“Splendido visto da qui” di Walter Fontana.

Dio del cielo ti ringrazio, finalmente un libro italiano che ha qualcosa da dire! Una trama originale e poche pippe nella stesura: Fontana non vuole farmi sapere che sa maneggiare la penna e non si perde in barocchi arabeschi da “guarda quanto so’ bravo”. Fontana mi racconta una faccenda fuori dal comune, distopica ma italiana, italiana ma non piagnona. Un attimo, vado e torno, devo accendere un cero in duomo…
Durante il tragitto mi sono detta che uno degli ultimi libri italiani a essermi sembrati così fuori dagli schemi – schemi italiani, occorre ribadirlo – forse è stato Il piantagrane di Marco Presta.

Detto questo, fatemi spiegare perché Splendido visto da qui è un comodo ma elegante mocassino multicolor in una vetrina strapiena di calzature da travesta, ciabatte da sanitaria spacciate per miracolose e ballerine dai calli garantiti.

«Un mondo perfetto, come la ruota di un criceto. Se non sei un criceto, è un problema tuo». Così recita la quarta e tu vieni catapultato nel frullatore del si stava meglio quando si stava peggio, ai miei tempi sì che sapevamo divertirci! e non ci sono più le mezze stagioni. O, se ci sono, anni fa erano migliori. Tutto era meglio, non è forse quello che pensiamo in tanti e che recitiamo in coro quando ci ritroviamo tra coetanei? Lo facciamo noi, lo fanno le generazioni precedenti, lo faranno pure le prossime. Un mantra un tantino abusato.

Dunque, se è vero che il vintage è il vecchio che torna a farsi nuovo e a farsi figo, eccovi un mondo dove il vintage puzza sempre di nuovo e il decennio in cui avete scelto di vivere è il rassicurante acquario dove ogni pesce sa come nuotare senza intoppi. E lo rifà, lo rifà e lo rifà. Allo stesso modo finché non schiatta.
Un mondo diviso in decenni, dai mitici Sessanta ai Duemila, e quando arriva il nove, il pesce volta la coda e ricomincia a nuotare ripartendo da zero. A quel punto tocca riassortire mobilio e tecnologia, via il nuovo, torna il vecchio, così a ogni cambio di stagione e stagionatura. Un decennio che non finisce mai, e tu sai che tutto torna, lo aspetti come il Natale.
Poi ci sono quelli che fanno gli alternativi e spacciano vintage e innovazioni, facendo cambiare decennio e Zona alla mercanzia; furbetti del quartierino che non accettano le regole e mettono in merda i poveretti che nei Sessanta vogliono sbafarsi un gelato Magnum. Ecco perché la spazzatura è importante, va controllata per accertarsi che sia adatta al periodo. Altrimenti scattano i controlli e sono parecchio tosti.

In un mondo fatto così, il nostro Leo fa lo spazzino. E tutto sommato non ci si trova nemmeno malaccio, fino al maledetto giorno in cui incontra una saltafossi, una tizia che scappa al decennio in cui sarebbe destinata a campare. Ovviamente Leo ricorda un po’ Guy Montag di Fahrenheit 451 e i dirigenti di Splendido visto da qui devono aver votato per il partito unico di 1984, ma l’atmosfera non è quella di Ubik – terrificante, idem la nostra recensione – e l’italianità dei decenni sta tutta nel modo di fare degli abitanti – anche chi lavora per il governo non disdegnerebbe di trovare sotto l’albero un regaluccio che arriva dal mercato nero –, nelle marche citate – sono tante, questo mi fa pensare che il nostro Comiz non dormirebbe tranquillo – e nei buoni sentimenti che, volenti o nolenti, fanno un po’ Festival di Sanremo. Sì perché c’è anche la morale, e immagino non potesse essere altrimenti. Il lettore se l’aspetta, io magari no, ma io non faccio media.

Ho visto muovere qualche appunto al tono del romanzo e alla sua facilità d’assunzione, una scrittura poco elaborata e senza lirismi. I cattivi la direbbero “facilitata”. In questo caso la parte del cattivo soggetto non spetta a me – alleluia! – perché trovo sia proprio la stesura tranquilla e priva di picchi poetici – in Italia vanno alla grande, l’autore deve farti sapere che non si è fatto le ossa alle serali – a rendere la trama al meglio. A fartela apparire credibile, nel suo essere distopica e risibile.

Un romanzo che ho apprezzato e che consiglio, con tanto di bollino blu di Giramenti.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

16 responses to ““Splendido visto da qui” di Walter Fontana.”

  1. sarapintonello says :

    Mi hai incuriosita, lo segno nella letterina di Babbo Natale 🙂

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  2. ilcomizietto says :

    Fantascienza distopica, quindi. Interessante. Ci faccio un pensierino.

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  3. minty77 says :

    Me lo ero appuntato tempo fa sfogliando una rivista (?) di una nota catena di librerie, perché la trama mi intrigava, ma mi riservavo di avere qualche riscontro prima di metterlo definitivamente in wishlist.
    Direi che il bollino blu di Giramenti è un riscontro importante 😀

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    • Gaia Conventi says :

      Del bollino di Giramenti sappiamo soltanto noi, e sappiamo che ottenerlo non è facile.
      Dunque mi sento di consigliarti questo libro. Ci metto il bollino e ci metto pure la faccia. 😀

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  4. mosco says :

    cioè non scrive “eudaimonia”? né “la mia cuticola non è più fatta di materia vivente”? (Scurati); e nemmeno ““Ma in questa partitura, amore mio, c’è qualcosa di stecchito” (Stecchito? :O mazzantini)
    Davvero davvero? Un italiano che scrive semplice e piano?
    LO VOGLIO!

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  5. giulyvolusia says :

    Visto che pure io ho apprezzato di molto il Presta, visto il bollino blu e visto che a quanto sembra si legge che è na favola…mi sa che me lo ordino insieme a “Novelle col morto” e a un nuovo “Giallo di zucca” dato che il precedente (in e-book) è andato perso nei meandri informatici del pc! Quindi preparati lo spritz e la penna! 😉

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