“Echi perduti” di Joe R. Lansdale.

Un po’ me l’aspettavo, devo essere sincera: quando il nome dell’autore è scritto in grande e il titolo del libro parecchio più in piccolo, tu sai che la cantonata è quasi certa.

Il libro piombato sul mio comodino è uscito con Fanucci nell’aprile 2010, prima edizione nella collana Ventesima, con traduzione di Seba Pezzani. Due parole sulla collana: «Venti anni fa – spiega Sergio Fanucci – moriva mio padre Renato, fondatore della casa editrice che oggi dirigo. Sarebbe stato orgoglioso di vedere quanti romanzi da me pubblicati hanno riempito le librerie degli italiani. Con l’amore di sempre – e oggi da padre riesco a capirlo ancora di più – dedico a lui questa nuova collana». Ora, non so voi e non voglio fare alcun torto a Sergio Fanucci, ma per come la vedo io certe cose andrebbero lasciate in famiglia: a me non piace mettere il naso negli affari – e negli affetti – altrui, avrei preferito che Fanucci non mi costringesse a farlo. Detto questo, e vi prego di credere che la mia sola intenzione è levare linfa lacrimante ai Media – che non meritano d’essere nutriti a lacrime e sangue, sennò poi Barbara D’Urso è convinta d’avere ragione –, andiamo a dire cosa mi spinge a sostenere che anche stavolta occorrerebbe una sezione “Libri forse”.

È così bruttino ‘sto libro? No, assolutamente, ma certo non arriva al migliore dei Lansdale. C’è un qualcosina di kinghiano in quanto racconta, un antefatto coi protagonisti infanti, un personaggio che sembra tanto – e parla tanto – come Hap di Hap & Leonard ma stranamente manca il meteodemmerda. O se da qualche parte piove e nevica, il mio sbadiglio deve aver coperto le fatiche dei rumoristi.

La trama, a voler essere sinceri, non sarebbe malaccio: il giovane Harry, guarito dagli orecchioni, si rende conto d’aver mollato un male per acquisirne uno peggiore. Adesso Harry sente i morti, o meglio, in luoghi dove è avvenuto qualcosa di brutto lui sente i rumori di quel fatto. Diventa quindi un testimone “auricolare”, e da lì partono le visioni. Lo capite anche voi che questo comporta notevoli scocciature e il bisogno di creare mappe per poter transitare solo in zone sicure, evitando case in cui gli inquilini – attuali o precedenti – si siano scambiati offese e botte, auto di seconda mano precedentemente incidentate… Insomma, il nostro Harry campa da schifo e rimedia pigliando sbronze, ché l’alcool tiene a bada quell’orecchio strambo.

L’esistenza demmerda viene ulteriormente sconvolta – ma in meglio – dall’incontro con Tad, alcolista per necessità – pure lui deve scordare ‘na brutta faccenda – che campa grazie all’eredità della moglie – la brutta faccenda è lei, con prole al seguito. Tad fa il guru, il maestro di vita, e via pipponi d’arti marziali applicate allo zen o a qualunque altra cosa sia, nel frattempo io sbadigliavo. Da questo ne ho ricavato un grande insegnamento: occorre essere in armonia con l’universo. Ma ho pure capito che i soldi non fanno la felicità – e Tad campa di rendita –, non ci sono più le mezze stagioni – qualche volta Lansdale scrive libri privi d’avverse condizioni meteo – e spesso i personaggi che vogliono fare i fighi sembrano sosia del vecchio Hap. Ah, già, essendoci l’influsso di Hap & Leonard ci sono pure tutte le occasioni per trombare in allegria.

Due parole sui cattivi, sperando di non spoilerare troppo: detesto i cattivi che fanno i cattivi perché si divertono a fare i cattivi. Fare il cattivo presuppone un buon motivo nel volerci spendere tempo ed energie, o che almeno dispensare cattiveria serva a ricavarne un certo guadagno. Se tutto si conclude nell’essere serial killer perché è divertente, mi cala la palpebra e mi si ammoscia l’interesse. E queste cose a Lansdale si possono dire, ché secondo me pure lui ha capito che ‘sto libro non gli è riuscito bene quanto gli altri. E poi l’ho stroncato in diverse occasioni, ormai ci avrà fatto il callo.

Perché, allora, infilare questo titolo tra i “Libri sì”? Be’, è ovvio, in giro ci sono libri ben peggiori e un Lansdale mediocre risulta comunque superiore alla media editoriale, quella che spaccia libercoli evitabili per capolavori. Non sarà il romanzo che gli è riuscito meglio, ma proprio non me la sento di ficcarlo nel prossimo Paccozzo Commentozzo. Dunque, se amate Lansdale e avete già letto tutto, leggete pure questo e facciamola finita. Se, invece, non avete mai letto niente di suo e intendete cominciare da questo… ecco, no, non fatelo. Non partite proprio da Echi perduti, lo dico per il bene di Lansdale.

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About Gaia Conventi

Scrivo, ma posso smettere quando voglio.

19 responses to ““Echi perduti” di Joe R. Lansdale.”

  1. impossiball says :

    Più che i libri fprse ti servirebbero i libri boh!

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  2. Daniele says :

    Libri meh? Come la vedi, come categoria? Oppure 3mst (tre metri sopra il tramista)…

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  3. 17lastella says :

    io adoro quando i cattivi hanno una storia vera e propria dietro alle spalle, quando capisci che “è diventato così perchè”. E’ una delizia per il palato.

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  4. newwhitebear says :

    Diamine a forza di sbadigliare rischiavi di slogarti la mascella! Per fortuna è arrivata la fine e haoi smesso.
    Landsale? Chi era costui? Non mi ha mai attratto e dopo questa recensione, mi attira ancora meno.
    Un romanzo da terra di mezzo?

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  5. wwayne says :

    Dei romanzi con Hap & Leonard ho letto “Rumble tumble” e “Sotto un cielo cremisi.” Mi sono piaciuti moltissimo entrambi, soprattutto il primo.
    Di King invece ho letto molto di più, e un suo romanzo l’ho anche recensito: http://wwayne.wordpress.com/2014/04/18/misteri-e-segreti/. Che ne pensi?

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