E il peggio su Giramenti si sente a casa! 😀

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      • Tale's Teller dice :

        Il tuo punto di vista mi è chiaro ed effettivamente mi sembra anche poggiato su basi abbastanza logiche. Io però sono molto più eremitico e preferisco avere a che fare il meno possibile con i mali del mondo. Soprattutto con quelli di un mondo che mio malgrado mi è tanto vicino.

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  5. carlotta dice :

    In ordine di odiosità:
    Licia Colò, la bambina e il panda ciuffo: oltretutto la bambina attualmente deve essere già sposata e divorziata, visto che lo spot circola da anni: così come il piccolo Pietro di Valentina Vezzali ormai deve essere all’Università:
    Tognazzi con la sua giapponese:
    la Marcuzzi e la Cucciari col bifydus:
    i formaggini svolazzanti sul paesaggio.
    Ammiro incondizionatamente
    la pubblicità con il cartone animato del gattino bianco e nero Felix
    Un’ultima cosa. Olio Cuore. Avete notato che l’enorme pesce attuale, condito dai convitati, è lo stesso che la moglie del padre di famiglia pescatore propinava al suo indomito saltatore di staccionate? Non sarà un po’ stantio?

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